18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!


23 febbraio 2006

Intervista ai Vernice

Luca Guadagnini, Marco Abbatini, Enzo Alberigi e Pino Bastianelli: questa è la nuova formazione dei Vernice, gruppo italiano che esplose nell’estate del 1993 con il tormentone “Su e giù”, per poi mietere ulteriori successi negli anni successivi, come “Solo un brivido” e “Sud”.
Formatisi nel 1988, hanno iniziato a suonare per le piazze e le sagre dei Castelli Romani. Poi, nel 1992, alla finale RAI di Castrocaro, Claudio Cecchetto li scopre e li lancia; esce, così, nel 1993 il loro primo album dal titolo “Vernice”, seguito due anni dopo da “Quando tramonta il sole” e dalla loro partecipazione al Festivalbar.
Tuttavia, con l’uscita dal gruppo di Stefano D’Orazio, sembrava che i Vernice fossero “scomparsi” dal panorama musicale italiano, sebbene a torto.
Infatti, li incontro in uno studio di registrazione romano e mi spiegano che in realtà i Vernice, in questi anni, hanno continuato a lavorare, non solo sulla scrittura dei pezzi, ma anche con tournèe per le città italiane, al fine di riproporre il sound Vernice.
Una delle maggiori difficoltà, è inutile negarlo, è consistita nel riproporre il medesimo sound senza la medesima immagine; identificare i Vernice con il “cantante con il cappello bianco” era un tutt’uno, infatti. Ma i Vernice non hanno desistito, e, continuando a lavorare, hanno cercato un nuovo cantante.

L’incontro con Luca com’è avvenuto?
Mi risponde Enzo, il bassista del gruppo: «Abbiamo fatto dei provini a quattro, cinque cantanti, tra cui anche un ragazzo di Modena, Gianni Leone -davvero bravo, al punto che ha scritto anche un pezzo, “Piove”, che sarà presente sul nuovo album-, ed eravamo indecisi alla fine tra lui e Luca. Poi abbiamo preso Gianni per circa un mese. Tuttavia, la cosa non è andata bene, per cui abbiamo richiamato Luca, che poi si è rivelato molto più adatto alle nostre esigenze. Riconosco di aver sbagliato io, dato che preferivo l’altro; forse, proprio per questo, poi, io e Luca siamo diventati molto amici. In realtà siamo tutti diventati prima amici e poi gruppo musicale.

Luca, l’esser entrato a far parte di una formazione già nota e con un sound ben preciso, ti ha pesato a livello della tua espressività musicale? O ti è capitato di esser considerato inizialmente, da parte del pubblico, “l’intruso” nel gruppo?
Sorride Luca, con la chitarra in mano mentre strimpella alcune note. Poi ammette che, in effetti, con il pubblico inizialmente ha avuto delle difficoltà, «perché se ti presenti sul palco e hai davanti chi si aspetta che tu faccia quello che magari riusciva a fare Stefano, ti rendo conto che non è facile. Poi, la gente la prima domanda che si fa è “E adesso questo chi è? ”; la cosa, tuttavia, a me non spaventa. Se sto qui con loro è perché credo nel progetto innanzitutto e nell’emozione che comunque hanno dato finora. Senza contare che, in ogni caso, far parte dei Vernice è bello, perché io prima ero un solista e lo stare in un gruppo che ha già alle spalle un po’ della sua storia, è sicuramente stimolante, specie perché, pur avendo un proprio passato, è un gruppo aperto a nuove sperimentazioni. Fermo restando, però, che in ogni caso, ti devi abituare!»

Prende la parola nuovamente Enzo, contento di sottolineare come la riproposizione al grande pubblico dei Vernice sia coincisa con l’introduzione anche di nuovi generi musicali all’interno del loro sound; con un nuovo produttore e Luca, infatti, i Vernice hanno acquisito ulteriori variazioni musicali, di sicuro beneficio alla totalità della loro musica.

A questo punto, la curiosità mi spinge a chiedere proprio agli altri membri del gruppo quanto l’entrata di Luca abbia portato novità nel loro sound.
È di nuovo Enzo che prontamente mi risponde: «Sicuramente un minimo di svolta c’è stata, perché le cose che scriveva Stefano sono molto belle ancora adesso e ogni volta che le riproponiamo abbiamo molto seguito. Stefano ha scritto i pezzi insieme ai Vernice e i Vernice erano un sound, fatto da un gruppo nella sua totalità.
Il cantante nuovo è bravo quanto Stefano, ma, ovviamente, ha delle sfumature musicali diverse. Pur essendo sicuramente bravo sul palco quanto il precedente cantante, Luca, allo stesso tempo, è musicalmente più ricco, nel senso che è più aperto a diversi tipi di musicalità. E infatti nel nuovo album si noterà sicuramente che abbiamo svoltato su certe cose che prima magari non erano da noi contemplate, fermo restando, però, il sound che ci caratterizza».

Il nome Vernice, del resto, come loro mi spiegano, è nato un po’ per caso, ma fondamentalmente ha rispecchiato perfettamente la composizione del gruppo. «Effettivamente il nome Vernice era quello più adatto. Perchè venivamo tutti da un genere musicale diverso, chi jazz, chi funky, chi rock, quindi andavamo a comporre una vernice di quadri di diversi autori».

Il nuovo album, che si intitolerà “Troppo duri per morire”, conterrà quindi nuove canzoni e nuovi generi musicali?
Si, ci saranno tutte canzoni nuove. Forse, tra le canzoni che rappresentano meglio l’introduzione di nuovi generi musicali, colpirà Il Mondo, la bellissima canzone di Gimmy Fontana, che abbiamo riproposto con un arrangiamento di Gazebo. Ne è uscito fuori un pezzo veramente bello.

Da dov’è nata l’idea di rifare una canzone come Il Mondo, pilastro della vecchia canzone italiana?
L’idea è nata da Marco [Abbatini, il batterista del gruppo], per gusti personali. Volendo fare, infatti, un paio di cover per vedere come avrebbe reagito il pubblico, Marco ci ha proposto questo pezzo di Gimmy Fontana; l’idea poi si è rivelata perfetta! Abbiamo preso Gazebo, che era interessato a questa produzione, e ti dobbiamo dire che non è stato difficile riarrangiare il pezzo. Il Mondo è, infatti, bella di per sé; bisognava, quindi, non snaturarla, o per lo meno snaturarla senza però cambiarla del tutto. E’ venuta fuori una cosa carina, perché è nato qualcosa che non l’ha trasformata. Lo stesso Fontana ne è rimasto entusiasta.

Il titolo del nuovo album -Troppo duri per morire- sembra un po’ racchiudere un messaggio per tutti i vostri fans, non è così?
Decisamente si. Se si dice che i Vernice sono “spariti”, infatti, si sbaglia. Perché noi abbiamo sempre lavorato. Abbiamo avuto uno stand-by, ma non perché non avevamo idee da tirare fuori, ma perché mancavano i fondi per produrle. A ciò, poi, si è aggiunto il distacco da Stefano. Ora, con l’arrivo di Luca e di un nuovo manager che crede fermamente in noi, Franco Schembri, vogliamo dimostrare proprio che siamo troppo duri per morire.

Oltre a lavorare al loro nuovo album, i Vernice stanno anche organizzando la loro tournèe estiva, che li porterà in giro per tutta Italia; in questi giorni, poi, inizieranno le riprese del video del prossimo singolo, Luca maledetto, basato su una storia vera.
In che modo volete presentare al pubblico il nuovo cantante e il nuovo album, che, a quanto pare, contiene diversi generi musicali e, quindi, potrebbe far si che il pubblico appartenga a fasce diverse?
Innanzitutto faremo i live all’aperto. Poi stiamo preparando gli unplugged per performance più intime, da poter attuare in piccoli locali, teatri o borghi di cittadine. Tre o quattro chitarre acustiche per i live, per una comunicazione diretta con il pubblico e approfittando anche del fatto che gli unplugged stanno tornando molto di moda! Una fortuna davvero, questo ritorno di moda, anche perché per chi fa musica suonata, farlo in unplugged è il modo migliore e più efficace per esprimersi. Nostra intenzione, poi, è rilanciare i Vernice come gruppo nella sua totalità, non più incentrando solo ed esclusivamente la nostra immagine sul cantante, sebbene sia logico che in un gruppo sia proprio quest’ultimo ad essere naturalmente preposto a rappresentare tutti. Senza contare che, in ogni caso, abbiamo tanta voglia di fare bene!

Sicuramente, “La Mente”, “La Tecnica” e “L’Intuito” -come li ha definiti lo stesso Luca, cioè “La Voce”, per sottolineare i rispettivi ruoli e le capacità di ogni membro dei Vernice- sono intenzionatissimi a trasformare la voglia di fare bene che non li ha mai abbandonati in qualcosa di duraturo ed efficace…a questo punto…in bocca al lupo!


-Pezzo uscito a febbraio 2006 su www.lineamusica.it-