18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!


31 dicembre 2007

Otros Aires in concerto + Pablo Veron al III Meditangofestival

Per il gran finale di questa terza edizione del Meditangofestival, Alex Cantarelli e Mimma Mercurio -direttori artistici della manifestazione-, in collaborazione con l'Associazione Tango Independiente di Giuseppe Bianchi e Mauro Berardi, hanno organizzato un evento davvero speciale per il 4 gennaio, dove l'eccellenza del tango elettronico di ultima generazione si sposa con l'eccellenza del Tango internazionale.
La formazione degli Otros Aires, infatti, insieme a Pablo Veron saranno i protagonisti della serata che avrà luogo dalle 22.30 presso il Salaria Sport Village (Via Salaria km 14.500/Via S.Gaggio,5).
Gli Otros Aires, esponenti insieme ai Gotan Project dell’evoluzione della musica del Tango ai confini con l’elettronica, le contaminazioni e le video-installazioni, apriranno con il concerto del 4 gennaio il loro tour mondiale 2008, che trova in Roma il suo incipit prestigioso all’interno del Meditangofestival.
Pablo Veron -ritenuto il più grande ballerino di Tango al mondo- di ritorno da Londra dove per quattro mesi è stato in scena al London Coliseum con l’ultimo allestimento della Carmen di Bizet ad opera di Sally Potter, chiuderà invece per il secondo anno consecutivo il mese di eventi del Meditangofestival , regalando tre giorni di stages dall’indubbio valore artistico.
Il III Meditangofestival, giunge, con la serata del 4 gennaio, al termine, sottolineando con soddisfazione come tutte le attività promosse finora siano state accolte dal pubblico con grandissimo ed affettuoso seguito.
Se la prima serata di gala con Ezequiel Farfaro ed Eugenia Parrilla ha registrato la presenza di oltre 500 persone, infatti, le altre serate con esponenti prestigiosi del Tango internazionale -tra i quali, ad esempio, Esteban Moreno e Claudia Codega- hanno avuto la medesima accoglienza, mentre lo spettacolo BluBlancoRosso-Tres Colores di Alex Cantarelli, in scena al Teatro Politecnico, ha avuto quattro giorni di tutto esaurito.
La decisione, dunque, di ospitare la formazione degli Otros Aires insieme a Pablo Veron è scaturita dalla medesima voglia di offrire uno spettacolo di alta qualità, promuovendo la sperimentazione di linguaggi musicali e del corpo propria di questi artisti, nel rispetto e nella convinzione che bisogna conoscere a fondo la tradizione per poterla dissacrare o contaminare.
Se la musica degli Otros Aires, pertanto, poggia le basi “sull’antico”, gli arrangiamenti elettronici e le video-installazioni legate al ritmo della musica codificano il linguaggio di “ieri” in uno “moderno”, affascinante e comprensibile a tutti. La presenza di Pablo Veron, infine, è un elogio all’espressione del corpo, al di là delle differenziazioni di stile e di genere; il suo Tango è un’estensione invisibile dell’anima, la sua danza al di là del Tango una fusione tra la tradizione artistica della sua Argentina, il tip tap, la danza moderna e quella contemporanea, l’hip hop e le danze latinoamericane.

4 gennaio 2008: concerto Otros Aires + Pablo Veron
Ore 22.30 presso il Salaria Sport Village (Via Salaria, km. 14.500/Via S.Gaggio,5)
20 €


Per informazioni e comunicazioni:
Cristina Loizzo
Ufficio Stampa MDTC Meditango e III Meditangofestival
cristina.loizzo@gmail.com
+39.333.5081325
+39.348.4020302
http://cristinaloizzo.blogspot.com/
http://www.myspace.com/cristinaloizzo

24 dicembre 2007

BluBlancoRosso-Tres Colores

All’interno del III Meditangofestival, organizzato da Alex Cantarelli e Mimma Mercurio -e in corso dal 7 dicembre fino al 6 gennaio 2008 con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, dei Beni e delle Attività Culturali, della Regione Lazio e di Provincia e Comune di Roma-, dal 27 al 30 dicembre sarà in scena al Teatro Politecnico (Via Tiepolo, 13/A) l’ultima produzione di teatro-danza Meditango: BluBlancoRosso-Tres Colores per la regia, i testi, le luci e le coreografie di Alex Cantarelli.BluBlancoRosso è un progetto che si è sviluppato nel corso degli ultimi cinque anni, partendo dalle forme più arcaiche dell’accostamento al Tango, fino a giungere a non voler più parlare di Tango e con il Tango, ma piuttosto di noi stessi, attraverso, però, un altro linguaggio.
Ripensamento degli ultimi tre progetti di Tango e teatrotango della Compania Meditango, BluBlancoRosso vuole essere la sintesi di un pensiero che, partendo da quegli stessi tre colori che ispirarono Kieslowsky, si è sviluppato attraverso un viaggio in ideali che ancora parlano, qui riproposti come valori interiori ed umani.


Blu è un colore metafisico, legato all’acqua, alla pace, alla libertà; Blanco è il colore dell’uniformità che noi insceniamo per deridere; Rosso è il colore del sangue che tutti lega, un viaggio all’interno delle musiche popolari di tutto il mondo, nel segno della fraternità.

In scena con una quindicina di artisti, lo spettacolo resterà al Teatro Politecnico dal 27 al 29 dicembre alle ore 21.00, mentre il 30 dicembre lo spettacolo sarà alle ore 17.00.
Per la durata di circa due ore, prevede musiche dei generi più disparati: dai Prodigy a Scott Gibbons, da Adriana Varela ai White Stripes, da Keith Jarrett a Prince e ai Depeche Mode -rappresentanti della migliore produzione artistica musicale, indefinibile per la sperimentazione costante verso direzioni sconosciute-, senza tralasciare tuttavia i rappresentanti del Tango tradizionale, come Francisco Canaro e Carlos Di Sarli.


BluBlancoRosso – Tres Colores
Con
Alex Cantarelli, Mimma Mercurio, Michele Usoni, Mara Maranzana, Romina Romano, Armando Tatafiore, Roberto Corsaro, Federica Mercuri, Federica Mazzeo, Salvo Gibilisco, Arianna Farabollini, Stefano Testa, Lara Puz, Silvia Correggia, Gigi Barulli, Lucia Piloni


Teatro Politecnico
Via Tiepolo, 13/A (Zona Flaminio)
27-29 dicembre ore 21.00
30 dicembre ore 17.00
Prenotazioni a teatro 06.3219891 - oppure attraverso
festival@meditango.com

19 dicembre 2007

Fango. I L'incontro, il Jazz, il Tango

All'interno del III MEDITANGOFESTIVAL, FESTIVAL INTERNAZIONALE DI TANGO, TEATRO E DANZA DI ROMA, un altro evento eccezionale di particolare raffinatezza si terrà domenica 23 dicembre 2007 presso l'Eliseo Cafè - Foyer del Teatro Eliseo (Via Nazionale, 183): Anna Maria Castelli, Davide Cavuti e Paolo Di Sabatino -tre interpreti del grande jazz italiano- daranno vita ad un happening in cui il Tango si incontrerà con il Jazz, dal titolo Fango.I L'incontro, il Jazz, il Tango.
Dopo aver incantato l’America del Sud, il Canada, Mosca e Belgrado, Anna Maria Castelli arriva in Italia come uno degli ospiti d’eccezione del III Meditangofestival, facendosi accompagnare al pianoforte da Stefania Tallini; Davide Cavuti e Paolo Di Sabatino, inoltre, duetteranno all'insegna della contaminazione tra i due generi musicali, dando vita ad un Tango-Jazz di rara bellezza.
Organizzato dalla MDTC Meditango di Alex Cantarelli e Mimma Mercurio, il Meditangofestival è giunto quest’anno alla terza edizione consecutiva, proponendo nel mese di durata del Festival (è partito il 7 dicembre e si concluderà il 6 gennaio 2008), numerosi appuntamenti e spettacoli di Tango, Danza, Teatro e Musica, per un totale di oltre 40 artisti coinvolti. Dopo una serata inaugurale con più di 500 presenze, l’Europa Festival e il Gran Galà con Esteban Moreno&Claudia Codega, l’appuntamento dell’Eliseocafè è tra le punte di diamante del Festival.
La serata-concerto all'Eliseo Cafè, dunque, si terrà all'insegna dell'amore per la musica e per il talento, all'interno della soireé di Milonga e con la presenza di due ospiti d'eccezione: Esteban Moreno e Claudia Codega, tra i maggiori interpreti del Tango internazionale, conosciuti in tutto il mondo per la loro particolare raffinatezza ed eleganza.

Anna Maria Castelli è personaggio raro e di straordinario talento: cantante, attrice, performer dalla grande versatilità. Il suo percorso artistico, infatti si articola fra jazz, tango, canzone d’autore, ma anche teatro e teatro musicale. Insieme al Premio Oscar Luis Bacalov ha dato vita al Trio Tango (con la partecipazione del bandoneonista argentino Juanjo Mosalini) riscuotendo un successo internazionale che l’ha consacrata come l’unica europea a cui sia stato concesso di cantare il tango nella sua patria. Co-protagonista con Giorgio Albertazzi nello spettacolo “Borges in Tango” da lui scritto, diretto ed interpretato, dirige artisticamente il Versilia Jazz Festival, il Centro Internazionale per la Canzone d’Autore del Comune di Viareggio e il Festival per cantautori e voci nuove Europa Festival.
Paolo Di Sabatino -classe 1970-, si è diplomato nel’90 in pianoforte col massimo dei voti e menzione speciale presso il Conservatorio di Bari, conseguendo nel’94, presso lo stesso Conservatorio, anche il diploma di Musica Jazz. Dopo aver suonato in importanti club e festival(ricordiamo Villa Celimontana e il Salamanca Jazz Festival), ha avviato una collaborazione in qualità di pianista-compositore-arrangiatore con Davide Cavuti per alcuni progetti che hanno avuto come protagonisti Michele Placido, Arnoldo Foà, Caterina Vertova ed Alessandro Haber. Del 2002 è il cd Paolo Di Sabatino, una raccolta pubblicata dalle edizioni Il Manifesto, che racchiude tutte le sue composizioni, suonate in compagnia di sassofonisti quali Javier Girotto, Stefano Di Battista e Daniele Scannapieco. Nella veste di pianista e arrangiatore ha firmato l'ultimo disco della cantante Antonella Ruggiero, Souvenir d'Italie, accompagnandola all'ultimo Festival di San Remo e iniziando una tournèe che ha ricevuto calorosi consensi di critica e di pubblico. A febbraio, infine, uscirà un cd in duo col trombettista Fabrizio Bosso, attualmente uno dei jazzisti italiani più famosi in assoluto in Italia e all'estero.
Davide Cavuti, musicista-autore e Premio Astor Piazzolla 1999, è il fondatore dell’Inspiración Tango e de Le Grand Tango Ensemble, con cui si è esibito in tutto il mondo.
Ha curato, nel 2007, insieme con Paolo Di Sabatino le musiche di scena dello spettacolo Serata d’Onore – Notte dei Poeti con Giorgio Albertazzi e Michele Placido e con la partecipazione di Riccardo Scamarcio, nell’evento tenutosi a Roma prodotto dal Teatro Argentina. Direttore artistico della Stagione dei Concerti e del Teatro F.P. Michetti, collabora, dal 2007, con l’Ente Teatrale Italiano e il Teatro Tor Bella Monaca di Roma. Ha pubblicato il libro Retrato de Tango (2003). Nella veste di solista e autore del testo e della regia ha firmato inoltre numerosi spettacoli teatral-musicali interpretati da Caterina Vertova, Alessandro Haber, Ugo Paliai, Cecilia Gasdia, Paolo Bonacelli, VAnessa Gravina, Flavio Bucci, etc. È, infine, Presidente del Premio Culturale MuMi.
Stefania Tallini, pianista, arrangiatrice e compositrice, è tra le migliori nuove leve del Jazz italiano, con all'attivo, oltre ad alcuni dischi come siderman, anche tre da leader. Dal 2000 sono numerosi i Festival di Jazz in cui ha partecipato, come lo YVP Jazztage di Ulm e Roma suona il Jazz; numerose, infine, le collaborazioni artistiche con jazzisti italiani di primo piano, come Enrico
Pieranunzi e Maurizio Giammarco.

ORARI E PREZZI:
Domenica 23 dicembre, presso l'Eliseocafè (Via Nazionale 183)
dalle ore 20.00 in poi concerto + milonga
12.00 €
Infotel: +39.347.1953606 Mailto
festival@meditango.com
mailto:festival@meditango.com

I prossimi appuntamenti del III Meditangofestival:
-dal 27 al 30 dicembre, presso il Teatro Politecnico di Roma (Via Tiepolo, 13/A), BluBlancoRosso.Tres Colores, regia
di Alex Cantarelli;
- 4 gennaio 2008, in collaborazione con Tango Independiente, presso il Salaria Sport Village (Via Salaria, km.
14.500/Via S. Gaggio,5), Otros Aires in concerto + Pablo Veron;

Esteban Moreno & Claudia Codega di nuovo in Italia


Tornano per il terzo anno consecutivo al Meditangofestival e in tre anni il loro stile si è integrato con dinamiche geniali ed innovative, senza perdere di vista l'anima, o la luce, non ingenuamente tipica, ma quella luce che illumina il gesto compiuto, che ha senso.
Esteban e Claudia sono, nel turbine del rinnovamento, i ballerini e maestri che più hanno saputo traghettarsi fuori dalla tradizione con eleganza, costrutività ed intelligenza.


21 dic VENERDI'
Salaria Sport Village
via S. Gaggio, 5
h. 22,30 Gran Galà Salaria S.V. con esibizione di Esteban Moreno & Claudia Codega
Tj Gibo

22 dic SABATO
TangOFFicina
via Cupa 5
h. 14,30-16,30 Intermedih.
16,30-18,30 Avanzati
h. 18,30-20,30 Princ-Intermedi
h.22,30 Serata-Club TangOFFicina

23 dic DOMENICA
TangOFFicina
via Cupa 5
h. 12,00-14,00 Intermedi
h. 14,00-16,00 Avanzati
h. 16,00-18,00 Princ-Intermedi


Costi serate:
21 dic. venerdì Gran Galà (Salaria Sp.Vil.) €12
22 dicembre Serata Club TangOFFicina € 8

13 dicembre 2007

11 dicembre 2007

Europa Festival al III Meditangofestival

Dopo il calore con cui è stata accolta l'inaugurazione del III Meditangofestival (nella sola serata di venerdi scorso ci sono stati oltre 500 paganti), gli appuntamenti con il Festival Internazionale di Tango, Teatro e Danza della Capitale proseguono e, per questa settimana, addirittura raddoppiano.

Il primo evento è venerdi 14 dicembre presso il Salaria Sport Village (Via Salaria, km.14.500/Via S. Gaggio,5), dove, sempre in collaborazione con l'Associazione Tango Independiente di Giuseppe Bianchi e Mauro Berardi, si terrà la prima parte dell'Europa Festival, dedicato alle migliori proposte del Tango europeo ed italiano.

Anche quest'anno, infatti, il Meditangofestival -organizzato da Alex Cantarelli e Mimma Mercurio, direttori artistici della Compagnia Meditango- vuole rappresentare uno sforzo assolutamente unico nel panorama italiano di coniugare il vecchio ed il nuovo, il vicino ed il lontano, le prospettive culturali propriamente popolari del Tango con le nuove tendenze sia musicali che artistiche, ampliando il campo d'indagine e di ricerca al di là di qualsiasi confine prestabilito.

Nel corso della serata del 14 dicembre, dunque, presso il Salaria Sport Village si esibiranno tre coppie di maestri internazionali: Luciano Donda e Roberta Coen per l'Italia, Biki Wildemburg & Muzo Demiray per l'Olanda ed, infine, Marisa & Oliver Koch per il Belgio; tre stili diversi dello stesso Tango, tre facciate della grande professionalità in un'unica performance.

Sabato 15 dicembre si terrà, invece, la seconda parte di questo Festival nel Festival, con l'esibizione -questa volta però presso TangOFFicina (Via Cupa, 5)-, di Germano Scaperrotta & Anna Rivolta, insegnanti milanesi, e di Michele Usoni e Mara Maranzana, di Udine.

Oltre alle esibizioni, nelle medesime due giornate del 14 e 15 dicembre tutte le coppie di maestri terranno anche stage di livello unico, presso il Salaria Sport Village.

Due serate, dunque, in cui la tradizione e la contaminazione, per genere e nazionalità, daranno vita ad un evento raro nel suo genere, simbolo dell'internazionalizzazione delle culture, al di là di qualsiasi confine territoriale.

Per informazioni e comunicazioni:
Cristina Loizzo
Ufficio Stampa MDTC Meditango e III Meditangofestival

cristina.loizzo@gmail.com
+39.333.5081325
+39.348.4020302
http://cristinaloizzo.blogspot.com/
http://www.myspace.com/cristinaloizzo

Sito internet della Compagnia MDTC Meditango:
http://www.meditango.com/
+39.349.2621186
festival@meditango.com

02 dicembre 2007

Debutta il 7 dicembre a Roma il III Meditangofestival di Roma, Festival Internazionale di Tango, Teatro e Danza di Roma


Debutta il 7 dicembre il III Meditangofestival, Festival Internazionale di Tango, Teatro e Danza di Roma, unico nel suo genere per durata e contenuti, diretto da Alex Cantarelli e Mimma Mercurio.
Anche quest'anno, infatti, per il terzo anno consecutivo, all'interno di un mese di programmazione (dura fino al 7 gennaio 2008) grandi artisti internazionali proporranno seminari ed esibizioni, affiancati da spettacoli teatrali e momenti di musica d'autore, per un totale di oltre 50 artisti in 30 giorni di programmazione.
Con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, dei Beni e delle Attività Culturali, del Comune di Roma, di Provincia e Regione Lazio, questa edizione del Meditangofestival riporta nuovamente il termine festival al suo significato originario di rassegna, scambio, scelta di eventi in un arco di tempo lungo, con una direzione specifica e in cui la città viva il Tango oltre ogni barriera culturale e di genere.

Ripartito in tre "momenti", il III Meditangofestival inaugura il 7 dicembre la parte dedicata al Tango Argentino, l’unica danza di coppia antica eppure modernissima, che regala vicinanza, intimità, emozione.
Ezequiel Farfaro ed Eugenia Parrilla, star internazionali del Tango cosiddetto Nuevo (7-8-9 dic), dunque, ma anche Esteban Moreno e Claudia Codega (21-22-23 dic), oltre ai maggiori artisti europei riuniti per l'occasione dal 13 al 15 dicembre e il graditissimo ritorno del più grande ballerino di Tango al mondo -oltre che artista poliedrico ed attore-, Pablo Veron (protagonista del film Lezioni di Tango di Sally Potter e in scena da due mesi con la Carmen della Potter al London Coliseum di Londra), il 4,5 e 6 gennaio 2008.

Per la sezione dedicata al Teatrodanza, invece, andrà in scena dal 27 al 30 dicembre al Teatro Politecnico lo spettacolo BluBlancoRosso-Tres Colores, progetto nel tango, che vedrà coinvolti una quindicina di artisti tra danzatori ed attori in un ripensamento di quei tre colori-ideali che già ispirarono Kieslowsky, qui riproposti come valori interiori ed umani, accompagnati dalle note del Tango tradizionale (Di Sarli, Canaro), di quello moderno (Bajofondo) e dalla migliore produzione artistica musicale, indefinibile per la sperimentazione costante verso direzioni sconosciute (Keith Jarrett, The White Stripes, Prodigy, Scott Gibbons).

Per il Tango d'autore, inoltre, Anna Maria Castelli, grande performer e cantattrice -proveniente da un recente tour con Luis Bacalov- erede delle grandi interpreti di Tango e Jazz, si incontra con il Jazz di Paolo Di Sabatino, accompagnato da Davide Cavuti -elementi di spicco della nuova "via italiana" al Jazz con all'attivo collaborazioni con Javier Girotto, Paolo Fresu e Lee Konitz, tra gli altri-, per Fango.I L'incontro, il Jazz, il Tango, un happening tra Tango e Jazz in scena il 23 dicembre all'EliseoCafè.
La prima tappa italiana del tour mondiale 2008 degli Otros Aires, innovativa formazione musicale che sposa l'elettrotango con la sperimentazione audiovisiva, infine, sarà la protagonista della serata del 4 gennaio presso il Salaria Sport Village, tra i luoghi che ospitano questa importante manifestazione di sperimentazione ed internazionalizzazione delle culture artistiche.
Un evento imperdibile e magico, un'indagine sul Tango in ogni suo aspetto artistico, un'occasione di creatività, di socialità, di comunicazione, di scambio.
I luoghi del III Meditangofestival:
- 7 dicembre, ore 22.30 presso il Salaria Sport Village
(Via Salaria, km. 14.500, 2 km circa dopo il GRA,Via S. Gaggio, 5)
Ezequiel Farfaro ed Eugenia Parrilla
(12 euro)

- 14 dicembre, ore 22.30 presso il Salaria Sport Village
(Via Salaria, km. 14.500, 2 km circa dopo il GRA, Via S. Gaggio, 5)
Biki Wildemburg &Muzo Demiray, Marisa e Oliver Koch, Luciano Donda e Roberta Coen
(12 euro)

- 15 dicembre, ore 22.30 presso TangOFFicina
(Via Cupa, 5, zona Piazzale delle Province)
Germano Scaperrotta & Anna Rivolta, Julio Luque & Veronique Guide
(10 euro)

- 21 dicembre, ore 22.30 presso il Salaria Sport Village
(Via Salaria, Km. 14.500, 2 km circa dopo il GRA, Via S. Gaggio, 5)
Esteban Moreno & Claudia Codega
(12 euro)

- 23 dicembre, ore 21.00 presso Eliseocafè-Teatro Eliseo
(Via Nazionale 183)
Anna Maria Castelli, Paolo Di Sabatino e Davide Cavuti
in
Fango.I L'incontro, il Jazz, il Tango
concerto di Jazz e Tango
(12 euro)

- 27, 28,29 dicembre, ore 21.00 presso Teatro Politecnico
(Via Tiepolo 13/A)
spettacolo BluBlancoRosso. Tres Colores
Regia e coreografie di Alex Cantarelli
(15 euro; ridotto 10 euro)

- 30 dicembre, ore 17.00 presso Teatro Politecnico
(Via Tiepolo 13/A)
spettacolo BluBlancoRosso. Tres Colores
Regia e coreografie di Alex Cantarelli
(15 euro; ridotto 10 euro)

- 4 gennaio 2008, ore 22.30 presso Salaria Sport Village
(Via Salaria, km. 14.500, 2 km circa dopo il GRA, Via S. Gaggio 5)
concerto degli Otros Aires
nella loro prima tappa italiana del tour mondiale 2008
e
Pablo Veron
(20 euro)

29 novembre 2007

Respirandoti. Stefano Centomo

-Innanzitutto, Stefano, finalmente esce il tuo primo album dopo il successo dell’anno scorso di Sanremo. Come mai solo adesso?
Ciao a tutti! Si finalmente esce il mio album: "Respirandoti"!!! Dopo Sanremo è arrivata una collaborazione con Walt Disney dove ho interpretato 2 canzoni per il Cartoon “I Robinson ” uscito a Giugno. Subito ho pensato di aggiungere queste 2 canzoni all’interno dell’Album ma per esigenze contrattuali Disney abbiamo dovuto aspettare qualche mese e quindi spostare anche l’uscita dell’Album.

- Che ti aspetti da questo album, Respirandoti, che uscirà tra qualche giorno?
Non mi aspetto nulla…. E’ un sogno che si avvera, un lavoro iniziato qualche anno fa, ancora nel 2004. E’ stato un lungo lavoro ma ci siamo arrivati! L’emozione piu forte ? Quando ho avuto in mano il cd finito.Vedere la propria musica che fino all’altro giorno hai portato dentro, stampata, su un cd fisico, reale... è bellissimo!

- Dimmi qualcosa di Respirandoti, la canzone che da il titolo all’album. Da dove nasce? Come mai questa e non un’altra per intitolare il tuo primo disco?
Con questa canzone si ricordano i momenti trascorsi con la propria ex ragazza. Sembra di rivederla tra la foschia, le foglie ed il niente che rimane della loro storia. Una storia di adolescenti, con il gioco del potere e della seduzione, dove lei affilava le unghie e lo metteva alla prova… Oggi lui in quello stesso paesaggio autunnale, sognante e con una vena di malinconia, respira la sua presenza e la sente vicina..

- Praticamente tutte le canzoni, tranne due, le hai scritte tu. In quale pensi ci sia più Stefano?
In quella che devo ancora scrivere!!! A parte gli scherzi…Il progetto è nato ancora qualche anno fa quindi si sente il cambiamento, l’evoluzione…Ogni canzone descrive un periodo della mia vita negli ultimi 3 anni…! Non c’è una canzone che sento di piu rispetto ad altre perchè ognuna rispecchia me stesso….

- Sempre riguardo alla stesura delle canzoni, hai collaborato con Max Titi in quest’album. Quanto e come Stefano si è potuto esprimere in questa collaborazione? Com’è nato il tuo sodalizio con Titi?
E’ iniziato quasi per caso ...Avevo provato dei concorsi anni prima ( i miei primissimi concorsi) ed erano andati male. Da quel momento non riuscivo più a scrivere… Mi sono affidato a Max perchè sapevo che era un ottimo autore e subito sono arrivate rispettivamente "Lattina Vuota" e "In Ogni Dove". Max mi ha poi aiutato a superare quel blocco di scrittura che avevo, mi ha spronato ad andare avanti …. "Luce per Me" e subito dopo "Respirandoti" sono state le prime canzoni nate da questa collaborazione…

-Hai studiato sia musica classica che pop; quale tra i due generi credi influenzi di più le tue composizioni?
La musica classica è stata una grossa parentesi della mia piccola vita musicale. Mi ha aiutato molto, è servita per costruire le fondamenta…Non ascolto solo musica Pop ma molti generi dai quali cerco di prendere spunto…

- Dimmi un compositore di musica classica, uno del pop internazionale ed uno del pop italiano che ti piace di più o che ha maggiormente segnato il tuo percorso artistico.
Non è facile perchè nel mio caso non ci sono solo 2 nomi…in questo periodo sto riascoltando molto Vasco, Coldplay e Simple Plan. Prima gli U2, Pink Floyd etc etc etc…

- Nel 57° Festival di Sanremo hai spopolato con Bivio; una canzone che parla dell’importanza delle decisioni che quotidianamente bisogna prendere e che possono far percorrere cammini difficili. Qual è stata la volta in cui ti sei più sentito ad un bivio e dove ti ha portato quella decisione?
Ci sono tante situazioni che mi ricordano delle scelte che ho dovuto affrontare però quella che mi ha colpito maggiormente è una. Nel 2001 mi ero iscritto al conservatorio perché era un mio sogno diventare insegnante di pianoforte. La musica classica però a un certo punto non mi dava piu la forza per andare avanti. In quel momento ho deciso di mollare..scegliere di mollare la musica classica per iniziare un nuovo percorso…

- Studi all’università informatica multimediale e hai iniziato solo nel 2001 a studiare la musica leggera ed il canto dopo gli studi classici di pianoforte. Il tuo sogno da piccolo, quindi, non era fare musica? Che sognavi di fare da adulto?
Ho iniziato a studiare pianoforte all’età di 6 anni circa e il sogno di diventare Maestro di pianoforte è sempre stato presente!Il 2001 è stato l’anno della scelta ma già qualche anno prima avevo iniziato a spostarmi verso la musica leggera e le 2 cose coesistevano.

- Le tue canzoni sono molto orecchiabili e hanno testi di facile presa; a quale pubblico in particolare ti rivolgi?
Non ho mai pensato al pubblico al quale rivolgermi….Ho sempre fatto musica per quello che sentivo dentro cercando di comunicare qualcosa di importante a tutti, non ho mai pensato “questa canzone la faccio per…”.

- Che tipo di cantante vorresti essere?
Un cantante che comunica qualcosa, che riesce ad emozionare.

- Dopo Bivio, a fine ottobre sei uscito con Tu dove sei. Che tipo di riscontro ha avuto questa canzone finora?
E’ iniziato bene!siamo contenti del riscontro che sta avendo. Mi arrivano delle bellissime mail di complimenti.Io sono una persona che si imbarazza tantissimo ma queste mail fanno davvero piacere e ti aiutano a continuare a scrivere, ad andare avanti.

- Hai in mente un tour immediato? Se si, mi puoi dire che città toccherai?
Al momento è tutto in cantiere, stiamo stilando il calendario per l’inverno sia con la Time (la mia casa discografica) sia con Cose Di Musica!
Il 24 Novembre (sabato) saremo al MEI a Faenza e li presenterò 3 pezzi piano / voce!
Potrete comunque trovare tutte le date aggiornate sul mio sito che è www.stefanocentomo.it e su quello del mio managmente www.cosedimusica.it
Inoltre potete contattarmi su myspace www.myspace.com/stefanocentomo
Buona Musica a tuttiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!
Ste.


-Intervista pubblicata su www.lineamusica.it il 21/11/2007-

24 novembre 2007

Mi piaci quando taci

Mi piaci quando taci e sei come assente, e mi ascolti da lontano, e la mia
voce non ti tocca.
Sembra che si siano dileguati i tuoi
occhi e che un bacio ti
abbia chiusa la bocca.
Siccome ogni cosa e` piena della mia anima
tu emergi
dalle cose, piena dell`anima mia.
Farfalla di sogno, assomigli
alla mia anima, e
assomigli alla parola malinconia.
Mi piaci quando taci e
sei come distante.
E stai come lamentandoti, farfalla tubante.
E mi ascolti da lungi, e la mia voce
non ti raggiunge;lascia che io taccia col tuo
silenzio.
Lascia che ti parli pure
col tuo silenzio chiaro come una lampada,
semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e
semplice.
Mi piaci quando taci perchè
sei come assente.
Distante e dolorosa come
se fossi morta.
Allora una parola,
un sorriso bastano.
E son felice, felice che
non sia così.

(Pablo Neruda)

12 novembre 2007


Mi vergogno di vivere in un Paese che si proclama CIVILE e ammazza DELIBERATAMENTE la gente per strada.

06 novembre 2007


« Ho sempre sognato di fare il giornalista, lo scrissi anche in un tema alle medie: lo immaginavo come un "vendicatore" capace di riparare torti e ingiustizie [...] ero convinto che quel mestiere mi avrebbe portato a scoprire il mondo »
Pianaccio di Lizzano in Belvedere,9 agosto 1920-Milano 6 novembre 2007

01 novembre 2007

Brasil Memorias


Divulgare la conoscenza della musica e della cultura brasiliana nel mondo, delle sue voci affascinanti e della sua letteratura, della sua poesia e della sua gente.
Raccontare il Brasile: ecco lo scopo di Brasil Memorias, una rassegna di eventi dedicati alla musica brasiliana, in scena dal 5 novembre e per i successivi due lunedì dello stesso mese al Teatro Sistina.
Nel corso delle tre serate a tema previste, verranno omaggiati di volta in volta i grandi personaggi della musica del Brasile, sia in qualità di interpeti che in quella di autori.
Le tre serate del Sistina faranno però solo da assaggio della cultura carioca per il pubblico capitolino; nel corso del 2008, infatti, seguiranno a questi del Sistina altre iniziative culturali che coinvolgeranno diversi luoghi di Roma, col fine ultimo di valorizzare la ricchezza del patrimonio culturale brasiliano -si terranno seminari, mostre d’arte, lettura di poesie e di letteratura brasiliana, oltre che presentazioni di film e documentari-, che vanta nomi illustri quali Jorge Amado, Paulo Coelho, Mario de Andrade e Chico Buarque.
Brasil Memorias debutterà pertanto il 5 novembre con le sonorità di Miucha -artista poliedrica e sorella di Chico Buarque, che con Tom Jobim ha condiviso una grande parte della sua carriera- e del Trio Jobim -composto dal figlio e dal nipote di Tom, oltre che dal batterista Paulo Braga-, che eseguiranno un omaggio a Tom Jobim, che quest’anno avrebbe compiuto 80 anni.
Autore delle più belle canzoni brasiliane -tra cui, famosissima, “La ragazza di Ipanema”- Antonio Carlos Jobim è scomparso nel 1994, caratterizzando fino alla fine la sua musica con sofisticazioni melodiche, ritmiche ed armoniche che hanno portato alla nascita della bossa nova; per la sua grande produzione artistica e per il talento che lo ha contraddistinto, è meglio conosciuto nel suo Paese semplicemente come “O Maestro”.
La rassegna Brasil Memorias proseguirà il lunedì successivo, il 12 novembre, con un omaggio a Vinicius de Moraes, considerato il più grande poeta popolare del Brasile.
Sul palco a celebrarlo Toquinho, suo discepolo artistico, che nel corso della serata effettuerà anche un omaggio a Sergio Bardotti, recentemente scomparso, massimo referente della musica brasiliana in Italia e traduttore di tutti i più grandi autori. In apertura di serata, inoltre, Orso Maria Guerrini reciterà alcune delle più belle poesie di Vinicius, artista poliedrico passato dall’attività diplomatica a quella artistica.
Con il concerto di Elza Soares, il 19 novembre, terminerà infine questa prima parte della rassegna dedicata al Brasile. Con il sottotitolo “I colori di Rio”, si è voluto sottolineare il grande carisma di questa vitale artista, che torna al teatro Sistina trentasette anni dopo ”Que Maravilha” (Che Meraviglia), portato in scena nel 1970 insieme a Jorge Ben e Toquinho.
Nota per la sua ugola nera in grado di riprodurre quei caratteristici vocalizzi alla Armstrong, la Soares promette di chiudere in bellezza queste memorie brasiliane di Roma, nella contemporanea speranza che si riporti,così, un po’ di sole in questo autunno italiano.




-Pezzo uscito sul Quotidiano della Sera di Roma del 31/10/2007-

31 ottobre 2007

Dalla magia alle note

Coppia di artisti d’eccezione per l’inaugurazione di Brasil Memorias, anche se forse sarebbe più appropriato parlare di quartetto: Miucha ed il Trio Jobim apriranno il 5 novembre la rassegna con una serata omaggio a Tom Jobim, artista di fama internazionale e tra gli inventori della bossa nova.
Moglie di João Gilberto -mito della bossa nova oltre che personaggio eccentrico e particolare- Miucha ha curiosamente iniziato la sua carriera discografica molti anni dopo aver iniziato a fare la cantante di professione; solo nel 1975, infatti, ha interpretato un paio di brani nell’album “The Best of Two Worlds” di João Gilberto e Stan Getz, per poi incidere altri dischi e diventare, qualche anno più tardi, la partner artistica di Tom Jobim, che le affidava il compito di cantare la maggior parte delle sue nuove composizioni.
Rispettivamente figlio e nipote del grande maestro sono, invece, due dei tre componenti del Trio Jobim, integrato dalla presenza del noto batterista Paulo Braga (batterista anche di Jobim Senior). Nato con lo scopo di mantenere viva la memoria di uno dei più grandi compositori della musica brasiliana, il Trio Jobim ha quest’anno fatto una serie di concerti per inaugurare l’“Espaço Tom Jobim”, un teatro dedicato a Tom, che si trova nel bellissimo quartiere di Rio de Janeiro, il Jardim Botanico.
La serata che li vede protagonisti, immancabilmente, ripercorrerà la carriera di Tom Jobim, che con le sue splendide melodie quali “La ragazza di Ipanema” e “Chega de Saudade”, ha partecipato al movimento di rinnovamento culturale brasiliano del Novecento. Esponente di riguardo di questo movimento è anche il protagonista della seconda delle serate dedicate alla musica brasiliana: quella in onore di Vinicius de Moraes, del 19 novembre. Pseudonimo di Marcus Vinicius da Cruz de Melo Moraes, Vinicius è stato poeta, cantante e cantautore, oltre che musicista e diversi anni prima diplomatico; negli anni Sessanta ha intensificato la sua collaborazione artistica con Toquinho, definito il suo discepolo, pubblicando insieme a lui sedici album. E proprio Toquinho salirà sul palco del Sistina tra due settimane in onore del suo migliore amico scomparso nel 1979; Antonio Pecci Filho, nato a San Paolo il 6 luglio 1946, deve il suo soprannome al fatto che la madre, sin da piccolo, lo chiamava «mio Toquinho di gente» (Toquinho si legge come Tocchino), a cui si era affezionato al punto tale da decidere di non abbandonarlo nemmeno da adulto, ed anzi di sceglierlo come nome d’arte.
Senza nomi d’arte si presenta, infine, l’ultima artista della rassegna dedicata al Brasile, Elza Soares,
cresciuta nella favela di Agua Santa a Rio de Janeiro, madre a dodici anni e a diciotto prematuramente vedova.
Con una voce caratteristica delle estensioni e capacità dei neri, la Soares ha immediatamente dato alla sua samba una specificità ineguagliabile, abituata a cantare a ritmi sincopati come i sambisti locali, ma dotata di una voce non comune, che le ha conferito, nel 1973, il diploma di Ambasciatrice del Samba.

-Pezzo uscito sul Quotidiano della Sera di Roma il 31/10/2007-

29 ottobre 2007

Un Romeo e Giulietta da ridere

Ha registrato il tutto esaurito lo scorso fine settimana lo spettacolo in scena dallo scorso 16 ottobre al Teatro de’Servi: Romeo e Giulietta…paccavano eccome! di Mimmo Strati.
In scena fino all’11 novembre, questo primo spettacolo di Progetto Speciale Teatri -la manifestazione realizzata con il sostegno del Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali-, si presenta come una rivisitazione ironica ed attuale del più famoso dramma di William Shakespeare.
Non viene però toccata la trama dell’opera inglese, bensì “contestualizzata. In un istituto tecnico romano viene indetta l’autogestione e tra i ragazzi del collettivo si propone un corso di teatro per gli studenti. Viene così chiamato a tenere questo corso un giovane attore-insegnante, Leandro ( interpretato da Alberto Bognanni ), disoccupato da tempo ma ciononostante amante del suo mestiere e per questo assolutamente deciso a non farsi demoralizzare dal disinteresse generale con cui viene accolto a scuola.
Leandro sceglie il Romeo e Giulietta di Shakespeare quale testo da far rappresentare ai ragazzi, augurandosi di suscitare il loro interesse con questa commovente storia d’amore e guerra. Il caparbio Leandro, dunque, riesce nell’intento, coinvolgendo nel progetto anche una romantica professoressa -la Candaletti, interpretata da Ilaria Giorgino, voce della Biancaneve di Shrek- ed un bidello imbranato, il signor De Angelis, interpretato da Massimo Milazzo.
Con sei studenti (Vanessa/Siddhartha Prestinari, Roberta/Perla Liberatori, Giovanni/Stefano De Filippis, Max/Riccardo Avolio, Mirko/Paolo Vivio e Maria Alberta/Priscilla Giuliacci), si pone quindi fine all’apatia e alla goliardia dell’autogestione, dando vita al loro Romeo e Giulietta: il balconcino di Giulietta verrà allestito sopra a un banco di scuola, e il rinfresco della festa da ballo in casa Capuleti verrà riempito di Coca Cola e patatine. I personaggi della storia che prendono vita da questi attori improvvisati, ne acquisiscono anche i lati comici e teneri, generando una rivisitazione dei singoli personaggi attraverso il loro assorbimento da parte dei neo-attori.
Involontariamente, quindi, il giovane Leandro –finalmente soddisfatto e realizzato dalle fatiche del proprio lavoro- darà una lezione impagabile ai suoi ragazzi: la capacità di essere veri pur nella recitazione, facendo loro amare quanto fino a poco prima snobbavano solo perché non ne conoscevano l’essenza. Giocando al teatro, l’insegnante/attore Leandro regala ai suoi studenti l’allenamento all’impegno ed alla costanza, la capacità di lavorare insieme ad altre persone, riuscendo persino a far digerire, ed anzi amare, il più grande scrittore di teatro inglese. Il tutto, divertendosi e facendo divertire i suoi ragazzi, e, per riflesso, divertendo anche la platea.
Infine, per promuovere non solo lo spettacolo, ma anche la lettura di chi viene considerato “noioso” o “vecchio”, è stata portata avanti sin dall’inizio un’idea originale: presentandosi infatti al botteghino del teatro –ma solo di martedì e mercoledì- con un libro di Shakespeare, si ha diritto alla riduzione del biglietto per la platea e per la galleria.
Come a dire che, nella vita, siamo tutti studenti con qualcosa da imparare.

-Pezzo uscito sul Quotidiano della Sera di Roma il 29/10/2007-

21 ottobre 2007

Ay Amor

Amor, yo sé que quieres llevarte mi ilusión.
Amor, yo sé que puedes también llevarte mi alma.
Pero, ay amor, si te llevas mi alma,
llévate de mí
también el dolor,
lleva en tí todo mi desconsuelo
y también mi canción de sufrir.

Ay amor, si me dejas la vida,
déjame también
el alma sentir;
si sólo queda en mi dolor y vida,
ay amor, no me dejes vivir.


Ay amor, si me dejas la vida,
déjame también
el alma sentir;
si sólo queda en mi dolor y vida,
ay amor, no me dejes vivir.

19 ottobre 2007

Cocciante, lo Zeffirelli del musical: Giulietta e Romeo

Alle 21.30 si spengono le luci e un telo viene calato sul palco. Sul fondo si delinea pian piano l’immagine di una città, Verona, al chiarore della sera.
Entra un ragazzo, Mercuzio. Ed inizia la poesia nella poesia.
E’ l’incipit di Giulietta e Romeo di Riccardo Cocciante, che ha debuttato ieri sera al Gran Teatro, dove resterà fino al 4 novembre.
La poesia di Shakespeare si è in questo caso sposata con quella proveniente dal concetto di moderna rappresentazione artistica: due ore intense di spettacolo durante le quali non solo i bambini possono restare a bocca aperta.
Se i testi appositamente scritti da Pasquale Panella risultano a volte molto banali -specie nella scena in cui muore Giulietta-, le musiche di Cocciante fanno prevedere un successo eguagliabile a quello avuto da Notre Dame de Paris. Sebbene a volte ripetitive, infatti, le canzoni e le melodie si susseguono in modo incalzante, alternando suoni più melodici ad altri più duri, oltre che orecchiabili.
A rendere di certo splendido tutto il musical sono le voci dei cantanti. Per volontà di Cocciante, ogni protagonista ha imparato due ruoli per poter esser così quotidianamente intercambiabile durante la tournèe; il cast che ieri sera ha debuttato a Roma -in un teatro tutto esaurito- era composto da voci notevoli, sia per timbro che per estensione. Il Romeo interpretato dal diciassettenne Marco Vito ha addirittura fatto strabuzzare gli occhi sentendo gli acuti e le note tenute, complicate e di certo inaspettate da una voce così giovane; anche Benvolio, interpretato da Damiano Borgi, ha attirato su di sé le attenzioni della platea per il suo timbro caldo e profondo.
Gian Marco Schiaretti, invece, non solo è stato di una straordinaria bravura canora, ma ha anche dimostrato capacità e gestualità attoriali che lo hanno del tutto innalzato di una spanna rispetto ai suoi colleghi; specialmente nell’ultimo brano intonato prima di morire, Schiaretti/Mercuzio ha domato il palcoscenico come stesse facendo un one-man-show, lasciando letteralmente stupefatti gli spettatori per l’ennesima dimostrazione di bravura.
Altre due note di merito per Padre Lorenzo/Fabrizio Voghera -che per Cocciante aveva già ricoperto il ruolo di Quasimodo e di Frollo in Notre Dame de Paris- e per Silvia Querci, nutrice di Giulietta. Nei panni della bella innamorata, infine, Tania Tuccinardi, che, pur essendo brava, non poteva tuttavia competere con le straordinarietà vocali degli interpreti maschili.
Con la regia di Sergio Carruba, infine, le scenografie dinamiche di Daniele Spisa si sono rivelate funzionali alla dinamicità ed animazione delle scenografie tecniche e grafiche realizzate da Paola Ciucci, in grado di trasformare un telo ora in Verona, ora in una cripta, ora in un giardino, ora in una pioggia di petali di rosa cadenti dalle mani di putti danzanti.

-Pezzo uscito sul Quotidiano della Sera di Roma del 19/10/2007-

18 ottobre 2007

Romeo e Giulietta, anno 2000

"Verona l'amore, Giulietta l'amore, Romeo, Verona. Le pietre, l'aria, le persone e la città dal cielo scende l'aria e si fa respirare amore, vita, morte, questa è la città ma c'è nell'aria un odio che si può toccare". E' Mercuzio che intona l'incipit della storia d'amore proibito più famosa al mondo, Romeo e Giulietta di Shakespeare, nella versione riscritta dall'accoppiata vincente Riccardo Cocciante-Pasquale Panella.
Lo spettacolo, che ha debuttato lo scorso primo giugno a Verona (del resto, come non partire proprio da lì?), dopo oltre 100.000 spettatori in dieci repliche da domani approda al Gran Teatro di Roma, dove resterà fino al 4 novembre.

Dopo il successo mondiale di Notre Dame de Paris, applaudito da oltre quindici milioni di spettatori, Cocciante torna, affrontati oltre quattro anni di preparazione, con un'opera di per sè splendida e per questo più difficile da abbellire ancora e da attualizzare.
Volendo rendere questo dramma del Bardo maggiormente fruibile anche per un pubblico giovane -in genere difficilmente allettato dalle opere tradizionali-, Cocciante è rimasto fedele alla trama originale (salvo il finale, leggermente modificato), ma ha posto un particolare accento sull'antagonismo tra i Capuleti e Montecchi, parallelo riflesso degli attuali scontri tra band giovanili. Inoltre, spinto dalla volontà di rappresentare la verità dell'età adolescenziale (Giulietta ha infatti nell'opera inglese solo 14 anni) ha scelto per il cast 34 artisti giovanissimi, tra cui anche tre quindicenni; caratteristica originale di questo Romeo e Giulietta è l'intercambiabilità degli interpreti su più ruoli, per poter così garantire la presenza sul palco di tutto il cast durante ogni spettacolo ed assicurando, parallelamente, la massima qualità artistica derivante dal confronto costante.
Con la regia di Sergio Carruba, le luci di Pasquale Mari e la scenografia di Daniele Spisa, il Giulietta e Romeo di Cocciante-Panella vanta anche le coreografie di Narciso Medina Favier e i costumi del premio Oscar per L'età dell'innocenza di Scorsese (nel 1993), Gabriella Pescucci.
Dopo Roma, lo spettacolo proseguirà la tournèe in l'Italia, approdando anche a Milano -nel febbraio 2008- e a Torino -in primavera-.
Per espressa volontà degli autori, infine, un euro per ogni biglietto dello spettacolo venduto nel mondo nei prossimi dieci anni verrà devoluto all'Associazione Italiana Ricerca sul Cancro per la creazione ed il mantenimento di un'unità speciale di ricerca intitolata ai due più famosi e sfortunati innamorati del mondo.
Del resto, Romeo e Giulietta è un dramma della giovinezza, ma soprattutto del sogno con cui si cerca di sfuggire alla cruda realtà.

Gran Teatro
Viale di Tor di Quinto
Ore 21.00
Prezzi biglietti: 25-85 euro


-Pezzo uscito sul Quotidiano della Sera di Roma del 18/10/2007-

17 ottobre 2007

Bocca, ultimo tango

"Ogni cosa ha inevitabilmente un principio ed una fine e credo che, come sappiamo quando iniziare, sia meglio avere anche ben chiaro quando terminare. Non voglio smettere perché un giorno sulla scena scopro che le gambe non mi rispondono più. Non voglio fingere di danzare".
Con queste parole, due anni fa, il ballerino argentino Julio Bocca ha giustificato la sua decisione di abbandonare la scena della danza internazionale (che avverrà ufficialmente il 22 dicembre prossimo a Buenos Aires), avviando un saluto al pubblico che lo vede protagonista da allora sui maggiori palchi del mondo.
Il pubblico italiano potrà ammirare Julio Bocca da domani fino al 21 ottobre a Milano, presso il Teatro Smeraldo, e dal 23 al 28 ottobre al Teatro Sistina di Roma, dove sarà in scena con lo spettacolo Bocca Tango.
Accompagnato dal suo Ballet Argentino, Bocca ripropone con Bocca Tango uno spettacolo che ha debuttato, con successo di critica e pubblico, nel 2001 (restato in cartellone a Buenos Aires per due mesi, ha avuto più di 20.000 spettatori). Basato su un repertorio musicale affascinante (protagonista è il Tango -da Discepolo a Piazzolla-), suonato dal vivo da sei musicisti (Carlos Schiarreta, Leonardo Ferreyra, Franco Polimeni, German Martinez, Andres Serafini e Julian Vat) e due cantanti (Gisela Sara ed Esteban Riera) , i circa novanta minuti che lo compongono vedono, oltre a Bocca, anche altri cinque ballerini della sua compagnia (Victoria Balanza, Lucas Oliva, Benjamin Parada, Lucas Segovia e Oscar Escudero), che danzeranno le coreografie di Ana Maria Stekelman.
Con i costumi di Jorge Ferrari e la direzione musicale di Julian Vat, Bocca ripercorre attraverso le note di Discepolo, Carlos Gardel, Francisco Canaro ed Osvaldo Pugliese il Tango dalle origini, fino ad arrivare agli sperimentalismi di Astor Piazzolla e del pù recente Tango Nuevo; le coreogafie della Stekelman (nota per la sua arte in cui il Tango Argentino è fuso con la danza contemporanea), pertanto, perfettamente si prestano all'idea che sta a monte dello spettacolo e alla carriera in generale di quello che viene, a ragione, considerato come il più importante ballerino degli ultimi anni del Ventesimo secolo: l'evoluzione dei generi musicali e coreografici, insieme alla massima espressività e controllo del corpo.
"Nel balletto non si può, né si deve, separare la tecnica dall’interpretazione", ha affermato infatti Bocca. "Non è la stessa cosa interpretare il Principe della Bella Addormentata e Petruccio nella Bisbetica Domata. Ad aiutarti a elaborare il ruolo è innanzi tutto la coreografia"; insieme alla musica, conoscere la cornice entro la quale si sviluppa la storia, chi è il personaggio e quali emozioni prova è dunque, per Julio Bocca essenziale per evitare che tutto si limiti ad essere una successione di movimenti senza emozioni.
Esattamente con l'intento di emozionare il pubblico, Julio Bocca ha sempre condotto la sua carriera di danzatore; ed esattamente con la promessa di emozioni vuole salutare il suo affezionato pubblico.

-Pezzo uscito sul Quotidiano della Sera di Roma del 17/10/2007-

A quattro anni le prime piroette

Julio Bocca nasce il 6 marzo del 1967 a Munro, in provincia di Buenos Aires.
Inizia a ballare a quattro anni, con quei primi passi che la madre, Nancy Bocca, gli insegna nello studio che dirige.
Nel 1974 Bocca entra nella Scuola Nazionale di Danza di Buenos Aires e l'anno dopo nell'Istituto Superiore d'Arte del Teatro Colòn. Nel 1980, entra nel Balletto da Camera dello stesso Teatro, e nel 1981 interpreta due balletti come solista.
Nel 1982 inizia la sua carriera come primo ballerino nella Fondazione Teresa Carreňo di Venezuela, continuando poi a livello internazionale nel Teatro Municipale di Rio de Janeiro in Brasile.
A diciotto anni vince la Medaglia d'Oro nel 5° Concorso Internazionale della Danza di Mosca e balla come primo ballerino per il Coppelia al Teatro Colòn di Buenos Aires.
Nel 1986, su invito di Mikhail Barychnikov, diventa primo Ballerino dell'American Ballet Theatre e riceve il Premio Marìa Ruanota -Primus inter pares.
Danza con alcune delle ballerine più importanti al mondo, come Natalia Makrova, Carla Fracci, Cinthya Gregory, Nina Aniashvili e Noelle Pontois, formando inoltre, con Alessandra Ferri, una coppia paragonata dal NY Times alla leggenda Nureyev-Fonteyn.
Dopo aver fatto parte di numerose compagnie di ballo (Bolshoi, Royal Ballet, Stuttgart Baller e l'Opera di Parigi), nel 1990, Bocca realizza uno dei suoi più grandi sogni: fondare una sua compagnia. Inizialmente guidato da Lidia Segni, il Balletto Argentino debutta a Mar de la Plata ed è diretto dal 2005 dallo stesso Bocca.
Nel 1997, col coreografo Ricky Pashkus, fonda la Musical Comedy School e la Fondazione Julio Bocca, per promuovere i danzatori argentini nel mondo.
Seguono diversi spettacoli con la sua compagnia, caratterizzati dalla fusione dei generi; inoltre, Carlos Saura lo vuole per il film Tango del 1999.
Dopo la partecipazione nel 2000 al Millenium Day, nel 2001 Bocca presenta lo spettacolo Bocca Tango, per poi cimentarsi come attore, nel 2003, nello spettacolo "Una volta...un baule" di Carlos Gallardou. Nel 2004 presenta al Teatro Auditorio di Mar della Plata lo spettacolo L'uomo in cravatta rossa, con cui va in tournèe per gli USA.
Il 2005 è l'anno in cui annuncia l'abbandono delle scene per il 2007. Inizia così il saluto al numeroso pubblico: interpreta l'ultimo Don Chischotte al Teatro dell'Opera d'Argentina e balla col New York City Ballet "Todo Buenos Aires" di Peter Martins. Nel 2006, saluta l'American Ballet Theatre interpretando il Manon al Metropolitan di New York e portando in tournèe, insieme ad Eleonora Cassano ed al Balletto Argentino, lo spettacolo "Adios Hermano Cruel". Nel 2007, infine, con Julio Bocca Ultimo Tour e la ripresa di Bocca Tango, il grande artista argentino sta salutando il pubblico europeo.


-Pezzo uscito sul Quotidiano della Sera di Roma il 17/10/2007-

Nannarella, ritorna la delizia

Sarà perchè era la prima. Sarà perchè Nannarella ha sempre affascinato.
Fatto sta che ieri sera la platea della Sala Gassman del Teatro Orologio era piena per "Raccontare la Magnani", spettacolo di Mario Moretti con la regia di Annalisa Biancofiore.
Ad accogliere il folto pubblico, musica di sottofondo proveniente dal piccolo piano alla sinistra nel palco -suonato, così come la fisarmonica, da Alfredo Messina- e tre interpeti: Sara Platania, Elisa Pavolini ed Annalisa Biancofiore.
Non appena si spengono le luci, poi, entra lei, Anna Magnani/Priscilla Micol Marino.
Ed è sin da subito una delizia.
Poco più di un'ora di racconto sulla vita di una delle più grandi attrici italiane proietta lo spettatore non in una mera cronaca di fatti e persone, bensì in Anna presuntuosa, in Anna possessiva, in Anna donna e attrice, in Anna orgogliosa, ironica e talentuosa.
Tutte e quattro le interpreti sul palco compongono il quadro di questa fragile, grande, donna, intervallando il recitato con canzoni della rivista o celebri dell'epoca, piuttosto che storpiando le parole originali di un brano per continuare a raccontare cantando.
E lo fanno bene, anzi benissimo.
Nonostante il soggetto dello spettacolo sia uno solo, non ci sono primedonne o attrici che prevaricano per ruolo o bravura le altre interpreti; riproponendo le macchiette della rivista, facendo la femme fatale o la disperata amante in corsa dietro un camion, tutte e quattro rappresentano perfettamente le diverse anime e le diverse donne che era Anna Magnani.
Ecco dunque respirare tra le quattro mura della sala la vincitrice dell'Oscar (per Serafina Delle Rose nel film La rosa tatuata di Daniel Mann) e l'amante di Rossellini, la mamma del figlio adulterino Luca e l'attrice di teatro cui dicevano non essere abbastanza telegenica per fare del cinema. La stessa Anna che smise di chiedersi chi era suo padre quando ne scoprì il cognome - Del Duce- per non dover affermare in giro, in anni così complicati, di portare quel cognome temendo di essere scambiata per una fanatica fascista.
L'ottima regia della Biancofiore (tra le altre interpreti), scandisce un ritmo frenetico eppure non caotico, con scene ben suddivise ed intervallate alla perfezione con i momenti cantati; le luci illuminano la sola Anna del momento o l'intero spazio, facendo così apprezzare anche la minimale scenografia (curata da Massimo Tomaino) di persiane e finestre, occasionali spioncini o parterre d'eccezione nel mondo della Magnani.
Dopo "Raccontare Nannarella" del 1987 ed "Anna verrà" del 1997, Mario Moretti torna a raccontare questo personaggio mitico attraverso delle donne, sfidando la nota assenza - o quasi- di amicizie femminili della Magnani; eppure, forse, sono proprio le donne le uniche a poter capire davvero tutti i frammenti della sua esistenza. Partendo, come lei, dal teatro, suo grande e fedele amore, amato per quell'odore "di mortadella e muffa", per i suoi "colori stinti" ed il "sonoro del legno del palco".

-Pezzo uscito sul Quotidiano della Sera di Roma il 17/10/2007-

Segni particolari: antidiva

Nata il 7 marzo del 1908 a Roma, Anna Magnani è l'antidiva per eccellenza.
Erroneamente considerata natìa d'Alessandra d'Egitto, la Magnani ci andrà di rado, in visita della madre, Marina Magnani, che lì aveva sposato un facoltoso uomo austriaco dopo aver lasciato Anna alle cure della nonna materna.
Spinta dall'amore per la musica trasmessole dalla nonna -che amava cantarle "Reginella"-, studia pianoforte e si iscrive al liceo; dopo un paio di anni, però, abbandona gli studi e frequenta la scuola di recitazione Eleonora Duse, diretta da Silvio D'Amico.
Ingaggiata nel 1928 dalla compagnia teatrale di Dario Niccodemi, la Magnani inizia a recitare per lo più la rivista, diventando poi soubrette nella compagnia di Antonio Ganduso. Spinta da questi, Anna inizia a recitare anche per il cinema ruoli marginali e poi, nel 1941, il primo personaggio di spessore, la bizzarra canzonettista di una compagnia di avanspettacolo, Loretta Prima, in Teresa Venerdì di De Sica.
Nel frattempo, il teatro l'aveva portata a calcare i palcoscenici con una compagnia d'avanspettacolo al fianco di Totò, mentre nella vita privata si era sposata col regista Goffredo Alessandrini. Minato dalla gelosia, il matrimonio finì presto, messo in crisi dall'amore per un noto e bell'attore dell'epoca, Massimo Serato, da cui ebbe anche il figlio Luca.
Dal 1941 continua a girare film ricoprendo parti di vario spessore, fino a che la grande occasione arriva nel 1945 con Roma città aperta di Rossellini, presto anche suo compagno di vita; la parte della popolana Pina le valse non solo fama internazionale, ma anche il primo dei suoi cinque Nastri d'Argento. Il secondo Nastro d'Argento lo vinse nel 1951 con Bellissima di Visconti, riconoscimento tuttavia non del tutto goduto a causa della fine della sua storia d'amore con Rossellini, innamoratosi della Bergman.
Ne 1955 Tennesse Williams scrive per lei la parte di Serafina nel film La rosa tatuata, di Daniel Mann; questa interpretazione le fa vincere l'Oscar come migliore attrice protagonista.
Gira un altro film negli USA e poi torna in Italia, dove lavora con Castellani, Monicelli e Pasolini per Mamma Roma. Negli anni '60 la Magnani torna al teatro, per poi intepretare se stessa in un piccolo cameo nel film Roma di Fellini del 1972.
Il 20 settembre del 1973, per un tumore al pancreas, muore nella clinica Mater Dei di Roma.

-Pezzo uscito sul Quotidiano della Sera di Roma del 17/10/2007-

10 ottobre 2007

Da Einstein a Moccia. 3 Metri sopra il cielo

C'era una volta E=mc2. Ma era Einstein, il 1905 e la teoria della relatività.
Poi, è arrivato il cellulare e i messaggini; i pochi caratteri disponibili hanno obbligato gli individui a contrarre la lingua italiana, generando nuovi acronimi. Sono nati, quindi, i vari TVB, TPT, le abbreviazioni e l'uso di simboli matematici e segni d'interpunzione al posto delle parole.
Federico Moccia poi, nel 1992, ha pubblicato "Tre metri sopra il cielo". Quando nel 2004 Luca Lucini ne ha fatto un film, oltre a lanciare come sex symbol Riccardo Scamarcio, ha coniato la formula 3MSC per abbreviarne il titolo.
Oggi, 3MSC è diventato anche un musical, che ha debuttato ieri sera al Teatro Olimpico di Roma, dove resterà fino al 4 novembre.
Platea piena di attori e adolescenti, che, sulla storia di Step -bullo dal cuore buono ma dall'aggressività incontrollata- e Babi -la figlia perfetta della borghesia romana- hanno sognato mentre percorrevano Corso Francia o Ponte Milvio, entrambi luoghi di loro gesti d'amore.
Nel ruolo di Step un Massimiliano Varrese dalla faccia troppo da bravo ragazzo per poter essere un buon "duro dal cuore tenero". Alcune canzoni, inoltre, fanno venire il dubbio siano cantate in playback; ma, si sa, le prime piogge portano anche i primi malori. Nei panni di Babi, Martina Ciabatti, sconosciuta ventenne che rimanda nel look alla Cuccarini dei tempi di Grease; quello che però di certo le accomuna è, almeno per ora, solo il colore dei capelli.
Di gran lunga superiori ai protagonisti, gli interpeti di Pollo e Pallina, rispettivamente i migliori amici di Step e Babi; Massimiliano Pironti e Nadia Scherani si sono distinti sia per le capacità attoriali che per l'ottima presenza scenica. Pironti, inoltre, è dotato di grande carisma e potenza vocale, fortunatamente in grado di destare un pubblico un pò assonnato già dopo pochi minuti dall'inizio dello spettacolo.
In molti, infatti, nel corso delle oltre due ore del musical, si sono dovuti assentare dalla poltrona; colpa, forse, dei molti dialoghi (ripresa fedele di quelli del libro), specie nella prima parte.
Se Carlo Spanò nei panni del papà di Babi ha favorevolmente colpito nel II atto, Chiara Sarcinella (la sorella di Babi, Daniela), Alberto Galetti (Schello) e Leonardo Di Minno (il Siciliano), sono state presenze piacevoli fino alla fine, così come Carlotta Cannata (nel duplice ruolo della mamma sia di Step che di Babi) e soprattutto Andrea Verzicco (Paolo, il fratello di Step).
Prodotto da Palazzo Irreale, il musical diretto da Mauro Simone non ha deluso solo per i due protagonisti; almeno nella prima parte, infatti, le coreografie di Anna Rita Larghi non sono state particolarmente degne di nota, sebbene abbiano rimandato alle movenze tipiche degli anni 80, periodo in cui è ambientata la storia. A giustificare i pochi passi, forse, la necessità di far mantenere il fiato ai cantanti-ballerini; tuttavia, il ricordo delle acrobazie dei cantanti d'oltreoceano fa venir meno qualsiasi indulgenza a riguardo.
Le scenografie di Gabriele Moreschi hanno eliminato Roma come sfondo della narrazione (ora diventato una qualsiasi metropoli italiana), e se i costumi di Paola Brunello erano perfetti, le musiche di Giovanni Maria Lori e Marcello De Toffoli di originale avevano solo i testi, dato che quasi tutti i brani avevano fraseggi musicali di altre note canzoni, italiane e straniere.

-Pezzo uscito sul Quotidiano della Sera di Roma del 10/10/2007-

08 ottobre 2007

Spazio

spazio,

io voglio,

tanto spazio

per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per

cantare crescere errare e saltare il fosso

della divina sapienza.

Spazio

datemi spazio

ch’io lanci un urlo inumano,

quell’urlo di silenzio

negli anni

che ho toccato con mano.

A.Merini, Vuoto d'amore

03 ottobre 2007

In sugo veritas

In un monologo che chiama in causa senza sosta un ipotetico pubblico, l'"uomo del sottosuolo" di I can't get no satisfaction ha debuttato ieri sera al Teatro Vascello, con gli attori della Compagnia Malasemenza diretti da Gaetano Ventriglia.
Dostoevskij è stato rivisitato dal regista-ideatore dello spettacolo, con espliciti riferimenti a fatti e persone del nostro tempo, voluti proprio a sottolineare quanto il sottosuolo, in qualche modo, appartenga ad ognuno di noi.
Sebbene non sia rispettato l'andamento dell'opera di Dostoevskij, il lungo monologo-racconto vibra della medesima follia e lucidità, intervallato da situazioni tragi-comiche, nel rispetto della chiave di lettura che Ventriglia ha voluto dare all'opera dello scrittore russo.
La scena è scarna; sul fondo un telo, a tagliare il palco per crearne uno spazio più intimo. Cinque sedie nere disposte a cerchio sono il sottosuolo di quest'uomo che si definisce malato, ipertrofico e cattivo, ossessionato dal sugo sui fornelli.
Metafora della sostanza delle cose, il sugo bruciato è la causa principale della sua iniziale invettiva contro il fidato maggiordomo Apollonio ed è anche, nella scena finale che svela l'antefatto da cui inizia lo spettacolo, la ragione per allontanare ed amare, con ostentato spirito vendicativo, Liza, una giovane prostituta scappata da una borghese famiglia di Lipsia.
Un affronto troppo grande, infatti, è quello che Liza ha fatto all'uomo del sottosuolo; portando a casa sua per cena il sugo, lo ha privato di quel ruolo di "incompreso-uomo buono-che prepara da mangiare ai suoi ospiti". E' anche per questo che Liza, dunque, deve essere punita; con l'ennesima squallida storia di sesso ed usura dei gesti le fa pagare il suo aver bene inteso il proprio dolore, privandolo, così, della necessità di lamentarsi della poca considerazione altrui.
Dopo il sugo, l'ossessione dell'uomo del sottosuolo è il cerchio, ossia la forma che ha voluto dare al suo mondo; sempre uguale a se stesso, il cerchio chiude il cerchio, lasciandolo felice e diperato prigioniero del proprio dolore.
Ciò che anima il suo agire è una volontà di godere l'umiliazione, unica possibilità per il suo genio incompreso di venire a contatto con gli "altri", sebbene egli non voglia ammetterlo; la sua diversità rispetto a quelli che definisce "tutto" è la ragione dei suoi falliti tentativi di eguagliarsi a loro, almeno nell'umiliazione e nel disprezzo di sè.
Alla fine anche Apollonio lo lascia solo, decidendo di abbandonare quel cerchio che strozza, se se ne riducono troppo le misure dei raggi.
Resta un uomo solo, affranto dalla sua solitudine e col desiderio di avere la porta di casa anche leggermente aperta..magari qualcuno, dalla strada, sentendo l'odore del sugo, potrebbe entrare a fargli compagnia.

-Pezzo uscito sul Quotidiano della Sera di Roma il 3/10/2007-

02 ottobre 2007

La visione del silenzio di Bahia. Caetano Veloso

Pedro Sà, Ricardo Dias Gomes, Marcelo Callado e Caetano Veloso.
L'intera platea della Sala Santa Cecilia dell'Auditorium di Roma non poteva chiedere di meglio per una serata dal sapore brasiliano ed americano allo stesso tempo.
Eh, già, perchè il cantautore di Bahia più famoso al mondo questa volta si è presentato al pubblico con un nuovo progetto, pubblicato lo scorso anno: Cê, abbraviazione di "vocè", che in portoghese significa "tu".
Ispirato principalmente dalle sue vicende personali -e soprattutto dal divorzio-, questo album è l'unico della sua infinita discografia ad esser composto interamente da canzoni scritte dal solo Caetano. Come a sottolineare anche che la scelta di esplorare vari mondi musicali osando uno stile che finora sembrava non appartenergli molto -fatta eccezione per la cover di Come as you are dei Nirvana, contenuta nell'album A foreign sound del 2004-, sia il suo modo per essere sempre un artista all'avanguardia, perennemente creativo e in continuo movimento.
Niente più, dunque, -o almeno non solo- canzoni a ritmo di samba, ma pura rivisitazione dell'elemento ritmico della samba e della bossanova, realizzata attraverso strumenti ad esse lontani, come la chitarra elettrica con distorsore.
Niente più ballate dal sapore nostalgico e doloroso, che si prestano alla sua voce così bella.
Sul palco di Roma, Veloso si è infatti presentato in jeans (giacca e camicia comprese) e solo le scarpe da ginnastica rosse a spezzare l'omogeneità del vestiario; occhialetti e capelli brizzolati e disordinatamente pettinati, aria da giovanissimo 65enne. E poi con il suo rock, con il suo progetto innovativo e coraggioso (al punto tale che dopo un paio di brani, mentre Veloso stava salutando l'affolata sala dell'Auditorium, è stato anche interrotto da uno spettatore nostalgico delle sonorità di Sozinho), coprodotto dal figlio Moreno.
Una versione velosiana di un album rock: ecco come si possono riassumere le due ore e mezza filate del concerto di Caetano Veloso a Roma.
Lui balla, salta, incita gli spettatori ad accompagnarlo con il battere delle mani, parla, ma soprattutto fa sognare. Dopo l'iniziale sbigottimento della platea, infatti, -abituarsi a questa nuova versione di Veloso è stato probabilmente un pò difficile per molti che erano seduti- Caetano ha incantato, come solo lui sa fare, con la sua straordinaria potenza vocale e con il suo sorriso, prodigato anche nei quattro bis che hanno definitivamente mandato a casa soddisfatti tutti i suoi ammiratori.
Fuse con le sue radici brasiliane, dunque, Veloso ha presentato delle canzoni in cui i Beatles, il rock degli anni '70 e il rock industriale prodotto negli ultimi decenni si sono mescolati a creare un affascinante unicuum. Inoltre, grazie alla collaborazione di Pedro Sà alle chitarre, di Ricardo Dias Gomes al basso e piano elettrico ed, infine, di Marcelo Callado alla batteria, Veloso ha oltremodo aumentato la confusione del pubblico; impossibile identificare tra i presenti chi fosse "il giovane cantante rock" e chi avesse contaminato chi nel fare musica.
Canta in portoghese Veloso, la voce della sua terra natìa e del ritmo che gli scorre nelle vene; esegue solo un brano interamente in inglese ed uno metà in inglese e metà in portoghese.
Abbraccia la sua chitarra classica, poi; si abbassano le luci e sul palco torna questo giovane uomo intristito dal pensiero di un amico che se n'è andato: Michelangelo Antonioni. Per lui, nel 2004, aveva scritto la colonna sonora del film "Eros" (l'episodio di Antonioni è "Il filo pericoloso delle cose") e con lui, nel 2000, aveva scritto un'elegia all'amore, pubblicata nell'album "Noites do norte".

" Visione del silenzio
Angolo vuoto
Pagina senza
parole
Una lettera scritta sopra un viso
Di pietra e
vapore
Amore
Inutile finestra"

Si riaccendono le luci, la batteria scandisce il tempo e Caetano ricomincia a ballare e cantare.
Del resto, a Bahia, la tristezza, paradossalmente, fa rima con allegria e musica.

-Pezzo pubblicato su www.lineamusica.it il 2/10/2007-

La favola in punta di piedi

"C'era una volta..."; ed inizia la favola.
La magia di questi giorni è quella de La Bella Addormentata di Charles Perrault. Il mondo delle fate è il Teatro dell'Opera, in Piazza Beniamino Gigli.
Ma le favole non sono solo raccontate a parole; la musica e la danza possono ben accompagnare fate, streghe, principi e principesse nel racconto degli incantesimi e dei sortilegi, della vittoria dell'amore e del bene.
Lo aveva ben intuito, del resto, Pëtr Il’ič TČajkovskij, che dopo il Lago dei cigni si cimentò nel musicare la storia della principessa Aurora, la cui prima rappresentazione fu nel 1890 al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo.
Non a mezzanotte, ma domani sera, però, l'incantesimo finirà; ultime due sere, quindi, per ammirare l'apprezzato balletto con le coreografie Paul Chalmer (direttore della Compagnia di Danza di Lipsia), sulla base di quelle di Marius Petipa, anche coautore del libretto insieme all'allora direttore dei teatri imperiali Ivan Vsevolozhsky. Danzato dal Corpo di Ballo del Teatro diretto da Carla Fracci ed accompagnato dall'Orchestra del Teatro -diretta dal Maestro Dieter Rossberg-, ha scene e costumi curati da Aldo Buti.
In scena dal 26 settembre, La Bella Addormentata ha riaperto trionfalmente l'autunno del prestigioso teatro romano, con un tutto esaurito nel fine settimana ed un'accoglienza entusiasta da parte del pubblico.
Merito sicuramente anche della presenza in scena della Fracci (nei panni della Fata Carabosse), che sottolinea come questa rappresentazione sia un omaggio a Margot Fonteyne, figura importantissima per la sua carriera di ballerina, oltre che indimenticata Aurora, nella versione del 1954 di Frederick Ashton.
Tra gli interpreti di Aurora e del Principe Florimondo, inoltre, nomi d'eccezione della danza internazionale: se questa sera il ruolo principale spetta all'etoile del Teatro dell'Opera Laura Comi, domani chiuderà il sipario Ashley Bouder, ventiduenne prima ballerina del New York City Ballett, mentre nei giorni passati Aurora è stata interpretata anche da Oksana Kucheruk, etoile dell'Opera di Bordeaux. Dopo il Florimondo di Tamas Nagy del Balletto Nazionale Olandese, questa sera sarà la volta di Thomas Edur dell'English National Ballet e domani quella di Jared Angle del New York Ballet.
Rappresentato anche nella passata stagione, il balletto de La Bella Addormentata presenta ora delle variazioni narrativo-coreografiche, come svelato dalla Comi; se da un lato il ruolo della Fata Carabosse è stato leggermente tagliato, dall'altro qualcosa è stato aggiunto al pezzo di Aurora prima del suo pas de deux con il Principe.

-Pezzo uscito sul Quotidiano della Sera di Roma del 2/10/2007-

Chi balla la Bella Addormentata?

Quando nel 1928 il ristrutturato Teatro Costanzi assunse la denominazione di Teatro dell'Opera di Roma, si decise anche di costuire un corpo di ballo interno al teatro. Venne, così, fondata la Scuola di ballo del Teatro dell'Opera, i cui primi direttori furono Ileana Leonidoff e Dimitri Rostaff, seguiti, tre anni dopo, da Nicoletta Guerra, ultima grande esponente del balletto italiano dell'800.
Con la direzione, nel 1934, di Boris Romanoff, il Corpo di Ballo dell'Opera acquisì diversi allievi; nel 1938, poi, la separazione tra la Scuola di Ballo -affidata alle sorelle Battaggi- e la Compagnia di Balletto, affidata ad Aurelio Milloss. Da allora si sono succeduti numerosi direttori, fino al 2000, anno in cui è stata nominata Carla Fracci.
Prima ballerina del teatro dell'Opera dal 2004 è Laura Comi; erede di Diana Ferrara -stella della danza congedatasi nel 1988- e da molti definita la nuova Fracci, ha ricoperto più volte il ruolo della Principessa Aurora.
In occasione de La Bella Addormentata, inoltre, numerosi i talenti chiamati a collaborare col Teatro dell'Opera. Prima tra tutte, colei che è stata definita "il futuro" dal New York Times: Ashley Bouder, ventiduenne etoile del New York City Ballet dal 2005. Apprezzata da pubblico e critica per le qualità stilistiche ed interpretative, la Bouder, cresciuta a Carlisle in Pennsylvania, è entrata nel 2000 nel New York City Ballett, riuscendo in pochissimo tempo a diventare la star del teatro del Lincoln Center. Anch'egli nato in Pennsylvania (ma ad Altoona), Jared Angle, dopo esser diventato solista del New York City Ballett nel 2001, ne è il primo ballerino dal 2005. Nato in Estonia da madre russa è invece Thomas Edur, ballerino dell'English National Ballett, definito dai giornali inglesi (non molto teneri in genere!) "avente le sembianze di un dio" per la sua perfezione tecnica ed il carisma scenico. Ungherese di Budapest è Tamas Nagy, primo ballerino del Balletto Nazionale Olandese dal 1999, mentre ucraina è, infine, Oksana Kucheruk, etoile dell'Opera di Bordeaux, lo scorso anno apprezzata a Roma per il Romeo e Giulietta e per la Giselle.

-Pezzo uscito sul Quotidiano della Sera di Roma del 2/10/2007-

27 settembre 2007

Il teatro si fa giallo. E' di scena Complici di Rupert Holmes

Il Washington Post ha affermato che Agatha Christie lo avrebbe potuto scrivere sotto l'effetto di qualche droga allucinatoria.
Ma ora nè l'investigatore Poirot nè Miss Marple potrebbero essere coinvolti.
Sono, infatti, personaggi troppo ben definiti e noti perchè li si possa chiamare in causa.
Eppure un mistero (ma siamo sicuri solo uno?) c'è, e bisognerà pure trovare il colpevole (o lo spirito di emulazione colpirà qualcun altro?)..
Di cosa sto parlando? Di "Complici", di Rupert Holmes, in prima nazionale in scena fino al 7 ottobre al Teatro Ghione, con la traduzione e l'adattamento di Ennio Coltorti e Laura Rosella.
La storia dei romanzi gialli è molto "semplice": qualcuno viene ucciso, qualcun altro è incolpato, qualcuno è sospettato per gran parte dello spettacolo e solo alla scena finale si scopre che è invece innocente.
Sebbene tutto ciò possa rispecchiare le storie di Georges Simenon, o John Grisham o Andrea Camilleri, in questo caso, però, non è proprio così.
Qualcuno che muore e qualcuno che ne ha colpa c'è, questo si (o forse?).
Però il thriller di Holmes non è solo questo; innanzitutto non è un thriller. O meglio, è un thriller-comedy, cioè una storia che tiene col fiato sospeso sia per la vicenda intricata che per prendersi una pausa dalle risate.
Tre gli attori in scena (Ennio Coltorti, Gianluca Ramazzotti e Cinzia Mascoli), ma in realtà il palcoscenico sembrerà pieno; Complici è una scatola cinese, dove tutto ciò che si vede non è come appare. Ironia, sarcasmo, giallo, confessioni e colpi di scena ne costituiscono la struttura principale; niente investigatore però. E nemmeno maggiordomi custodi di misteri.
Siamo tutti co-cospiratori nel trovare l'identità dell'assassino/i e della vittima/e.
Nelle intenzioni dell'autore, inoltre, ciò che accade alla fine non è importante. Quello che conta è tenere sulle spine lo spettatore.
Del resto, lo stesso Holmes, incalzato dalle domande dei curiosi in merito a questa sua pluripremiata fatica, ha affermato che avrebbe detto una bugia anche dicendo la verità.
Coltorti e la Rosella saranno riusciti a rendere l'originalità di Holmes come nelle sue intenzioni?
Questo è un altro mistero nel mistero. Resta a noi scoprirlo, in teatro.

-Pezzo uscito sul Quotidiano della Sera di Roma il 27/09/2007-

Rupert, talento da podio

Nato nel 1947 a Nortwich, in Inghilterra, Rupert Holmes è artista poliedrico.
Trasferitosi da piccolo negli Stati Uniti, dopo gli studi di clarinetto e composizione presso la Manhattan School of Music, Holmes inizia a suonare il basso in un gruppo rock e scrive canzoni e jingles pubblicitari.
Probabilmente, la sua propensione per la musica la si deve al fatto che entrambi i genitori erano musicisti; il fratello Richard, invece, è un baritono affermato negli USA.
Da giovane, Holmes arrangia e compone canzoni per i maggiori gruppi musicali degli anni '60 - come i Platters-, fino a quando, nel 1974, tenta la carriera solista con l'album Widescreen. Il successo è tale che Barbara Streisand decide di includere alcuni suoi brani nel film E' nata una stella, avviandolo così ad una carriera gloriosa.

Nel 1979, con l'album Partners in Crime, Holmes raggiunge le hit statunitensi ed inglesi con Escape (The Piňa colada Song), seguito da Him.
Nel 1986, il musical Il mistero di Edwin Drood gli fa vincere cinque Tony Awards, di cui due dati allo stesso Holmes (miglior testo per il musical e migliore colonna sonora originale). Essendo il romanzo di Charles Dickens incompiuto, Holmes decise di scrivere un finale diverso della storia per ogni suo personaggio, lasciando decidere al pubblico, previa votazione in teatro, l'assassino di ogni sera.
Del 1990 è Complici, vincitore dell'Edgar Award, il premio in onore di Allan Poe, assegnato ogni anno dai Mystery Writers d'America (premio assegnatogli anche per Edwin Drood).
Dal 1996 al 1999 è creatore e seneggiatore di una serie tv americana, Remember WENN, mentre il suo lavoro di sceneggiatore di musical prosegue con Il ritratto di Dorian Gray -basato sul romanzo di Oscar Wilde-, e con Say Goodnight, Gracie, in nomination come miglior spettacolo del 2003 ai Tony Awards.
-Pezzo uscito il 27/09/2007 sul Quotidiano della Sera di Roma-

26 settembre 2007

Morte,rinascita,pace.Il "Pericle" di Shakespeare al Quirino

Da questa sera fino a venerdì 28 il Teatro Quirino ospita il Pericle di Shakespeare, per la regia di Antonio Latella, allestimento frutto degli studi dell'atelier del Progetto Thierry Salmon 2006.
Si apre dunque con un progetto storico ed in costante evoluzione la stagione teatrale del Teatro Quirino; se infatti il Pericle è un'opera composta dall'autore inglese presumibilmente tra il 1606 ed il 1607, essa viene però messa in scena dal più interessante progetto teatrale del momento - vincitore, tra l'altro, del Leone d'Oro per il Futuro all'ultima Biennale di Venezia-, il Progetto Thierry Salmon, diretto ed ideato da Franco Quadri.
La regia di Antonio Latella -tra i più innovatori e talentuosi attori-registi italiani- è, inoltre, garanzia di qualità.
Il dramma narra la storia di Pericle, re di Tiro, che, dopo aver conquistato la moglie sottoponendosi a tornei e prove, la perde in un naufragio. Qualche anno dopo, stessa sorte tocca all'amata figlia. Inizia così il peregrinare del Re, che attraversa il mondo come penitente, sconfitto dal dolore per aver perduto le sue gioie. Nel suo vagare egli vuole perdersi e tornare, ritrovarsi e ricrearsi, diventare "un viandante dell'anima", come lo ha definito il regista Latella.
Commossi dal bisogno di Pericle di comunicare con qualcuno che lo ascolti davvero essendo affine d'animo, gli Dei decidono di far ritrovare miracolosamente al re greco entrambe le donne, concedendogli così una seconda possibilità di vita, una rinascita dalle ceneri dell'uomo che era prima e che il viaggio ha, nel frattempo, modificato.
La storia del Pericle di Shakespeare è perciò elementare eppure fortemente complessa, data la sua natura di favola allegorica; il tema della morte, della rinascita e della pacificazione sono predominanti, accompagnati dal fil rouge della verità. Il bisogno di sapere chi si è veramente, cosa e come si voglia condurre la propria esistenza, affrontando le gioie ed i dolori che comunemente la colpiscono, fa decidere ad un uomo -colpito dalla solitudine e dalla perdita degli affetti- di essere per se stesso e per gli altri un eroe, o meglio, semplicemente, non più il riflesso di un'idea di uomo.
Un'opera, dunque, fortemente teatrale e scenica, che vedrà sul palcoscenico di Via delle Vergini dodici attori/allievi di Latella -di diverse nazionalità europee, appartenenti al Progetto Thierry Salmon la nuova École des Maîtres-, a cui il maestro/regista ha affidato il compito di riempire la nuda scena col potere dei loro corpi e delle loro parole.

-Pezzo uscito sul Quotidiano della Sera di Roma il 26/09/2007-