18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!


24 aprile 2007

23 aprile: muore Boris Eltsin. E l'Italia risponde con un bel silenzio!


Era il 1985.
Un anno fondamentale per la storia dell'URSS; muore, infatti, Cernenko, sostituito da un certo Mikhail Gorbaciov nella guida del PCUS, con Andrej Gromyko a presidente della Repubblica.
Dopo pochi mesi di governo, Gorbaciov riuscì a stipulare a Reykjavik con l'allora presidente statunitense Reagan un accordo bilaterale per la riduzione degli armamenti nucleari; sostanzialmente, un primo importante passo verso la distensione dei rapporti tra i due paesi, dopo anni di quella che è meglio nota come "guerra fredda".
Negli anni successivi, grazie a Gorbaciov, furono scarcerati uomini politici ed intellettuali dissidenti, venne avviata la riabilitazione politica e giudiziaria di dirigenti vittime dei processi staliniani, segnato l'inizio di «un lungo viaggio», caratterizzato dalla glasnost (trasparenza) e basato sulla perestroika (nuovo corso).
Grazie alle molte riforme politiche, economiche e sociali dell'URSS, si arrivò anche al ritiro dell'armata dall'Afghanistan (occupato dal 1979 per decisione di Breznev), ma anche alla messa in moto di movimenti rivendicativi nazionalisti da parte di molte delle repubbliche che costituivano l'Unione.
Sostanzialmente, tra il 1988 e il 1990, molte le Repubbliche che proclamarono l'indipendenza, sancendo ufficialmente a dicembre del 1991 la fine dell'URSS e la nascita della CSI, ossia la Comunità degli Stati Indipendenti.
Nel 1991 viene eletto presidente della Federazione Russa Boris Eltsin, nato nel 1931 in un umile paesino delle repubbliche Socialiste Sovietiche, dallo strambo nome di Bukta.
Introdotto nel Comitato Centrale da Gorbaciov, questo ingegnere edile presto dedicatosi agli affari politici del suo Paese, divenne nel 1985 capo della sezione moscovita del partito. Nel 1987, durante una riunione plenaria del Comitato Centrale, il suo spirito idealista lo portò a denunciare la corruzione dilagante dell'apparato burocratico sovietico e l'ostracismo di molti dirigenti sovietici nei confronti dell'opera riformista di Gorbaciov; questa presa di posizione gli costò la retrocessione ad amministratore delle Poste. Tuttavia, Eltsin nel 1989 venne eletto nel nuovo Congresso dei deputati dell'Unione Sovietica e nel 1991 presidente della Federazione Russa.
Qualche mese dopo la sua elezione a presidente, nell'agosto, Boris Eltsin riescì a fermare un tentativo di golpe appoggiato dai detentori conservatori del potere politico, ostli alla politica riformista di Gorbaciov, permettendogli di restare al potere ancora per qualche mese, anche se, ormai, come quasi un ostaggio nelle mani dello stesso Eltsin. Quest'ultimo, esponente della corrente del riformismo avanzato, avviò pertanto una serie di riforme -soprattutto economiche- mirate alla destrutturazione del precedente sistema economico e finanziario del Paese, al fine di crearne uno completamente diverso.
La disgregazione in tante piccole unità politicamente autonome, inoltre, impose a Eltsin la stipula di una serie di accordi con quelle che fino a poco tempo prima erano state semplicemente delle realtà sottomesse al potere superiore della Federazione Russa. Inoltre, in quel momento la CSI non era niente più che una sigla, che necessitava, perciò, di essere riempita di contenuti giuridici e poilitico-economici.
Se dopo il processo di disgregazione della Federazione, la Russia viene accettata dall'ONU come nazione che sarebbe subentrata all'URSS anche come membro permanente del suo Consiglio di sicurezza -con gli annessi oneri finanziari per il ritiro dell'armata russa dall'Afghanistan, dagli Stati baltici e dall'Europa centrale-, tuttavia, il paese che Eltsin si trovò a dirigere era estremamente confuso, politicamente debole ed economicamente in crisi, sebbene assolutamente innocuo dal punto di vista militare, e, quindi, (stranamente!) improvvisamente "amico" degli Stati Uniti.
Se nel 1993, infatti, un referendum popolare approvava la sua opera politica, nel 1996 il secondo turno elettorale per le presidenziali venne da Eltsin vinto con difficoltà; sempre nel '93, inoltre, l'opposizione parlamentare di Ruslan Khasbulatov potè essere sedata solo con la forza da parte delle compagini governative.
Un continuo alternarsi di governi, il costante conflitto tra potere politico e legislativo (ad esempio nel dicembre del 1995, Eltsin si trovò senza maggioranza parlamentare per via della questione inerente la Cecenia), l'elaborazione di una nuova costituzione "presidenziale" nel 1993, la natura composita dello Stato russo (21 repubbliche, 49 regioni, 10 distretti autonomi e 2 città a statuto federale), una prima guerra contro la Cecenia (dal 1991 al 1996) seguita poi da una seconda (iniziata nel 1999). Questo il succo di quanto dovette affrontare Eltsin nel suo paese e per il suo paese.
Poi il passaggio di consegne del potere a Vladimir Putin, alla fine del 1999, per gravi problemi di salute.
Ieri, 23 aprile, la morte di Boris Eltsin, sostanzialmente bypassata da telegiornali e quotidiani, come se fosse morta una persona qualsiasi, come ne muoiono tante.
O come se, oggi, parlare di Russia significasse anche sporcarsi l'inchiostro e le mani di morti al polonio, segreti inconfessabili ed inconfessati, da coprire con la segatura dell'omertà e della noncuranza.
Il gioco delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.
Eppure Boris Eltsin è stato uno dei personaggi-chiave del secondo Novecento; ha evitato che la follia di un popolo affamato e provato da anni di crudeltà e malgoverno uccidesse Gorbaciov durante la sua vacanza in Crimea; ha creduto che davvero il suo paese potesse essere in grado di sopportare anni di processi alle intenzioni, fame "comunisticamente" condivisa e conseguenze di una guerra fredda non certamente voluta da lui.
Ha creduto in una perestroika radicale, dalle fondamenta, rigorosamente da buttare giù perchè tenute insieme solo dai fili di pochi ed esclusivi burattinai assetati di potere, corruzione e morte.
Ha creduto che, come ricordava anche De Andrè, dai diamanti (o presunti tali) non nascesse niente, ma che dal letame potessero nascere dei fiori.
Dopo i casi scandalosi della Politkovskaja, di Litvinenko, parlare di Russia è davvero troppo scomodo, specie se si deve parlare di un uomo che ha messo nelle mani dell'attuale presidente Putin tutto il potere di una nazione, specie se si devono ammettere gli errori economici da lui fatti, così come le molte riforme liberali attuate senza l'autorizzazione del Parlamento sovietico. Specie, dunque, se si deve fare un rendiconto del "bene" e del "male" di un uomo che è passato a miglior vita, un uomo non certamente e facilmente riconducibile al girone dei dannati, ma nemmeno a quello dei beati. Specie se nessuno osa dire che l'uomo che Eltsin ha favorito al potere è un personaggio tanto occulto quanto molti altri suoi predecessori, con l'unica differenza, però, di non essere ancora stato sentito da un tribunale internazionale.
In fondo, negli ultimi anni, la madre Russia ha dato il commiato a tanti suoi uomini; uno in più non fa differenza.
Beffa del destino o simbolo di sottili e perversi giochi internazionali la dichiarazione del portavoce per la sicurezza nazionale degli USA, Gordon Johndro, che ha definito Boris Eltsin "una figura storica in un tempo di grandi cambiamenti e di grandi sfide per la Russia"?
Noi, da buoni italiani, siamo stati pressocchè zitti sulla morte di Eltsin, non ci siamo granchè pronunciati.
Del resto abbiamo ben altri "eroi della Corona" a cui pensare.

18 aprile 2007

Assassinio a Malatya




Ankara, 18 apr. (Adnkronos/Ign) - Sono tre, secondo un ultimo bilancio, le persone uccise da un uomo armato di coltello che ha assaltato una casa editrice che pubblica Bibbie nella città turca di Malatya. Lo ha precisato l'emittente privata turca Ntv che in un primo momento aveva parlato di 4 vittime, mentre altre due persone risultano ferite gravemente e ricoverate in condizioni critiche ospedale.

Halil Ibrahim Dasoz, governatore locale di Malatya, città della Turchia centrale, ha detto che sono state arrestate 4 persone che al momento vengono interrogate dalla polizia. L'emittente ha riferito inoltre che la casa editrice Zirve era stata criticata per le sue pubblicazioni religiose dagli ultranazionalisti e che c'erano state manifestazioni di protesta di fronte alla sua sede. Secondo quanto riferito dal governatore Dasoz, una delle tre vittime sarebbe di nazionalità tedesca.

Sono giunti sul posto il capo della Polizia di Malatya, Ali Osman Kahya, e il procuratore capo della città, che non lasciano trapelare per il momento notizie sull'identità e sul numero esatto degli attentatori. In passato la casa editrice Zirve è stata contestata da gruppi di manifestanti che la accusavano per le sue pubblicazioni cattoliche, in particolare alcune edizioni in turco della Bibbia.
(Notizia riportata come scritta dal sito dell'ADNKronos.)
ANIMALI.

16 aprile 2007

Strage al Virginia Tech di Blacksburg


Stati Uniti. Una scuola, un giorno normale.
Studenti ed insegnanti, a scuola per educarsi ed educare, nel forse inutile tentativo di procurarsi un futuro migliore.
Poi degli spari. Urla, momenti di panico, persone che corrono dappertutto, terrorizzati, feriti o miracolosamente incolumi.
Grida e terrore.
Dei proiettili uccidono o fanno crollare per sempre certezze e speranze di qualcuno di quei ragazzi, colpevoli solamente di appartenere ad una nazione in cui molto è lecito e permesso, in nome dell'alto valore della democrazia e della libertà, anche se queste vengono portate avanti tramite assurdi proibizionismi, sconsiderati bombardamenti oltreoceano o libera vendita di armi e proiettili, anche ad adolescenti.
E' successo qualcosa di analogo anche nel 1999, il 20 aprile per la precisione, a Littleton, sobborgo della città di Denver.
Eric e Dylan, insieme 35 anni, facendo fuoco all'impazzata all'interno della loro scuola, la Columbine, uccidono 12 studenti ed un insegnante e feriscono molti altri giovanissimi allievi, dopo aver disseminato l'intero edificio di bombe ed altri ordigni di manifattura artigianale.
Questi due adolescenti si erano facilmente procurati delle armi, le avevano rifornite di munizioni grazie agli acquisti fatti al supermercato, avevano costruito ed acquistato bombe, che avevano accuratamente provveduto a disseminare ovunque nell'edificio con tanto di esplosione a tempo programmato; per colpire di più, per moltiplicare il terrore e il sangue, come del resto le esplosioni anche dopo la fine della sparatoria hanno confermato.
Il tutto nel nome di folli idee, probabilmente deviate dalla cosidetta "chiesa ariana", piuttosto che dalla diffusione di videogiochi violenti e film di guerra o dalla paura della paura. Il tutto, inoltre, nel giorno della nascita di Adolf Hitler, combattuto dagli americani cinquant'anni fa le cui idee, tuttavia, permeano buona parte della gioventù americana.
Una delle tante ombre nere della cultura statunitense.
Quella di Colombine non è stata però la prima strage in una scuola statunitense, nè l'ultima, purtroppo.
Questa mattina, in Virginia, all'interno del campus della Virginia Tech di Blacksburg, due sparatorie distanziate di qualche ora l'una dall'altra hanno segnato l'ennesima vittoria della follia e della facile possibilità di realizzarsi in un Paese in cui sono reperibili ed acquistabili come fossero sigarette anche armi, elementi esplosivi e proiettili (del resto, dal film-documentario di Michael Moore abbiamo saputo che quest'ultimi sono in vendita in molti supermercati). La prima è avvenuta intorno alle 7.30 del mattino, nel dormitorio West Ambler Johnstone Hall; due ore dopo, la seconda sparatoria, quella più violenta, nella Norris Hall, dove si tengono le lezioni di chimica ed ingegneria.
Il bilancio, finora, è di 32 morti e di almeno 28 feriti; uno dei killer è stato ucciso dalla polizia in seguito ad un'irruzione dopo la seconda sparatoria, mentre un altro ipotetico killer a quanto pare è nelle mani dell'FBI.
Gli allievi del Virginia Tech questa mattina sono stati tenuti costantemente aggiornati di quello che stava succedendo all'interno del campus attraverso il sito internet dell'università; poche frasi, brevi, lapidarie e di agghiacciante terrore: «There has been a multiple shooting with multiple victims in Norris Hall»; «all people in university buildings are required to stay inside until further notice. All entrances to campus are closed».
Nel 1776, veniva firmata la Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America.
Il suo incipit dice così:
«Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e la ricerca della Felicità;..che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità».
Possibile che in 230 anni circa a nessuno è venuto in mente di prendere sul serio queste parole e sovvertire davvero il potere politico americano per le sue mancanze nei confronti dei diritti fondamentali dei propri cittadini?
A questo punto, però, non ci si stupisca poi se avvenimenti come questi o come l'attacco alle Torri Gemelle avvengono nel cosiddetto "Paese della Democrazia".
Evidentemente, il ragionamento sulle proprie azioni, prima che siano irrimediabilmente sconsiderate, non è materia insegnata nei college di questa Nazione.
Anche la strage di oggi, in fondo, lo dimostra.



10 aprile 2007

Matrimonio fallito:divorce party o bara per le fedi nuziali?

Quando un matrimonio arriva al capolinea, poche sono le opzioni del possibile agire.
Una potrebbe essere seguire l'esempio di Barbara ed Oliver Rose, che dopo un'aspra e lunga battaglia per alimenti, riconoscimenti vari e soprattutto per il possesso della loro splendida casa muoiono, tuttavia, romanticamente insieme dopo esser precipitati nel vuoto appesi ad un lampadario.
Una seconda opzione potrebbe essere quella di prendere spunto dal film di Hugh Wilson e fondare insieme ad altre amiche abbandonate dal marito per la giovane ed avvenente biondina di turno un club delle prime mogli, tramite il quale vendicarsi bellamente degli ex mariti fedigrafi.
Se invece si è d'animo meno vendicativo, dagli Stati Uniti negli ultimi anni sono state avanzate ipotesi più goliardiche per porre fine ad un matrimonio, quali, ad esempio, il celebrare un divorce party, ossia una festa per l'avvenuto divorzio. Per questa speciale occasione, quindi, molte le società nate per occuparsi del catering e della scelta del luogo più adatto per la festa, piuttosto che di stilare un'adeguata lista degli invitati e di dispensare preziosi consigli sulle torte (si legge a tale proposito su www.divorceinfo.com, che una buona idea per la torta potrebbe essere quella di farla con decorazioni oscene: «My favorite cake (at a female only party, of course) was the anatomically correct testicles and teeny tiny phallus. The climax of the party was the ceremonial cutting off and flushing down the toilet of the tiny phallus, followed by cutting up and enjoying the balls »)...
Sulla scia delle celebrazioni solenni per la fine di un matrimonio, infine, una società americana, la Jist Enterprises LLC, di Westfield (New Jersey), ha pensato di risolvere "pacificamente" il problema del dove sistemare le fedi nuziali togliendole da sotto gli occhi del neo-single piuttosto che dai cassetti della biancheria, creando per l'occasione delle vere e proprie bare in miniatura, così da poter dare degna sepoltura a parte della propria vita.
Per questi wedding ring coffin -acquistabili sul sito www.weddingringcoffin.com-, i cui interni di pregiato velluto nero, con esterni di solido legno e rifiniture in mogano sono garantiti, è anche possibile scegliere la targa più appropiata da applicare sulle mini bare tra alcune standard (tra queste, molto sagace è ad esempio quella che saluta il proprio matrimonio così: «Mi ha spezzato il cuore, ma io gli ho prosciugato il conto in banca»), piuttosto che coniarne una personalizzata.
Il tutto a una modica cifra, sempre se si considera la particolarità dell'acquisto: 29.95 dollari con targhetta preconfezionata e 34.95 dollari con quella personalizzata. Da poter comodamente pagare, ovviamente, con carta di credito.


«C'era una volta una giovane donna
abbastanza fortunata da incontrare un uomo
che credeva fosse il suo principe.
Si innamorarono,
si sposarono,
ebbero dei figli
e vissero bene o male felicemente.
Ma dopo 20 anni di baci al suo principe,
la donna si accorse che lui
era in realtà un rospo»




Chiunque si identifichi con questa favola e non decida di fondere l'oro della fede nuziale per farsi un dente, ha da oggi, un'opzione in più.
Per la vendetta, del resto, c'è sempre tempo.





06 aprile 2007

Buona Pasqua!


"Wake me up at.."


Quante volte è capitato di tornare stanchi dal lavoro? Quante di combattere strenuamente sull'autobus o sulla metro contro il sonno, desiderando piuttosto di avere poteri sovrannaturali in grado di trasportarci immediatamente sul divano di casa?
Quante ancora, invece, di svegliarsi incoscienti ad un capolinea sconosciuto per aver trascorso l'ultima mezz'ora di tragitto placidamente dormendo?
Complice forse l'efficiente linea metropolitana che collega tutti gli angoli della città, il costante dondolìo dei vagoni nel loro andare e i comodi sedili, per i londinesi, evidentemente, l'appoggio della testa penzolante sulla spalla del vicino di sedile è normale routine.
Chi torna a casa con la tube, però, da qualche tempo ha un servizio supplementare oltre il trasporto: la sveglia da un eventuale pisolino proprio alla destinazione d'arrivo desiderata.
Questa, tuttavia, non è una trovata di Ken Livingston (sindaco di Londra) per aumentare le possibilità lavorative della metropoli, bensì un'idea di due ragazze, Alice Tonge e Cathy Hutton, creatrici degli stickers "Wake me up at".
Acquistabili in quattro store della City (Urban Outfitters, Magma, American Retro, Aria and Best) e sul sito internet
http://www.wakemeupat.com/, si tratta di speciali adesivi che il narcolettico di turno può appiccicarsi sui vestiti piuttosto che in faccia, suggerendo ai presenti il nome della fermata a cui dovrebbe scendere, confidando parallelamente, prima di concedersi a Morfeo, nell'efficienza filantropica dei suoi compagni di vagone.
Per soli 4 £, dunque, si possono comprare questi colorati bollini su cui sono prestampate le fermate principali della metropolitana -con tanto di richiesta di sveglia: "Wake me up at"-, cui si aggiungono altri bollini da compilare autonomamente con il nome della fermata desiderata.
«L'idea ci è venuta una notte in un pub tra una chiacchiera e l'altra- ha spiegato la Hutton-; dopo un paio di gin, l'insieme degli autoadesivi "Wake me up at" è stato concepito. 26 weekend e 569 caffè più tardi avevamo trasformato il concetto in un pacchetto che potevamo vendere».
Nonostante sui bollini sia venuta meno la tipica cortesia british del "may/please/can/would you like", l'idea a quanto pare ha fatto felici molti pendolari, tanto che le due creatrici sono già state assoldate per lavorare sugli stickers delle linee della metropolitana di New York e Hong Kong, altrettanto estese ed affollate.
Qualche tempo fa il gruppo musicale degli Wham cantava «wake me up before you go go», costringendo, tuttavia, i loro emulatori ad essere svegli e, possibilmente, anche intonati.
Adesso, invece, l'importante è non avere la fronte imperlata di sudore, augurarsi che la colla degli stickers resista alle calde temperature sotterranee e sperare di avere come compagno di viaggio qualcuno che non abbia acquistato questi stickers..Il sapere di poter dormire in tranquillità grazie alla possibile sveglia di qualcun altro, infatti, potrebbe agevolare momenti soporiferi collettivi a catena.