18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!


23 febbraio 2008

Selvaggia-mente facendo..

Les SlovaKs “Opening night” all’Auditorium

Ultime due serate con la danza contemporanea all’Auditorium quelle del 25 e del 26 febbraio ; il Festival Equilibrio -diretto da Giorgio Barberio Corsetti ed inauguratosi lo scorso 6 febbraio-, infatti, si chiuderà con lo spettacolo dei giovani danzatori Les SlovaKs Dance Collettive, che presenteranno in prima assoluta per l’Italia il loro primo progetto artistico, Opening Night.
Formato da cinque giovani ballerini della Slovacchia (Milan Herich, Peter Jassko, Anton Lachky, Milan Tomasik e Martin Kilvady), il Collettivo Les SlovaKs è un gruppo profondamente unito dall’amore per la danza, oltre che da una decennale amicizia; l’opera che presentano al pubblico è un mix di nuova danza tradizionale e poesia. Lo spettacolo, dunque, riflette il loro amore per la danza, ma anche l’affetto che li lega, generando un lavoro in continua evoluzione e creazione, basato sull’improvvisazione dettata dalla loro profonda affinità; ogni ballerino sembra essere l’eco dell’insieme e viceversa, mentre le radici etniche legano invisibilmente tutti i loro movimenti.

Les SlovaKs Dance Collettive
Opening Night
25 e 26 febbraio
Festival Equilibrio, Auditorium Parco della Musica
Viale P. de Coubertain, 34
Sala Petrassi
Ore 21.00
Posto unico: 15 €
Per info: 06.80241281


Un nuovo Antonio e Cleopatra in punta di piedi

Dal 26 febbraio al 4 marzo, in qualità di spettacolo ospite di danza contemporanea del teatro dell’Opera, andrà in scena presso il Teatro Nazionale Antonio e Cleopatra, tratto dall’opera di Shakespeare. Liberamente ispiratosi a quest’ultima, lo spettacolo vedrà protagonisti Patrizia Cerroni (che ne cura anche coreografia e regia), insieme alla compagnia de I Danzatori Scalzi in una versione moderna dell’opera del Bardo.
Non solo la vicenda dei due innamorati è stata trasportata in epoca moderna, ma con questa versione avrà anche modo di realizzarsi, sancendo al contempo l’unione dei loro rispettivi popoli; con il supporto della musica originale suonata dal vivo, inoltre, la Cerroni ha voluto dare maggiore spessore alla figura di Cleopatra, attribuendole capacità salvifiche non solo nei confronti del suo amato, ma anche di tutto il genere umano.

Antonio e Cleopatra
Teatro Nazionale
Via del Viminale, 51
Per info: 06. 481601
Dal 26 al 29 febbraio ore 20.30; 1 marzo ore 18.00, 2 marzo ore 16.30 e 4 marzo ore 20.30
Prezzo unico: 22.88 €



I colori della danza del Santa Chiara

All’interno della rassegna “I venerdi al Santa Chiara”, tra le mura del suo Auditorium, andrà in scena il 29 febbraio I colori della danza, con le coreografie di Miriam Baldassari.
Interamente dedicato alla pittura, I colori della danza è uno spettacolo di danza contemporanea formato da cinque coreografie dedicate a cinque pittori: Henri Matisse, Edgar Degas, Pablo Picasso, Vincent Van Gogh e Keith Haring. Attraverso il linguaggio del corpo, dunque, si tenterà di raccontare alcune delle loro opere, come “La danza” di Matisse o “Guernica” di Picasso; con musiche che spaziano da Vivaldi ad Orff, passando per Zimmer e Nyman, oltre alla Baldassari saranno in scena anche altri tredici ballerini, impegnati alternativamente nelle coreografie proposte.

I colori della danza
Auditorium Santa Chiara
Via Caterina Troiani, 90
Ingresso gratuito
Per info: 06.69612622


-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 23.02-01.03.08-

L'Ithaka di Cristiana

E’ di scena la grande musica d’autore presso il Teatro Ghione giovedì 28 febbraio.
Cristiana Pegoraro, infatti, bravissima pianista e compositrice raffinata, presenterà al pubblico lo spettacolo Ithaka, il viaggio di Ulisse, un pianoforte che come un vascello porterà alla scoperta del Mediterraneo.
Nato come progetto per unire popoli e culture delle diverse sponde del Mediterraneo, Ithaka vuole rappresentare un mare che unisce nella differenza, capace di esprimere solidarietà, amicizia e pace, avendone in comune il soggetto, ossia l’uomo.
Partendo dalle note di compositori classici, la Pegoraro presenterà anche sue composizioni (Colors of Love e The wind and the Sea, tratti dal suo album ITHAKA), oltre a dei tanghi di Astor Piazzolla, senza dimenticare di passare attraverso le danze spagnolo-cubane di Ernesto Lecuona e la splendida musica di Chick Corea.
Nata come pianista classica, pertanto, la Pegoraro proporrà la “Marcia Turca” di Mozart, la “Serenata” di Schubert/Listz e lo Studio di Chopin detto “Rivoluzionario”, fancedosi sicuramente apprezzare per il particolare tocco e per la propria tecnica. Non dimenticando, tuttavia, le sue passioni postume, le trascrizioni per pianoforte da lei effettuate della musica di Astor Piazzolla costituiranno larga parte del concerto, mentre i ritmi appassionati sudamericani lo andranno a concludere, portando idealmente a compimento quel viaggio da novello Ulisse che lo spettacolo vuole effettuare.
Targa d’argento del Presidente della Repubblica 2007, la Pegoraro è stata definita dal New York Times in occasione del suo debutto presso il Lincoln Center nel 1996 “un’artista di altissimo livello”.
-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 23.02-01.03.08-

16 febbraio 2008

Tutti i Why di Daniel Ezralow

Geniale. Semplicemente. Non ci sono altri attributi per il nuovo spettacolo di Daniel Ezralow, “Why be extraordinary when you can be yourself?”, in scena al Teatro Olimpico fino al 24 febbraio.
Geniale per le musiche, accuratamente scelte per martellare sui punti di domanda, piuttosto che per sottolineare il quotidiano frenetico o ringraziare semplicemente per esserci (con “Thank U” di Alanis Morissette); geniale per le installazioni video e per le coreografie, per le luci e per i cambi in scena.
Si apre sulle note di “Because” dei Beatles la serie di domande che il coreografo statunitense -una delle anime dei Momix- pone agli spettatori attraverso i volti dei suoi dieci ballerini, proiettati ad intermittenza sul grande telo che copre l’intero palcoscenico; seguono segni matematici, pillole di saggezza ed altri punti di domanda (come “Uomo x Donna = Mondo : Cuore”), diretti ad un pubblico che per i primi dieci minuti si trova davanti solo proiezioni filmiche ed equazioni.
Poi scoppia l’adrenalinica verve della normalità; uomini e donne in seriosi abiti da manager dapprima saltellano come novelli automi, per poi dar vita a singole espressioni della propria straordinarietà esistenziale, generando delle coreografie apparentemente scoordinate e disomogenee, ma in realtà perfettamente logiche nel caos di braccia e gambe scalmanate.
Perché ogni espressione di sé, ogni movimento, ogni sussulto è danza, gesto che riflette la vitalità e l’unicità dell’essere umano.
Sul fondo, sollevato il telo iniziale, dodici quadranti, luoghi ora della solitudine di novelli fantocci in una casa di bambole, ora condominio di reali uomini e donne, che, trasformati dalla mania di osservare la normalità casalinga, all’accendersi dei riflettori sulla propria casa-quadro, diventano cloni dal sorriso finto e stampato, pronti a salutare plasticamente l’occhio del curioso osservatore. Seguono poi momenti di “straordinaria” quotidianità, come quello dell’amante ubriaco che, srotolandosi da un tappeto, si trasforma in breaker nel vano tentativo di attirare l’attenzione dell’amata che, invece, svogliatamente fuma una sigaretta, avvolta nella sua nube di irraggiungibile desiderio.
L’ambizione di possedere il divino è invece raffigurata da un passo a due tra un uomo ed una donna-angelo, sospesa dal soffitto con elastici morbidi, che, sulle note di un brano dei Le Mystère Des Voix Bulgares, compie evoluzioni, sostenuta, abbracciata o respinta da quell’individuo che cerca di tenerla a sé, conscio della preziosità dell’Amore, con la maiuscola.
Con i Cherry Poppin’ Daddies e la loro Dr. Bones si realizza uno dei momenti migliori dello spettacolo, in cui in una frenetica corsa di uomini e donne in giacca e cravatta si assiste ad un inseguimento di un uomo apparentemente nudo, attraverso campi, ponti e strade virtualmente riprodotti sulla metà di telo che scende sul palco.
Tutti bravissimi i dieci ballerini di Ezralow; pieni di fiato, talento e gioia, sono infatti in grado di trasmettere al pubblico sensazioni difficilmente traducibili in parole che le cristallizzino, data la straripante vitalità ed energia con cui ogni messaggio viene da loro trasmesso. In un caleidoscopio di idee, musiche, movimenti e sollecitazioni, i novanta minuti dello show passano velocemente, facendone desiderare una non-fine.
A risvegliare dal caos emotivo che genera tutto ciò, solo gli applausi a scena aperta, i molteplici “bravi” durante le quattro uscite degli esausti ballerini e il freddo pungente fuori dal teatro.
-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 16-22.02.08-

Un grande grido d'amore al Teatro Italia

Io, Gigì e Hugo. Così ho passato il mio San Valentino.
No, non è un triangolo amoroso che in epoca di modernizzazione dei costumi è lecito celebrare tutti insieme appassionatamente durante la festa degli innamorati. Gigì e Hugo sono semplicemente, invece, i protagonisti di “Un grande grido d’amore”, commedia di Josiane Balasko, in scena fino al 24 febbraio al Teatro Italia.
Nei panni di Hugo Martial, Pietro Longhi, in quelli di Gigì Ortega Pamela Villoresi, mentre Stefano Antonucci è Leone e Gabriella Silvestri è Gabry. La storia è un dipanarsi esilarante di situazioni generate dall’incontro, dopo molti anni, di Gigì ed Hugo, un tempo e per dodici anni amanti nella vita, oltre che coppia d’attori famosi. Il forfait all’ultimo minuto della co-protagonista femminile di uno spettacolo dal titolo, appunto, “Un grande grido d’amore”, richiede l’immediata sua sostituzione; la genialità cinica della di lui agente, Gabry, permette tuttavia che si trovi quanto prima una sostituta: Gigì, per l’appunto.
Convinta che l’avvenimento porterà rinnovato successo ad entrambi gli attori, oltre che enorme pubblicità, dunque, Gabry escogita una serie di sotterfugi con cui riesce nell’intento. Ma l’incontro tra i due ex amanti-colleghi non è affatto facile; dopo anni di lontananza in cui lui ha cercato di mantenere vivo l’antico splendore della sua fama e lei si è disintossicata dall’alcool e dall’amore per lui, solo l’abilità ruffiana di Gabry riuscirà in quello che sulla carta è un riavvicinamento impossibile. Almeno fin quando entrambi non scoprono l’inganno dietro questo revival; ma a quel punto, l’antico affiatamento è già tornato a galla ed entrambi decidono, allegramente, di riprendere da dove avevano lasciato.
Tra battibecchi, recriminazioni, dolorosi ricordi ed ironiche prese in giro, la commedia diretta da Maurizio Panici scorre piacevolmente nelle sue quasi due ore di durata. Bravissimi tutti e quattro i protagonisti, ognuno perfettamente adeguato al ruolo chiamato a ricoprire; se Gabri deve essere sofisticata sorniona, moderna ruffiana e menefreghista agente di un attore, Leone è un regista, non proprio di successo, amico della vecchia coppia d’attori, che si trova vittima della situazione tra i due, ora come comico intruso, ora come capro espiatorio delle situazioni che man mano si creano.
Un plot divertente, un ritmo incalzante ed un’ironia sottile e pungente sono gli ingredienti dello spettacolo; senza battute banali piuttosto che scontate, la Balasko crea teatro nel teatro, dando vita ad una deliziosa commedia dei nostri giorni.

Un grande grido d'amore
Fino al 24 febbraio
Teatro Italia
Via Bari 18
Info: 06.44239286

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 16-22.02.08-

12 febbraio 2008

Intervista a Niccolò Agliardi

- Niccolò, sei laureato in letteratura italiana, fai il cantautore da diversi anni e finora hai pubblicato tre album. Inoltre, hai collaborato con l’Università Statale di Milano in veste di docente e hai presentato e scritto un programma per la radio…Non contento, poi, a metà marzo prossimo uscirà il tuo primo romanzo, scritto insieme ad Alessandro Cattelan, “La vita è un’altra cosa”.. ma non sei stanchissimo?? Scherzi a parte, di tutte queste cose, cos’è che ti piace di più fare? Quale quella in cui Niccolò si sente maggiormente realizzato?

- La musica, le canzoni, la scrittura, la radio, il romanzo, sono tutte declinazioni delle stesse necessità. La comunicazione di una parte di me. Quando la voce non basta, la creatività aiuta ad arrivare dove si vuole. Anche attraverso altre vie. Meno dirette ma pur sempre efficaci.

- Hai collaborato in questi anni con moltissimi artisti sia italiani che stranieri. Uno a cui sei particolarmente affezionato e di cui ricordi con piacere consigli o scambi di idee?

- Eros Ramazzotti, per la sua schiettezza e per la sua lucidità. Una voce importante che ha reso speciale quello che ho scritto per lui ("Ci parliamo da grandi").

- Lo scorso 25 gennaio è uscito il tuo terzo album, “Da casa a casa”. Cosa credi caratterizzi di più questo tuo ultimo lavoro?

- La lealtà, il lavoro certosino sulle parole e sugli arrangiamenti. L’onestà con cui tutti hanno lavorato, la passione e la generosità dei collaboratori e dei musicisti.

- Ascoltando il cd -e prima di aver dato uno sguardo alla tua biografia-, ho pensato che la tua voce, specie nel primo brano dell’album, “Da casa a casa” (che poi da anche il nome al lavoro intero), è molto simile a quella di Ivano Fossati; leggendo la tua bio, poi, per l’appunto, ho scoperto che Fossati è un cantautore da te amato al punto tale da meritarsi il tatuaggio del titolo di una sua canzone sul tuo braccio. In cosa pensi di differenzi, al giorno d’oggi, la cosiddetta canzone d’autore, rispetto agli altri generi, sempre se secondo te esiste ancora? Voglio dire, pensi sia possibile un ritorno ai tempi d’oro della coesistenza di cantautori come Fossati, De Andrè, De Gregari, Guccini, Battiato, tanto per citarne alcuni?

- Loro parlavano di ciò che avevano dentro e fuori di sé. Delle società, del mondo, dei loro nemici, del futuro che stava cambiando le cose. Avevano e hanno una caratura diversa dalla mia, per capacità ed età anagrafica, è più facile parlare di sé. Ma i grandi capolavori si attingono prendendo le distanze dal proprio ego e raccontando d’altro. Fuori di sé. Per questo i grandi sono rimasti nella storia. Noi non abbiamo nemici importanti, noi abbiamo da riscattare le nostre fragilità. Per questo faremo fatica ad entrare nella storia.

- Tornando alla canzone “Da casa a casa”, a un certo punto affermi che il sentirsi soli è il prezzo per chi finge nella vita, per chi non osa; c’è qualcosa che finora non hai mai osato fare o dire e di cui ti penti?

- Ci sono alcune cose che non ho avuto e che non ho il coraggio di prendere di petto e per questo ne pago le conseguenze. Privatamente.

- In effetti, come da te notato, l’argomento conduttore un po’ di tutte le canzoni, è quello dell’attesa, in tutte le sue vesti e sfaccettature. Cos’è che hai aspettato di più finora e che stai ancora aspettando?

- Ho aspettato tanto e tante cose. Come capita a molti. Dall’amore come lo volevo io al risultato nel lavoro dopo tanti anni di fatica. Aspettare è una non scelta, o una scelta di qualcun’ altro. Vivere mentre si aspetta è una soluzione importante per non farsi sopraffare dall’impazienza e dalle false speranze.

- Nell’ultima - tra l’altro molto carina ed originale!- canzone dell’album, “Zazà”, ti rifai al manga più famoso al mondo, Lupin, per sottolineare l’amarezza che a volte si prova quando, dopo aver aspettato a lungo la realizzazione di qualcosa, alla fine si resta disperatamente delusi dal concretizzarsi di quel desiderio. Secondo te è peggiore questa sensazione o quella di aspettare inutilmente qualcosa?

- Anche la felicità, quando raggiungi un risultato può fare paura se non sei abituato. Ma col tempo riesci a maturarla e metabolizzarla dentro di te. Attendere e restare deluso dall’assenza è un esercizio col quale invece tocca familiarizzare. Capita spesso e a molta gente

- In “Aspetto una domanda”, fai riferimento alla difficoltà di comunicazione tra genitori e figli e all’attesa inutile di risposte a domande non comprese o inesistenti. Non pensi che oltre ad essere un problema generazionale, la difficoltà di comunicazione sia anche caratteristica dell’attualità? Basti pensare alle cose non dette dei nostri politici, alle inchieste infangate o ai casi di sensazionalismo mediatico basati su false comunicazioni..credi sia un problema di linguaggio o specifica volontà di non farsi capire?

- Ci si può far capire attraverso un gesto, un segnale, uno sguardo, un regalo o una canzone. E si può non riuscire al primo tentativo. Ma se uno lo desidera, un modo alternativo esiste sempre. Avendo il tempo o cercandolo. O “aspettandolo”.

- In “La panchina” celebri uno dei luoghi per eccellenza dell’attesa; nella vita, sei uno che sa attendere o sei impulsivo?

- Sto cercando di fare coesistere le due cose. Due facce di una stessa medaglia. Due lati del mio carattere.

- “Secondo te?” e “Continuamente” sono due canzoni d’amore, in cui racconti due attese diverse; in “Non ci aspettiamo più”, invece, fai una dichiarazione di resa. Cosa credi sia più difficile fare?

- Accettare il dato di realtà e le volontà di chi si ha davanti è molto importante. Anche la fine ha la sua nobiltà. Se è una fine “definita” e se serve per non continuare a mentirsi. Il rispetto per sé stessi e per chi ha condiviso con noi una storia importante è la chiave fondamentale per scegliere come proseguire.

- Mi è piaciuta molto anche “Dante”; puoi dirci come sia nata questa canzone e da quale tua necessità?

- Dante ha messo Beatrice in un paradiso letterario. Lei voleva godere del paradiso terreno. Magari attraverso l’orgasmo. Si è solo sfogata per ottenere ciò che si meritava; l’amore concreto dal suo amato, distratto dalla composizione della sua opera magna.

- Di tutte le 12 canzoni dell’album, qual è che ti piace di più? Perché?

- “Da casa a casa”. Perché è ancora molto viva e accesa dentro di me l’emozione per cui l’ho scritta.

- I tuoi prossimi progetti?

- Tanti concerti live, soprattutto il 3 aprile al Blue Note di Milano

-Intervista pubblicata su www.lineamusica.it il 12.02.2008-

11 febbraio 2008

A Roma un mese di Tango con il Meditangofestival

Enrique Santos Discepolo lo definì “un pensiero triste che si balla”, mentre Leopoldo Marechal “una possibilità infinita”. Per Alex Cantarelli, direttore della Compania Meditango insieme a Mimma Mercurio, il Tango è “una via alla parola”. Per questo, per il terzo anno consecutivo, egli ha dato vita al Meditangofestival, una manifestazione di Tango, Teatro e Danza che si è svolta a Roma nel corso di un mese e che ha visto coinvolti più di 30 ballerini professionisti, oltre a musicisti ed attori, capaci di dare un senso consonante al carattere del festival stesso, inteso da Cantarelli come “una fotografia dello stato delle cose”, con spunti di riflessione ed evoluzione da tener presenti.
Accanto dunque alle esibizioni dei vari maestri, ci sono stati anche seminari, spettacoli teatrali e concerti, per restituire innanzitutto al termine “festival” il significato di “periodo di tempo all’interno del quale ci sono diverse proposte artistiche”. Ma non solo.
Pur riconoscendo, infatti, una prevalenza quasi naturale degli argentini sia nella musica che nel ballo vero e proprio, la Compania Meditango ha da sempre suggerito una seconda via al Tango Argentino, fatta di talenti e proposte innanzitutto italiane ed europee, a sottolineare come non ci possano essere più confini linguistici, di merito e di appartenenza culturale da apporre ad una Nazione ed alle sue tradizioni artistiche.
Pur essendo presenti, dunque, artisti argentini del calibro di Esteban Moreno e Claudia Codega, Ezequiel Farfaro ed Eugenia Parrilla, oltre al più grande ballerino di Tango al mondo, Pablo Veron (protagonista del film di Sally Potter Lezioni di Tango e di recente in scena al London Coliseum di Londra con l’allestimento della Carmen ad opera della stessa Potter), il terzo Meditangofestival ha visto il coinvolgimento di importanti artisti europei ed italiani, in grado di non far disconoscere la loro Arte perché ufficialmente appartenente ad altro substrato cultural-folklorico.
Mara Maranzana e Michele Usoni, dunque, insieme a Germano Scaperrotta ed Anna Rivolta e a Luciano Donda e Roberta Coen sono state le coppie -rispettivamente provenienti da Udine, Milano e Roma- ad aver portato la bandiera del Tango italiano in questo festival internazionale, in aggiunta agli stessi direttori del Festival, Alex Cantarelli e Mimma Mercurio, ritenuti da stampa e critica tra i migliori ballerini italiani di Tango.
Se Michele e Mara -coppia nel ballo dal 2000- propongono un Tango in cui la naturalezza del movimento, la fluidità e l’improvvisazione ricoprono un ruolo essenziale, rispettando tuttavia il movimento naturale del corpo, le geometrie del movimento e le dinamiche di equilibrio e disequilibrio all’interno della coppia, il Tango di Germano ed Anna è un perfetto mix di romanticismo e passione, di vigorosità dei movimenti delicatamente segnalati ed eseguiti, è una “lotta” continua tra il dolce e l’amaro. Luciano e Roberta, dal canto loro, sono rappresentanti del cosiddetto stile milonguero, fatto di abbraccio strettissimo e movimenti finalizzati a non interrompere quell’unicum che si è creato.
Ad alternarsi ai momenti propriamente didattici e di danza del Festival, anche alcuni concerti, come quello degli Otros Aires -band argentina che, insieme ai Gotan Project rappresentano l’eccellenza del Tango elettronico di questo secolo- nella loro prima tappa italiana del tour mondiale 2008. Inoltre, sempre all’interno del Meditangofestival, con la serata-evento dal titolo “Fango.I L’incontro, il Jazz, il Tango”, tenutasi presso il Foyer del Teatro Eliseo (Eliseocafè), si è voluto render omaggio al Tango d’autore, eseguito e realizzato da grandi artisti quali Anna Maria Castelli -accompagnata al pianoforte da Stefania Tallini-, e da Davide Cavuti e Paolo Di Sabatino, che con la partecipazione dell’attrice Elena De Ritis hanno realizzato la prima parte della serata.
Se Anna Maria Castelli vanta collaborazioni di fama mondiale come quella col premio Oscar Luis Bacalov, è anche l’unica cantattrice italiana ad esser stata ammessa in Argentina a cantare il Tango, dopo la grande Milva. Cantante in cinque lingue, Anna Maria Castelli ha terminato con la serata del 23 dicembre all’Eliseocafè un tour mondiale che l’ha vista toccare molti paesi dell’America Latina, oltre a Canada, Russia e Serbia.
La prima parte di Fango. I ha visto invece come protagonisti d’eccezione il duo Paolo Di Sabatino-Davide Cavuti, rispettivamente pianista e fisarmonicista, jazzisti di fama internazionale (vantano, tra le altre, collaborazioni con Javier Girotto e Stefano Di Battista, oltre a quelle con Giorgio Albertazzi e Michele Placido), in grado di aver perfettamente combinato e fuso le sonorità proprie del Jazz con quelle del Tango. Durante la serata i due musicisti hanno proposto brani tratti da “La donna vestita di sole”, spettacolo basato sul libro “Retrato de Tango”, scritti entrambi dallo stesso Cavuti.
“Con questo testo” -afferma Cavuti- “ho voluto proiettare gli spettatori nei vicoli di una Buenos Aires il cui nome, accompagnato dalle note del Tango, riportasse alla mente non solo le emozioni di chi la vive, ma anche la vita portena ed il dramma di quanti, non molti anni fa, ne sono stati forzatamente strappati senza più farne ritorno”; una Buenos Aires in cui “la morte perseguita i sogni e sacrifica la vita”, in cui chi è rimasto “deve trovare il coraggio di affrontare gli assassini” di chi è stato definito semplicemente“desaparecido”. Cavuti e Di Sabatino hanno così reinterpretato il Tango, decodificandolo in un nuovo linguaggio, che, con l’improvvisazione jazzistica, diventa moderno ed ancora più affascinante.
Con lo spettacolo BluBlancoRosso- Tres Colores, infine, scritto, diretto e coreografato da Alex Cantarelli, si è potuto assistere alla fusione tra il Teatro, il Tango, la sua musica e le musiche di tutto il mondo. Accanto dunque ai brani più tradizionali di questa danza, anche composizioni di Keith Jarrett, Prince, Depeche Mode, Caetano Veloso e Scott Gibbons tra gli altri, nel rispetto della volontà dell’autore di parlare con il linguaggio del Tango riflettendo su quei tre colori-ideali che già ispirarono Kieslowsky. “Per me il Blu è un colore metafisico, legato all’acqua, alla pace alla libertà”-afferma Alex Cantarelli-; “Blanco è invece colore dell’uniformità, intesa nel senso negativo del termine, quella che noi insceniamo per deridere. Rosso, infine, è il colore del sangue che tutti accomuna, vero segno di fraternità tra gli individui”. Come una sorta di Tango primigenio, alle radici della musica popolare e colta.
L’idea di fondo? “L’essere contro ogni settarizzazione, alla ricerca delle radici comuni”.
Perché dunque, in un’era di globalizzazione, limitare l’espressione in compartimenti stagni e nazionalistici? Un’alternativa a questa piccolezza di pensiero sarà la prossima edizione del Meditangofestival; sotto l’unica bandiera della creatività e dell’arte.
-Pezzo pubblicato su InfoItaliaSpagna, bimestrale di Malaga per gli italiani in Spagna, nel numero di feb-marzo 2008-

09 febbraio 2008

Selvaggia-mente facendo..

Daniel Ezralow al Teatro Olimpico

“Disimparare per riprogrammare la nostra vita”: questo l’obiettivo di Why be extraordinary when you can be yourself, l’ultimo lavoro di Daniel Ezralow, in scena al Teatro Olimpico dal 12 al 24 febbraio.
L’uomo, spogliato di qualsiasi caratterizzazione, è in assoluto l’essere “più eccezionale”, benché spesso si pensi il contrario; persone normali, dunque, che sono riuscite ad affermarsi e a dare corpo alle proprie aspirazioni, sono i protagonisti di questo lavoro, finalizzato a permettere l’immedesimazione da parte del pubblico con i ballerini che si alternano in scena.
Un real work in progress, pertanto, dove la semplice invenzione propria del processo creativo, legherà i vari quadri che costituiscono lo spettacolo; le musiche che accompagneranno i ballerini, così come le vicissitudini delle persone “normalmente straordinarie” appartengono ai generi più disparati, annoverando tra esse, ad esempio, quelle dei Beatles, di Alanis Morrisette, degli U2 e di Ludovico Einaudi.
Riuscire a scoprire nuovamente quello che nella quotidianità viene dato per scontato e banale è ciò che la lente d’ingrandimento di Ezralow vuole portare sulla scena, nella speranza che ci sia qualcuno tra il pubblico, che si svegli dal venerare inutilmente falsi miti e lavori maggiormente sulla propria, straordinaria, felicità.

Why be extraordinary when you can be yourself
Teatro Olimpico
Piazza Gentile da Fabriano, 17
Biglietti dai 24 € ai 33 €
Spettacolo tutti i giorni alle ore 21.00, tranne la domenica alle ore 18.00. Giovedì riposo.
Tel. 06.3265991


A Chorus Line

Torna in scena lo spettacolo di maggior successo in cartellone a Broadway, A chorus line, a Roma con una nuova edizione prodotta dalla Compagnia della Rancia e da Giacaranda.
Come già nel 1990, questa edizione vedrà la regia associata di Saverio Marconi e Baayork Lee, la ballerina che ispirò originariamente con la propria vita il personaggio di Conie, uno dei diciassette ballerini in attesa di fare l’ultima parte dell’audizione per un musical di Broadway. La storia scritta, diretta e coreografata nel 1975 da Micael Bennett, ha per protagonisti, infatti, dei ballerini in lizza per il ruolo di ballerini di fila in un prossimo musical di Broadway; prima della scelta finale, però, il regista Zach li chiama uno per uno per farli parlare di sé, delle loro aspirazioni e della loro vita, il che scatena momenti di imbarazzo, di timidità, di sfrontatezza, di sincerità ma anche di calcolato divismo per ottenere la parte. Con le celeberrime musiche di Marvin Hamlisch (tra esse, come dimenticare One!) ed i testi di Edward Kleban, questa nuova edizione sarà allestita da Luis Villabon, con le coreografie originali della Lee e la co-coreografia di Bob Avian.

A chorus line
Teatro Brancaccio
Via Merulana, 244
Biglietti: da 20 € a 35 €
Per info: 06. 47824893



“Correspondances” al Festival Equilibrio

Questa sera, 9 febbraio, alle ore 21.00 nella Sala Petrassi dell’Auditorium, il secondo evento di danza contemporanea all’interno del Festival Equilibrio, partito all’Auditorium lo scorso 6 febbraio, dove resterà fino al 26 del mese: Correspondances.
In scena il Mali ed il Sudafrica del duo Donko Seko, formato dalle ballerine e coreografe Kettly Noel e Neilisiwe Xaba, per la prima volta in Italia. Lo spettacolo è un incontro tra due donne che si sono conosciute tramite un lungo epistolario; nel corso dei 50 minuti dello spettacolo, le due ballerine, che interpretano Madame X e Madame Y, daranno vita ad una discussione fatta con parole, danza e risate sul tema dell’incontro, inteso sia come ri-trovarsi, più malinconicamente come momento degli “appuntamenti mancati”, sia come ri-scoprirsi, ossia scoprirsi di nuovo, dal vivo questa volta, reciprocamente seduttive ed ironiche, gelose e genuine nel loro rapporto d’amicizia.
Prossimo appuntamento il 12 ed il 13 febbraio con la Compagnia brasiliana Membros, che, in prima italiana presenta la sua ultima creazione, Febre, sulla vita dei ragazzi di strada in Brasile.

Correspondances (e anche Febre)
Equilibrio Festival
Biglietto unico: 15 €
Auditorium Parco della Musica
Viale P. de Coubertain, 34
Botteghino: 06.8082058


-Articolo pubblicato su Romaweek del 9-16.02.08-

02 febbraio 2008

Equilibriofestival

Rassegna curata da Giorgio Barberio Corsetti giunta alla quarta edizione, Equilibrio Festival è il festival della danza contemporanea che, a partire dal 6 febbraio -fino al 26 febbraio- si terrà presso l’Auditorium Parco della Musica. Formula vincente non si cambia; anche quest’anno dunque, saranno proposti al pubblico i lavori dei maggiori coreografi internazionali, insieme a quelli di una serie di giovani aspiranti coreografi, quest’anno in lizza per il neo-istituito Premio Equilibrio Roma, indirizzato ad artisti emergenti operanti sul territorio italiano. Dieci compagnie precedentemente selezionate, infatti, presenteranno ad una giuria internazionale, nelle serata del 13 febbraio, i loro brevi lavori, forme primordiali di ipotetici spettacoli più grandi; il Premio assegnato sarà la possibilità di trasformare in spettacoli veri e propri queste brevi coreografie, attraverso un contributo di produzione di 20.000 euro e la possibilità di presentare nel corso dell’edizione 2009 del Festival Equilibrio il progetto finito.
Come l’anno passato, inoltre, sarà ospitata all’interno dell’Equilibrio Festival anche Danza in video, una rassegna audiovisiva proveniente dai cinque continenti, che, attraverso video sperimentali, film di grandi coreografi o documentari rari ripercorreranno un excursus storico-cognitivo di quest’arte.
Aprirà la rassegna l’attesissima ed ultima opera coreografica di Marie Chouinard, Orphée et Euridyce, ispirato all’artista canadese dalla favola d’amore del mito greco, ripreso, fra i tanti, anche da Omero nelle sue Metamorfosi. Seguirà, il 9 febbraio, Correspondances, lavoro del duo africano Kettly Noel e Neilisiwe Xaba, per la prima volta in Italia.
Sarà poi la volta, l’11 febbraio, della Compagnia Virgilio Sieni, che con Tregua_intorno ai corpi esplorerà la coscienza della guerra attraverso il dolore del corpo; dal Brasile, inoltre, il 12 ed il 13, la Compagnia Membros proporrà Febre, che, con un linguaggio che spazia dall’hip hop al teatro alla danza contemporanea, proverà a raccontare la dura vita dei ragazzi di strada brasiliani.
Attesissimo è anche lo spettacolo di Padrini Chettur, la figura più importante della nuova coreografia indiana, per la prima volta in Italia con Paperdoll, spettacolo tutto al femminile di certa bellezza, in scena il 15 febbraio.
Il collettivo belga Peeping Tom, inoltre, tornerà per la terza volta al Festival Equilibrio (il 19 ed il 20) con Le Sous-sol, incentrato sul tema della vecchiaia e della morte, mentre la bravissima Shantala Shivalingappa proporrà il 22 ed il 23 un programma di quattro assoli da lei interpretati, Namasya. A chiudere questa edizione di Equilibrio Festival, poi, ancora una prima per l’Italia, quella dello spettacolo Opening Night, coprodotto dalla Fondazione Musica per Roma ed eseguito dalla giovane compagnia Les Slovaks.
Come ogni anno, infine, alcuni di questi coreografi terranno masterclass e laboratori per danzatori professionisti.

Equilibrio festival
Dal 6 al 26 febbraio 2008
Auditorium Parco della Musica
Viale P. De Coubertain, 34
Biglietti tra i 15 € ed i 20 €, a seconda dello spettacolo
Per info: 06.80241281


-Pezzo uscito su Romaweek della settimana 2-9.02.2008-