18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!


24 novembre 2006

Concerto di Ligabue,Granteatro, Roma

Sono le 21.10.
Le luci del Granteatro si spengono, il sipario si apre su quel palco rimpicciolito per rendere maggiore l'intimità della band; una sola luce, bluastra, illumina Luciano.
L'instancabile narratore di sogni e speranze, dolori ed urla taciute. In solitudine -o quasi- affronta la prima parte di un concerto davvero emozionante.
Si presenta seduto su uno sgabello -con una camicia blu e la sua chitarra- ai 3000 che hanno riempito il teatro; inizia ammonendo i suoi solitamente scatenati fans: «Ragazzi, non fate casino qui, per favore. Siamo in un teatro e purtroppo non ci si può agitare troppo..».
Inizia, quindi, il suo concerto; anche se forzatamente ingessati, chi più chi meno intoniamo con lui le parole del Ligabue degli esordi, quello che urlando contro il cielo gridava che a volte serve un motivo per affrontare quelle strade troppo strette e diritte per chi vuole cambiare rotta oppure sdraiarsi solamente un pò.
Le luci illuminano la platea; per la prima volta è innanzitutto lui che vede noi e noi che siamo semplicemente e totalmente immersi nelle note della sua chitarra e del violino di Mauro Pagani. E Luciano non manca di sottolineare quanto questa dimensione più intima e queste luci gli piacciano; riesce finalmente a vedere i volti di chi, mani tese verso di lui e voce roca a fine concerto, lo supporta da anni. Sembra emozionato.
Le mani battono, i piedi fremono e i ricordi portano ognuno dove la sua voce ha cristallizzato delle tracce.
Sembra quasi di vederlo, Walter, che con il suo “abracadabra” riesce per l'ennesima volta nel suo trucco vecchio come il coniglio nel cilindro; il portavoce di noi con la giacca sbagliata, fuori moda e fuori posto, che magari buttiamo tante cose -anche se il famoso viaggio lo facciamo insieme a qualcuno-, nella speranza che,alla fine di tutto, faccia davvero meno freddo.
Una prima parte sommessa, quasi sottovoce, profondamente malinconica, o forse io l'ho vissuta così.
Forse perché le parole di Luciano hanno spesso accompagnato il mio vissuto; forse perché ieri avevo bisogno di urlare la mia rabbia. Forse perché, anche se non vorrei, non riesco a vivere la mia vita a pieno. E' stata la necessità di urlare insieme ad altri la voglia di essere ascoltati, il bisogno di avere qualcuno da sentir passare nella schiena o che si infila silenziosamente in un pensiero.
Tra una canzone e l'altra ogni tanto gli “scappa” qualcuna delle sue poesie; parole “vomitate” su un foglio, senza linee d'interpunzione, solo con gli interrogativi.
Gli stessi presenti quando ci si chiede se è ancora sesso o già amore, gli stessi di quando ci si presenta ad un appuntamento che non verrà rispettato, di quando ci si chiede se si è come quella stella che vuole a tutti i costi scappare da chi la vuole tenere nel proprio buio.
Una pausa di dieci minuti mi permette di far sedimentare le note di ciò che conoscevo, ma che grazie ad un nuovo arrangiamento ha permesso di far risaltare maggiormente le idee e le capacità di questa voce graffiante ma tenera, profonda ma non per questo ammonitrice.
Riprende lo spettacolo; la seconda parte è più movimentata, come se Ligabue ci stesse stretto in quella veste di narratore mesto di pensieri agitati. Ed ecco che la band si allarga; sul palco anche Mel Previte, Rigo Righetti, Robby Pellati e Josè Fiorilli.
La sua anima profondamente rock viene fuori; e a quel punto, noi “maleducati” quasi vogliamo buttarle giù quelle poltrone di un teatro che va troppo stretto per chi ha le gambe che fremono e le braccia verso il cielo, a dispetto di chi ti sta seduto dietro e vorrebbe assistere ad un'opera di Shakespeare.
Si viene e si va, Eri bellissima, Vivo o Morto o X, Questa è la mia vita; manca solo Anime in plexiglass...Ma a quel punto Ligabue avrebbe rischiato davvero di far smontare la struttura del Granteatro!
Due ore e dieci di un concerto che, se fosse stato per me e credo anche per molti altri, sarebbe dovuto durare almeno altre 3 ore; perché né io né gli altri, né tanto meno questo perfetto mix di lambrusco, coltelli, rose e pop corn avevamo voglia di andare via. Volevamo ancora agitarci, sentire tutte le possibili variabili melodiche di brani nati anni fa ma non per questo passati, cantare in compagnia a squarciagola per sentirsi così un po' meno soli.
Ringrazia il suo pubblico Luciano, felice che tutti insieme si è riusciti a trasformare in qualcosa di magico ed emozionante ciò che in questi anni ha fatto da diario alle storie di tanti che, come me, si sentono buttati in mezzo alla nebbia, ma non per questo si rassegnano a viverci.


-Pezzo uscito il 24/11/06 su www.lineamusica.it-

09 novembre 2006

Intervista a Pago


Non hai partecipato a San Remo quest'anno. Come mai, invece, la scelta di Music Farm?
A San Remo, a dire la verità, ho provato a partecipare, tra i giovani. Sono arrivato quasi fino all’ultimo, ma poi hanno deciso di non prendermi. Poco dopo l’esclusione dall’edizione di quest’anno del Festival, invece, mi hanno proposto di partecipare a Music Farm ed ho subito accettato..era, e alla fine si è dimostrata così, davvero un’ottima occasione..
Questa esperienza, al di là dei sicuri benefici professionali, pensi ti abbia apportato qualcosa anche a livello umano?
Sicuramente. Convivendo per due mesi con dieci persone diverse, umanamente prendi qualcosa. Instauri rapporti che fuori non avresti potuto avere, sia per la tipologia di vita che fa ognuno di noi, sia per i diversi luoghi in cui viviamo, sia magari perché non avresti mai pensato sarebbe potuto accadere. E nello specifico, mi riferisco soprattutto al rapporto che si è creato con Franco Califano.
Come va dopo la vittoria? Te l'aspettavi?
Sono assolutamente sballottato. Non me l’aspettavo. Ed ora milioni di interviste, incontri…insomma, tutto di corsa! Non ho nemmeno il tempo di incontrare gli amici! A fine giornata, completamente distrutto, pensa che torno a casa a riposare!
Dopo tutta la gavetta che hai fatto, non hai paura di essere ricordato come "il vincitore di Music Farm", un personaggio dello spettacolo, piuttosto che come musicista?
Veramente no, non ho nessuna paura. Come hai appena detto tu, ho fatto molta gavetta. Senza contare che quando ti etichettano è perchè ti vogliono etichettare. A livello di critiche, già prima della vittoria, ero stato molto fortunato; ora, mi auguro continuino solo a dirmi che il mio lavoro è buono se poi in effetti è così. Mi sento e credo di essere un musicista vero.
Nella farm hai sbandierato i tuoi sentimenti, ammettendo le tue debolezze. Cos'era? Strategia, voglia di un gesto eclatante per recuperare il terreno perso con tua moglie...o cosa? Non hai avuto problemi a mostrarti "umano" nonostante la tua dichiarata timidezza?
Sinceramente, nemmeno ci ho pensato. Le telecamere le dimenticavo, le notavo solo quando gli altri me le facevano notare. Per quanto riguarda le dichiarazioni, invece, le ho fatte perchè me le sentivo. Nonostante nella vita normale faccia molta fatica, ci sono riuscito. Ed infatti ne sono contento; essere stato nella Farm è stato un bene, anche sotto questo punto di vista. I rapporti umani lì dentro mi hanno fatto tirare fuori lati che anche nella vita reale faccio difficoltà a tirare fuori.
Tormentone di questa edizione di Music Farm...cosa c'era tra te e Laura Bono?
Era assolutamente un gioco fra noi, specialmente perché già ci conoscevamo prima. Ci siamo divertiti! Davvero nulla di più. Necessità di sciogliere la tensione e di superare momenti di timidezza.
Dimmi tre persone nella farm con cui ti sei trovato meglio e perchè.
Guarda, sono esattamente tre: Franco Califano, per affezione e simpatia. Safina per gli stessi motivi e poi Laura, che, appunto, già conoscevo.
Ad un certo punto della tua vita hai deciso di lasciare la Sardegna per andare a suonare altrove. Come hai scelto la tua prima destinazione?
Quando sono andato via da Cagliari, la prima città in cui io e la band con cui suonavo allora, i ….., siamo andati a Parigi. Ci affascinava, infatti, il mondo musicale europeo. Tant’è che con i …. cantavamo in inglese, una tipologia di musica che pensavamo fosse hip hop (sebbene cantato in un misto tra sardo, inglese ed italiano!)..ci siamo semplicemente diretti subito in quella che pensavamo fosse il centro del mondo.
Poi sono andato via da Parigi e ho continuato a girare, fermandomi, quindi, a Milano…è inutile negare che, in Italia, è il maggiore centro discografico.. e poi è così iniziato il giro di tutte le case discografiche, cui sottoponevo un sacco di pezzi, sperando che qualcuno mi notasse..
Nella tua formazione musicale, che tipo di influenze hai subito?
Sicuramente quelle del pop e del rock italiano e straniero. Nessuno in particolare però, sebbene sia nato ascoltando rock’n’roll, Elvis, Bruce Springsteen e gli U2.
In alcune interviste dello scorso autunno avevi detto che l'album era pronto e che ne prevedevi l'uscita entro la fine del 2005. Invece è uscito lo scorso 5 maggio. Come mai questo ritardo? Sono stati fatti dei cambiamenti da quella versione a questa?
In effetti c’è stata una precisa scelta “strategica”…era in ballo San Remo..e poi è arrivato Music Farm..Le canzoni sono state scritte già da diverso tempo, praticamente dall’uscita di “Parlo di te” a oggi. Alla fine ne era venuto fuori un album completo. Poi, aspettando le continue evoluzioni tra la fine dell’anno scorso e l’inizio di quest’anno, è subentrata anche la necessità di apportare dei cambiamenti, sia a causa delle diverse “mode musicali” che si sono susseguite, sia per mie esigenze. E, quindi, sono state cambiate alcune cose. Ma poi è finalmente uscito…è questo l’importante, no??
Ora che i primi passi sono stati fatti, quali altri ne hai in mente? E' prevista una promozione live della tua musica?
Sicuramente ci sarà un tour. Un secondo passo importante. Specie perché sono abituato ad esprimermi live.. ne sento quasi l’esigenza dato che è da un po’ che non suono in pubblico.. è il momento che aspetto di più. Ci stiamo organizzando con le date e prossimamente saranno pubblicate online tutte le informazioni, sia sul mio blog che sul sito internet. Il tour dovrebbe partire a giugno e svolgersi nelle piazze italiane.. ma per ora ancora non ti so dire di più!
-Pezzo uscito a maggio 2006 su www.lineamusica.it-