18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!


31 maggio 2008

RomaYogaFestival a Villa Pamphili

Sabato 7 e domenica 8 giugno Roma sarà la capitale dello yoga: presso la Cascina Farsetti di Villa Doria Pamphili, si terrà infatti il Romayogafestival, un festival tutto dedicato a questa antica disciplina indiana che fa parte dei darshana (i sistemi ortodossi della filosofia induista) ed il cui scopo principale è il congiungimento del corpo, della mente e dell’anima con Dio (o Paramatma).
Organizzato in collaborazione con il Comune di Roma e la Regione Lazio, il Romayogafestival ripropone nella Capitale l’esperimento che ha già riscosso grande successo nelle due precedenti edizioni milanesi: dar vita cioè ad una manifestazione di due giorni in cui vengono affrontate le diverse anime dello yoga classico. Accanto quindi a ben 20 workshop tenuti da maestri provenienti da tutta Italia, la Cascina Farsetti ospiterà anche uno spazio aperto a tutti -e gratuito- in cui si terranno brevi lezioni di yoga di 45 minuti circa (senza inoltre bisogno di prenotazione), un’area contatti ed informativa e 4 atelier esperenziali, vale a dire luoghi studiati appositamente per far fare esperienza, anche ad un pubblico di non praticanti, attraverso incontri tenuti da esperti sull’argomento.
“Le vie dello Yoga” è il tema che la manifestazione -organizzata da Giulia Borioli- sviluppa; saranno presenti per delineare tutte le sue vie, dunque, anche 40 scuole di yoga di Roma e dintorni, che proporranno ai visitatori i propri corsi, seminari, programmi e viaggi, mentre una piccola mostra di disegni curata da Alain Danielou e di foto di Raymond Burnier aiuterà ad approfondire la conoscenza dei paesi orientali attraverso un viaggio ideale in quelle terre lontane.
Se Catherine Spaak durante un incontro aperto al pubblico racconterà il suo percorso verso la consapevolezza, Willy Van Lysebeth –figlio di quel Van Lysebeth, tra i padri dello Yoga in Occidente- condurrà un seminario sul soffio; Lisetta Landoni, dal canto suo, presenterà il Kryia Yoga, una particolare tecnica avanzata di meditazione, finalizzata ad accellerare l’evoluzione dell’uomo e a condurlo a realizzare Dio (e la cui tecnica vera e propria può essere rivelata solo agli iniziati).
Nel corso della manifestazione, Tite Togni presenterà inoltre l’Iyengar Yoga, un particolare metodo, dedicato a corridori e maratoneti, che agisce a livello fisico, emozionale e mentale attraverso l’allineamento, la simmetria, la precisione nell’esecuzione, la sequenza e la durata degli Asana, ossia le posizioni.
Elisabetta Furian, infine, si occuperà dell’area bimbi, dove cercherà di far avvicinare a questa disciplina anche i piu’ piccoli con le modalità del gioco, mentre magari i genitori li aspettano all’apposito bar vegetariano predisposto.
La garanzia della qualità dei maestri che intervengono a questo festival è inoltre garantita da un Comitato d’Onore composto da esperti super-partes provenienti da vari ambiti yoga, il cui compito è, per l’appunto, avallare la qualità di quanto proposto.
Prenotarsi ai workshop ed agli atelier è semplice, anche se possibile solo online sul sito http://www.romayogafestival.it/ ; in entrambi i giorni, dalle 8 di mattina alle 20, quindi, ci si può rigenerare lo spirito e la mente…bastano solo abiti comodi ed un tappetino!

7 e 8 giugno
Romayogafestival
Cascina Farsetti – Villa Doria Pamphili
Entrata Via Leone XIII, 75
Dalle 8.00 c.ca alle 20.00 c.ca
Per informazioni: 06.87903155
Ingresso gratuito alla Cascina

I workshop (di 2 ore) e gli atelier (di 1 ora e 30 l’uno): 20 € con prenotazione;


-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 31.05-07.06.2008-

Selvaggia-mente facendo..

Questa settimana la consueta rubrica si differenzia e propone due festival e tre segnalazioni per ogni festival.

Il primo festival è CinaviCina, in corso all’Auditorium Parco della Musica fino all’8 giugno.
Il 31 maggio ed il 1 giugno, alle 21.00 nella Sala Petrassi, è di scena la Guangdong Modern Dance Company, che presenta due coreografie diverse ed intense: Sticks e Upon Calligraphy.
Gli sticks, i fiammiferi, sono un espediente comunemente usato dagli studenti di danza per annotare sequenze di passi e movimenti; qui, i fiammiferi diventano un mezzo per pensare e raccontare storie, quella di Sang Jiljia nello specifico, che attraverso la coreografia ideata racconta la sua passione per la danza, le storie personali dei ballerini, la monotonia urbana di ogni giorno. Upon Calligraphy, invece, è una poesia in movimento: la danza trae origine dai diversi stili di scrittura cinesi, dalle Ossa Oracolari fino allo Stile Corsivo, tracciando il percorso della comunicazione cinese attraverso i gesti ed i movimenti ora lenti ora vigorosi, specchio fedele degli stili scrittori orientali.
Il 3 ed il 4 giugno, questa volta presso il Teatro Studio -ma sempre alle 21.00-, sarà la volta della Beijing Modern Dance Company, che con Beijing Vision proporrà cinque estratti tra i piu’ significativi dell’intera produzione di questa affermata ed importante compagnia cinese.
Il 5 ed il 6 giugno, infine, di nuovo alle 21.00 nella Sala Petrassi, con Silver Rain della City Contemporary Dance Company di Hong Kong, il lavoro dei sette coreografi capisaldi della danza moderna cinese viene riunito e sviluppato come visioni teatrali contrastanti della Cina del passato e del presente, dove la forte immaginazione visiva fa da collante alle diverse coreografie.

31 maggio e 1 giugno ore 21.00
Guangdong Modern Dance Company
Sticks e Upon Callihraphy
Sala Petrassi

3 e 4 giugno ore 21.00
Beijing Modern Dance Company
Beijing Vision
Teatro Studio

5 e 6 giugno ore 21.00
City Contemporary Dance Company Hong Kong
Silver Rain
Sala Petrassi

Auditorium Parco della Musica
Via P. de Coubertin
Biglietti: 15 €
Infoline: 06.80241281


Il secondo festival è la rassegna dedicata alla danza butoh, Trasform’azioni08, che si conclude anch’esso l’8 giugno.
Per la terza sessione conclusiva del Festival, il gruppo Lios -ideatore ed organizzatore della rassegna-propone The left-handed woman (il 5 giugno) e Battito d’ossa. I fasti di un corpo povero (il 6 giugno), mentre la conclusione di questa ottava edizione è affidata ad Akira Kasai, che con il suo assolo Snow Blue propone la forza originiraria del butoh contaminata con le teorie di Rudolf Steiner.
Un cammino, quello proposto dalla rassegna Trasform’azioni che vuole indagare sulle realtà della danza butoh contemporanea, senza per questo dimenticarne le radici e le caratteristiche stilistiche originali.

Trasform’azioni 08; Rassegna di danza butoh
- 5 giugno ore 21.00
The left-handed woman

- 6 giugno ore 21.00
Battito d’ossa. I fasti di un corpo povero

- 7 e 8 giugno ore 21.00
Snow Blue

Teatro Furio Camillo
Via Camilla, 44
Biglietti: 10 € intero, 8 € ridotto + 2 € tessera teatro
Infoline: 06.7804476

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 31.05-07.06.08-

Dalla Cina gli acrobati dell'impossibile all'Auditorium Parco della Musica

All'interno del Festival CinaviCina in corso all'Auditorium Parco della Musica fino all'8 giugno, la Chongqing Acrobatic Troupe darà vita ad uno spettacolo di rara suggestione; dal 6 all'8, infatti, presso la cavea dell'Auditorium, nove acrobati provenienti dall'antica città di Chongqing si cimenteranno in numeri acrobatici particolarissimi.
Immaginando di trovarsi in un'angusta cucina, due cuochi, invece di preparare deliziosi manicaretti, cercheranno piuttosto di tenere in equilibrio su un dito o sulla testa pentole, tegami e padelle, fino a farli roteare a gran velocità su un lungo palo; in un altro numero, invece, altri due acrobati, in bilico su un secchio, daranno la dimostrazione di come si possa restare in equilibrio anche su un oggetto tondeggiante purché vi sia la cooperazione dell'equilibrio di due corpi.
La Chongqing Acrobatic Troupe presenterà anche numeri piu' conosciuti al pubblico occidentale, come quello degli anelli (muovendo avanti ed indietro cinque anelli, gli acrobati realizzano salti mortali e passi di danza), quello di antipodismo (il lancio e la presa di oggetti di uso quotidiano -tra cui anche banchi e bacinelle!- attraverso incredibili evoluzioni) e quello di puro equilibrismo.
A costituire la parte centrale della loro esibizione, infine, un numero chiamato "Shadow boxing", risultato della combinazione perfetta tra acrobazia ed arti marziali cinesi: lo spettacolo proposto ha vinto la medagli d'oro alla Chinese Wu Qiao International Acrobatic Competition, oltre ad esser stato portato sui palcoscenici di tutti il mondo con grande successo.

6 giugno ore 19.00
7 giugno ore 11.00 e 17.00
8 giugno ore 11.00 e 23.00
Chongqing crobatic Troupe al Festival CinaviCina
Cavea dell'Auditorium Parco della Musica
Via P. de Coubertin
Ingresso libero
Infoline: 06.80241281

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 31.05-7.06.2008-

Selvaggia-mente...Classica!

I Quartetti di Mozart al Palazzo delle Esposizioni


Domenica 1 giugno, alle 11.00, si chiude il primo ciclo di concerti dell'integrale dei Quartetti di Mozart da lui dedicati ad Haydn e promosso dall'Accademia Filarmonica Romana. In programma il Quartetto in Re minore K. 421 (417b) ed il Quartetto in Do Maggiore K. 465 (Dissonanze), realizzati dal Quartetto Bernini, complesso in residence presso la Filarmonica. Il concerto verrà registrato da Rai-Radio Tre.

1 giugno
Quartetto Bernini esegue due Quartetti di Mozart
Ore 11.00
Auditorium del Palazzo delle Esposizioni
Via Milano 9 a
Biglietti: 8 €
Infoline: 06.3201752

Le notti romane del Teatro Marcello

Si inaugura il 5 giugno la XX edizione del Festival Musicale delle Nazioni al Teatro Marcello, consueta manifestazione inserita all'interno dell'Estate Romana che durerà fino al 28 settembre.
All'interno dello splendido teatro voluto da Giulio Cesare -e da lui progettato, sebbene sia stato poi completato da Augusto-, ogni sera, alle 20.30 saranno eseguiti brani di musica classica.
L'inaugurazione è affidata al clarinetto di Giuseppe Magliocca ed al pianoforte di Ada Bracchi, che eseguiranno musiche di Debussy (Première Rhapsodie), von Weber (Variations op. 33), Widor (Introduction et Rondo Op. 72) e Brahms (la Sonata in Fa Minore Op. 120 n.1). Il giorno seguente, il 6 giugno, sarà invece la volta delle Quattro Ballate Op. 10 di Brahms e delle Quattro Ballate di Chopin, eseguite dal pianista Thomas Schwan. Per sabato 7 giugno è prevista infine la Sinfonia n. 8 di Dvorak ed il Concerto per Pianoforte ed Orchestra n. 2 in Do Minore di Rachmaninov, realizzata dall'Orchestra Accademica di Zurigo diretta da Johannes Schiaefli e dal pianoforte di Emanuel Rimoldi-Margaritescu.

XX Festival Musicale delle Nazioni
Dal 5 giugno al 28 settembre
Ogni sera ore 20.30
Biglietti: 15 € (12 € per il concerto e 3 € per l'accesso all'area archeologica)
Parco Archeologico del Teatro Marcello
Via del Teatro Marcello, 44
Infoline: 06.87131590

Chiusura del Festival CinaviCina

L'8 giugno l'imponente festival dedicato alla Cina che si svolge fino all'8 all'Auditorium si concluderà con un concerto che ha per protagonisti l'Orchestra di Roma e del Lazio diretta da Tan Li Hua. Chen Chunyuan all'erhu e Tang Junqiao al flauto saranno invece i solisti del concerto, dedicato ai tre piu' importanti compositori contemporanei cinesi: He Xuntian, Guo Wenjing e Wang Xi-Lin.

8 giugno
Orchestra di Roma e del Lazio
Tan Li Hua direttore, Chen Chunyuan erhu e Tang Junqiao flauto
Auditorium Parco della Musica - Sala Santa Cecilia
Ore 21.00
Via P. de Coubertin
Ingresso gratuito previo ritiro vaucher (che si potranno ritirare fino ad esaurimento presso la Biglietteria Centrale dell'Auditorium)
Infoline: 06.80241281

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 31.05-7.06.2008-

26 maggio 2008

Intervista a Mogol

Chiacchierando a tratti, col cellulare, durante un suo viaggio in macchina, ecco quello che ci ha detto Mogol, alias Giulio Rapetti, il piu’ grande autore di testi che la canzone italiana abbia mai avuto.
I testi da lui scritti sono piu’ di 1500 e ha collaborato con i piu’ grandi artisti di ieri e di oggi (tra tutti il longevo rapporto con Lucio Battisti, ma anche con Adriano Celentano, Riccardo Cocciante e Mina).
Mogol, come una divinità della parola, viene erroneamente definito “paroliere”; ma è un termine quanto mai inappropriato, se se ne considera il riduttivo senso, (come dire a uno scrittore che è uno scribacchino!) e si tiene inoltre in considerazione la denominazione specifica della SIAE (autore di testi, per l’appunto).


E i testi sono fatti di parole…per cui, signor Mogol, che valore ha per lei la parola?
La parola è tutto, è il mezzo di comunicazione che abbiamo oltre alla scrittura. Se gli animali hanno i loro specifici versi, noi abbiamo la parola per esprimere ciò che si pensa e si sente. E’, quindi, essenziale.

Nonostante la sua enorme produzione, c’è ancora qualche argomento che non ha toccato e che vorrebbe invece quanto prima affrontare?
Io non parto mai dal “progetto canzone”, scrivo per musiche che mi piacciono quello che in quel momento mi suggerisce la musica stessa. Non parto mai da un progetto di argomento, parto dall’atmosfera della musica e da quello che credo sia il testo da tracciare, quello che penso sia adatto a quell’atmosfera.

Il suo processo compositivo, per lei, è piu’ come un parto, uno svuotamento, o piuttosto è un momento di liberazione dei pensieri?
Tutte queste cose, direi. Parto, svuotamento e liberazione sono per me la stessa cosa; si tratta di liberare quello che c’è dentro attraverso un’atmosfera. Io mi ricollego il piu’ possibile alla vita, quindi il mio processo compositivo è un mix di queste tre cose; non sono un autore di fantasia, sono un autore di cronaca; quando scrivo cerco di ripensare a momenti della mia vita, a qualcosa che ho sentito, cerco di rimanere calato, immerso in un discorso di rapporto umano che sia reale.
Non studio argomenti per far presa, scrivo quello che vedo vivere e che vivo.

A proposito di finzione, o di pseudo finzione, che cosa ne pensa di quei programmi televisivi finalizzati a creare -o portare alla luce, dipende dai casi- presunti talenti artistici?
Noi abbiamo una scuola molto seria, il CET, una scuola di valenza mondiale ormai, che, ovviamente ha altri obiettivi rispetto a questi programmi. Lo spettacolo della scuola, lo spettacolo televisivo, ha come obiettivo quello di interessare la gente, il CET quello di valorizzare e migliorare la qualità degli artisti, sono due obiettivi diversi.

A proposito del CET (Centro Europeo di Toscolano, un’associazione no profit per lo sviluppo della cultura e della musica) ci può parlare di come sia nato questo progetto?
Il CET è nato dal fatto di voler creare e rafforzare una qualità della musica popolare. Oggi il fatto creativo si stava indirizzando verso il marketing e questo non porta a migliorare la cultura, ma piuttosto sprona a cercare d’arrivare al livello di tutti. Non è un modo di ragionare che porta a salire, però, bensì a scendere. Il CET invece persegue l’ascesa, ed è diventato un’università,-tant’è che ai nostri allievi diamo anche i crediti-, proprio per attestare ulteriormente una necessaria formazione academica di alto livello.


Il prossimo 7 giugno, al Forte di Bard in Valle D’Aosta verrà premiato il vincitore della prima edizione del Premio Mogol, un riconoscimento appositamente istituito dall’Assessorato Istruzione della Regione Val D’Aosta per il miglior testo dell’anno.
A comporre la commissione esaminatrice, una Giuria Ufficiale -presieduta dallo stesso Mogol- e composta da Barbara Palombelli, Aldo Cazzullo e Linus. Loro compito è stato scegliere il miglior autore all’interno di una short list di 35 brani.
Vincitore di questa prima edizione è stato decretato Jovanotti, per la sua canzone Fango, singolo uscito nel dicembre 2007 e successivamente inserito nel suo ultimo album Safari. Inevitabile, dunque, chiedere a Mogol il perché di questa scelta..

Jovanotti ha scritto un testo che a mio parere è di una poesia attuale; se la poesia di per sé è espressione di un’emozione, tuttavia non tutte le poesie-anche tra quelle che si studiano a scuola!- danno emozioni. Sono convinto infatti che il valore poetico non sia riconducibile a compiacenze letterarie od effetti particolari appositamente creati per suscitare emozioni.
Per me la poesia è aderenza alla vita senza né filtri né riserve, che può portare alla gioia oppure alla lacrima; è gusto o disgusto, tenerezza o rabbia, è istinto ed impulso, delusione profonda annacquata dalla rassegnazione.
La poesia è passato e presente che si incontrano, o si scontrano. Ma soprattutto è innocenza e sincerità.
Ho riscontrato profonda sincerità in questo testo, un’esigenza assoluta di esprimersi che è palpabile nelle sue parole. Il discorso della bellezza, della speranza e del fango mescolati è secondo me un discorso di grande autenticità. Inevitabile, quindi, premiarlo.
Anche perché questo premio credo che incentivi veramente la creatività autentica; non è un premio che si conquista con un favore, ma piuttosto un premio dato a quello che crediamo profondamente sia stato il meglio.

A proposito di questo premio, esso consiste in un tatà, cioè un antico giocattolo valdostano raffigurante un cavalluccio su due ruote. Come mai avete deciso di simbolizzare un premio ad un autore con un giocattolo del genere? Che relazione c’è?
Per me la poesia sono grida disperate contro l’ingiustizia, ma soprattutto è innocenza; cosa c’è, dunque, di piu’ innocente di un giocattolo di bambino? Quale è la cosa che appartiene per eccellenza al mondo di un bambino? Il proprio giocattolo.
Anche se apparentemente non sembra, quindi, a ben guardare, c’è una grande relazione tra il premio come concetto ed il premio come oggetto, anche se devo riconoscere che è una corrispondenza che non è stata cercata, ma che è spiuttosto saltata fuori, come fosse stato il destino. La decisione di dare un tatà, infatti, è stata della Regione Val D’Aosta, molto legata alle proprie tradizioni e a questo antichissimo ed importante giocattolo. Trovo che questo premio sia bellissimo; senza contare che ha certamente il valore aggiunto di legare il riconoscimento tecnico-artistivo con la purezza, la spontaneità e l’innocenza.

Il Premio Mogol è dunque un premio alle capacità artistiche di un autore di testi; ma la comunicazione oggigiorno è diverso rispetto ad un tempo. Secondo lei com’è il modo attuale di comunicare attraverso le canzoni? Ritiene sia cambiato? Crede ci siano dei valori aggiunti o piuttosto delle qualità in meno rispetto a prima?
Credo che la comunicazione di oggi sia fondamentalmente piu’ diretta, anche se non sempre; come nel passato, ci sono testi belli e meno belli, ma è normale. Non sono mai stato troppo favorevole all’ermetismo, anche perché poi un autore quando è ermetico forse in fondo vuole esserlo solo per ottenere del credito, ill che sminuisce il messaggio che in ogni caso si è prodigato a diffondere. Non amo chi vuole essere volutamente complicato; io quando mi esprimo cerco di farmi capire dalla gente. La comunicazione di oggi è piu’ diretta e quindi piu’ aderente alla vita; è per fortuna un adeguamento alla comunicazione globale fra gli uomini. Questo è sicuramente un valore aggiunto.

Pensa che questo modo di comunicare piu’ diretto sia una delle poche cose positive del mondo discografico attuale o ne salva anche qualcos’altro?
Credo che la creatività e l’industria discografica siano due cose distinte. I discografici poverini hanno i loro problemi a sopravvivere, dato che la cultura attuale ritiene che la musica vada regalata -e spero che questa credenza non si diffonda anche nel mondo dell’industria o si andrebbe in rovina!-. La discografia di per sé non è creativa, è una industria che sta dietro ai creativi che scrivono; se loro sono piu’ diretti, è certamente un miglioramento generale per la discografia, sempre che la scrittura sia spontanea e non piuttosto un mezzo per fare successo, con un valore artistico inferiore.
C’è ovviamente una enorme differenza tra una canzone molto bella ed una fatta per ottenere successo; sicuramente le canzoni belle sono quelle che restano. Per quanto mi riguarda, sono stato in questo senso molto fortunato, però ho anche cercato di aiutare la fortuna, cercando di essere sempre molto sincero. Se dovessi scrivere seguendo delle formule, sicuramente non avrei piu’ un contatto con il pubblico. Cerco sempre di rapportarmi alla vita, alle cose che vivo o che ho vissuto, che dico o che ho detto; la vita è di per sé ispiratrice autentica.

Prima abbiamo parlato di bambini ed innocenza; com’è stato vedere suo figlio Francesco quest’anno sul palcoscenico dell’Ariston?
Francesco si è conquistato la mia stima attraverso il lavoro, cosa difficile perché le assicuro che non sono morbido come padre, non mi accontento tanto, anzi. Da quando mi ha detto di voler fare un disco, sono passati 12 anni per realizzarlo; è diventato nel tempo un ottimo autore, molto studioso, e non ha mai mollato.
Senza contare che al giorno d’oggi trovare qualcuno che ti promuove un disco non è facile; io ho vissuto in tempi in cui bastava portare un disco carino e ti promuovevano subito, adesso è molto difficile, soprattutto se non si ha un grande nome.
Credo che l’album che ha realizzato sia molto bello, non potrei che provare orgoglio, quindi, per questa sua carriera.

Il viaggio è finito, gli impegni lo richiamano all’ordine e con l’immagine di un orgoglioso padre che mi gira il contatto per avere il disco del figlio, certo che ne potrei apprezzare le sue qualità artistiche, termina la mia lunga conversazione con Mogol.

-Intervista pubblicata su Lineamusica.it il 25.05.08-

24 maggio 2008

Festival CinaviCina. L'Oriente non è mai stato così vicino

Si è inaugurato ieri all’Auditorium il Festival CinaviCina, momento monografico organizzato dalla Fondazione Musica per Roma, in collaborazione con il Centre of International Cultural Exchange. Fino all’8 giugno, 400 tra ballerini, attori, fotografi ed artisti di varia natura animeranno il Parco della Musica per il principale evento internazionale promosso dal Governo Cinese in Europa prima dei Giochi Olimpici.
Ricco il calendario di appuntamenti previsti; fino a questa sera è in scena uno spettacolo dedicato al piu’ famoso poeta della dinastia Tang, Li Bai, con l’Orchestra ed il Coro della Shangai Opera House; l’opera, Poet Li Bai, composta da uno dei maggiori artisti cinesi viventi, Guo Wenjing, viene realizzata in lingua originale con sottotitoli in italiano.
Il 28 ed il 29 maggio, è la volta di una yu opera, ricercata forma tradizionale di teatro, a metà strada tra il farsesco ed il melodrammatico, in cui le parti cantate sono predominanti e messe in risalto vicende possenti e forti sentimenti: si tratta di Cheng Ying salva l’orfano degli Zhao, con la regia di Zhang Ping e l’Henan Opera House, rappresentato per la prima volta al di fuori dei confini cinesi.
Oltre alla lirica, tra gli spettacoli anche quelli di due capisaldi del teatro nazionale: se I love peach blossoms della Beijing People’s Art Theatre -storia d’amore e tradimento ambientata in epoca Tang (618-907 d. C.)- è godibile solo questa sera, la commedia agrodolce in tre atti The Salty Taste of Cappuccino dello Shanghai Dramatic Arts Centre sarà invece in scena il 31 maggio ed il 1 giugno.
Il Festival CinaviCina è contenitore anche di spettacoli di danza contemporanea; il 31 maggio ed il 1 giugno la Guangdong Modern Dance Company presenta due coreografie (Sticks e Upon Calligraphy) dall’indubbia raffinatezza e fascino, mentre il 5 e 6 giugno sarà la volta della City Contemporary Dance Company di Hong Kong, che ha riunito in Silver Rain i lavori di sette coreografi capisaldi della danza moderna cinese, sviluppandoli come visioni teatrali contrastanti della Cina del passato e del presente.
Nemmeno la musica viene dimenticata in questo Festival: ospite d’eccezione del 2 giugno è infatti Liu Sola, enfante terrible della nuova scena musicale cinese, fondatrice della prima jazz band cinese della storia. Il 7 e l’8 giugno saranno invece dedicati alla musica tradizionale cinese, con il Coro Giovanile dell’Inner Mongolia e la Butterfly Girls Band; la prima si caratterizza per le interpretazioni a cappella in stile mongolo, la seconda è invece una band composta da giovani musiciste che interpretano la musica tipica della provincia di Zhejiang con strumenti tradizionali a fiato e a corda, come i flauti di bambu’ e gli ehru.
La chiusura del Festival è affidata a Tan Li Hua, che dirigerà l’Orchestra di Roma e del Lazio nell’esecuzione delle opere di tre dei piu’ importanti compositori contemporanei cinesi: He Xuntian, Guo Wenjing e Wang Xi-Lin.
Per gli eventi dedicati alla tradizione, fino al 2 giugno in giorni ed orari differenti, la Cavea ospita la tradizionale Danza del Leone realizzata dalla Dongguan Shipai Lion Dancing Troupe, eseguita generalmente in occasione del Capodanno cinese. I monaci guerrieri del tempio di Shaolin, nel frattempo, daranno dimostrazione (ed effettueranno workshops) dell’arte del Kung Fu, antico mix di forza, abilità e concentrazione, mentre le arobazie della Chongqing Acrobatic Troupe proveranno a sfidare le leggi della fisica ed il Teatro delle Ombre di Huazhou quelle dell’immaginazione e del verosimile.
Durante il Festival, infine, lo spazio AuditoriumArte ospita due installazioni video del centro di ricerca TIMAC e nel padiglione cinese è possibile acquistare prodotti dell’artigianato cinese, sperimentare l’anitica arte dei massaggi e gustare la gastronomia cinese nell’apposito ristorante.

Festival CinaviCina
Dal 23 maggio all’8 giugno
Infoline: 06.80241281

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 24-31.05.2008-

Selvaggia-mente facendo..

Il Blutango del Teatro Vittoria

Dall’ideatore di Nogravity e Comix, Emiliano Pellissari, un viaggio all’interno del Tango, una sua mappa fatta di schizzi, accenni musicali, annotazioni e dettagli attraverso tredici quadri, come tredici scorci di un medesimo edificio.
E’ Blutango, in scena fino all’8 giugno al Teatro Vittoria; oltre ai ballerini argentini Noemi Wolfsdorf e Claudio Jurman, lo spettacolo prevede anche la partecipazione di quattro acrobati- danzatori: Clelia Fumanelli, Annalisa Ammendola, Gloria Dorliguzzo e Gennaro Guadagnolo.
Blutango è uno spettacolo che il regista afferma appartenere allo physicall thetre, vale a dire a quel teatro che sostituisce la grammatica teatrale classica con una immaginifica, dove pittura, musica e scultura si coniugano con la danza, l’atletica circense e la mimica. Praticamente, un rinascimentale teatro delle meraviglie.

Blutango
25 maggio ore 18.00, 28 maggio ore 17.00, gli altri giorni ore 21.00
Teatro Vittoria
Piazza Santa Maria Liberatrice, 10
Biglietti: 22 € galleria, 27 € platea
Infoline: 06.5740170



Deep White al Teatro Vascello

Diretto e coreografato da Andrea Cagnetti, Deep White, Il Colore Bianco di un Amore -in scena il 29 ed il 30 maggio al Teatro Vascello- è uno spettacolo che racconta la genesi delle emozioni e dell’amore L’alfa e l’omega, lo yin e lo yang della psiche di ogni individuo sono qui analizzati e rappresentati, per giungere fino alla loro realizzazione e completamento nel momento dell’incontro e dell’amore con l’altro.
In scena, due amanti vestiti di bianco, dunque, un uomo ed una donna, che, dopo aver preso coscienza delle differenze insite nelle loro rispettive nature, si fondono in un abbraccio, gesto non solo di comprensione e di rispetto, ma anche di restituzione della propria identità pur nella fusione con l’altro.
Alle musiche di Alva Noto e Ryuichi, ballate da Andrea cagnetti ed Alessandra Gattei, si alternano le voci di Luisa Mariani e Luca Dresda, interpreti di un dialogo di Sergio Gilles Lacavalla.

29 e 30 maggio
Deep White
Teatro Vascello
Via Giacinto Carini, 78
Biglietti 15 €, con riduzioni per le scuole di danza
Infoline: 06.5881021


-Pezzo publicato su RomaWeek del 24-31.05.2008-

Amarsi malgrado al Teatro Sala Uno

E’ di scena dal 26 maggio l’amore al Teatro Sala Uno, ma non quello tragico o scanzonato di Shakespeare, e nemmeno quello epico o quello platonico.
E’ piuttosto un amore non convenzionale, non integrato e non corrente quello raccontato in Amarsi malgrado, complici forse i numerosi fattori che già di per sé lo caratterizzano come prodotto unico.
Se il regista dello spettacolo (che verrà rappresentato fino al 1 giugno) è infatti uno solo (Hossein Taheri), le mani che lo hanno scritto sono state quattordici, che hanno così dato vita a sette brevi atti unici, interpretati da sei attori.
Molte le provocazioni, diverse ed interessanti le angolature proposte, sette emisferi in cui vige la diversità sono le peculiarità di Amarsi malgrado, ed i titoli delle sette pieces che lo compongono ben fanno intendere del resto allo spettatore quello che si sta accingendo a vedere; da Serva tua, infatti, si passa a Sporcaccioni, attraversando Limbo, Il Pervertito ed il IX Cerchio: I Traditori di Chi si Fida.
Sono in scena, dunque, le manipolazioni dell’amore, le impotenze affettive e le aberrazioni del desiderio, insieme alle strutture poco canoniche della sessualità e degli attaccamenti macabri e morbosi. Un’indagine su sette condizioni non canoniche -ma non per questo meno reali- dell’amore, drammatizzate ad hoc sia dagli autori che dagli attori, tutti impegnati nel corso di drammaturgia che hanno finora seguito -e che ha portato come risultati questi scritti- ad analizzare e scandagliare il tema comune del volere bene senza volersene.
Se dunque l’amore significa da sempre “buoni sentimenti”, tuttavia, ci possono essere in una relazione anche delle sue forme “malate”, malsane, come ad esempio la patologica devozione, la ninfomania od il dongiovannismo, pittosto che un eros anaffettivo o legami diventati ormai solo virtuali, senza un reale contatto. Accanto ad esse anche alterazioni a volte strane dell’amore, come l’innamoramento in faccia alla morte e la spudoratezza emozionale della terza età.
Sembra derivare da Amarsi malgrado una coscienza pessimistica dell’amore, come se ormai, quello puro e non manipolato altro non sia che un fenomeno umano da poter rappresentare solo ed esclusivamente con sacre e profane rappresentazioni, fenomeno da considerarsi in via di estinzione nella sterile realtà di oggi.

Amarsi Malgrado
Dal 26 maggio al 1 giugno
Teatro Sala Uno
Piazza di Porta San Giovanni, 10
Dal lunedì al sabato ore 21.00, domenica ore 18.00
Biglietti: dagli 8 € ai 15 €
Infoline: 06.7009329


-Pezzo uscito su RomaWeek del 24-31.05.2008-

Selvaggia-mente...Classica!

La Tosca della Piccola Lirica al Teatro Flaiano

Spazio, durata e modalità di rappresentazione sfidano le convenzioni operistiche: è la Tosca della Piccola Lirica, in scena il 24 ed il 25 maggio al Teatro Flaiano.
L’esecuzione dell’opera, infatti, è affidata a giovani cantanti selezionati da concorsi, conservatori e scuole di canto, accompagnati da un’orchestra ridotta nell’organico -sebbene la resa musicale sia ciononostante grande, grazie alla nuova tecnologia ed alla cura del disegno audio- ed, infine, il racconto drammaturgico ha una durata di soli 90 minuti, pur nel rispetto della musica e del narrato.
Se i costumi sono rispettosi dell’epoca, c’è dietro però anche una ricerca storica adeguata a personaggi e situazioni, mentre le scenografie sono artigianalmente suggestive e percettive.
Non per niente, questo spettacolo è stato indicato dal quotidiano inglese The Independent come una delle dieci rappresentazioni da vedere in Italia.

La Tosca
Piccola Lirica
24 maggio ore 20.00
25 maggio ore 17.30
Teatro Flaiano
Via Santo Stefano del Cacco, 15
Biglietti: dai 44 € ai 66 €
Infoline: 06.6796496


Il Mahler di Dudamel

Ennesimo giovanissimo ed eccellente direttore d’orchestra all’Auditorium Parco della Musica: il ventisettenne Gustavo Dudamel, infatti, il 24, 26 e 27 maggio delizierà il pubblico con le note della sterminata Sinfonia n.3 di Gustav Mahler.
Caratteristica di questa Sinfonia è la sua vastità: negli oltre 90 minuti di durata (è la Sinfonia esistente piu’ lunga) Mahler ha dipinto in sei movimenti il risveglio di Pan e l’arrivo dell’estate, i fiori, gli animali del bosco, l’Uomo, gli Angeli e l’Amore.
Michelle De Young mezzosoprano, Norbert Balatsch maestro del Coro di Voci Bianche di Roma, l’Orchestra ed il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia saranno gli ulteriori strumenti del bravissimo direttore venezuelano, che dirige genralmente Mahler particolarmente bene.

Mahler, Sinfonia n.3
Gustav Dudamel, direttore
24 maggio ore 18.00
26 maggio ore 21.00
27 maggio ore 19.30
Auditorium Parco della Musica – Sala Santa Cecilia
Via P. de Coubertin
Biglietti: dai 17 € ai 44 €
Infoline: 06.8082058


Alfred Brendel all’Auditorium

Il 28 maggio, alla Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica, un concerto imperdibile: Alfred Brendel al pianoforte interpreterà l’Andante con viariazioni Hob. 17, 6 di Haydn, la Sonata in fa maggiore K. 533 di Mozart, il Rondò in fa maggiore K. 494 di Mozart, la Sonata n. 13 op. 27, n. 1 di Beethoven e la Sonata in si bemolle maggiore D 960 di Schubert.
Al di là delle composizioni scelte, il concerto è imperdibile perché rappresenta l’addio alle scene del virtuoso pianista austriaco classe 1931, prima dell’ultimo concerto che terrà a Vienna a dicembre prossimo.

28 maggio
Alfred Brendel
Auditorium Parco della Musica – Sala Santa Cecilia
Via P. de Coubertin
Biglietti: dai 19 € ai 34 €
Infoline: 06.8082058


-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 24-31.05.2008-

Teatri di Vetro a Garbatella

Piu’ di 40 artisti in 9 giorni, 24 spettacoli e 12 performance audio-video, spazi urbani “non convenzionali”, la programmazione di 30 aritsti l’anno passato non rappresentati -e che si sono riconosciuti nella denominazione di teatrinvisibili-, la successione serrata di danza, teatro e tutto ciò che si sperimenta tra i due campi: per sommi capi, è di Teatri di Vetro che sto parlando, festival dedicato alla sperimentazione teatrale intesa in senso lato, che fino al 1 giugno darà vita alla sua seconda edizione.
Vera e propria fiera/mercato del teatro indipendente, Teatri di Vetro è stato organizzato dalla Provincia di Roma, in collaborazione con l’Università RomaTre, la Fondazione RomaEuropa ed il Teatro Triangolo Scaleno.
Se durante la prima edizione il campo d’indagine delle realtà teatrali sperimentali era stato limitato alla sola realtà romana e della sua provincia, quest’anno è stata coinvolta nel progetto del festival anche la Regione Lazio ed è stata prevista un’apposita sezione per gli artisti nazionali.
Il Teatro Palladium è la location principale delle manifestazioni, però anche quest’anno si esce dalla convenzionalità del luogo attraverso l’utilizzo di alcuni luoghi urbani della Garbatella come valide alternative alle mura teatrali.
Accanto alla folta programmazione artistica, inoltre, ci saanno spazi di incontro ed approfondimento sui problemi e le prospettive del teatro indipendente, con l’intento di trasformare l’intero quartiere in cittadella del teatro, dove ovunque si possa fare e discutere di arte.

Teatri di Vetro
Dal 23 maggio al 1 giugno
Luoghi vari
Orari vari
Infoline: 06.4441218 (Triangolo Scaleno Teatro), o 06.57067761 (Teatro Palladium)


-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 24-31.05.2008-

17 maggio 2008

Selvaggia-mente facendo...


L'ultimo miglio al Teatro Greco

Chiude con il delicato tema della pena di morte la stagione del teatro Greco di Roma. Dal 20 al 23 maggio sarà infatti in scena L'ultimo miglio, un'opera soul di Rosario Galli e Renato Greco, con le musiche di Davide Pistoni.
Nel 2045 il genere umano vive quasi sempre sottoterra poiché in superficie l'aria è irrespirabile: esiste ancora, infatti, la pena di morte. Un giorno, nel tunnel della morte arriva l'Angelo Nero, Adonai Jesus -interpretato da Charlie Cannon-, condannato ingiustamente; grazie alla sua voce, si compiranno piccoli prodigi, come l'accesso alla speranza anche per chi lo accompagna nel suo ultimo viaggio.
Con le scenografie di Massimo Roth e le coreografie di Maria Teresa Dal Medico un viaggio emozionante e promotore di speranza, diretto da Renato Greco.

Dal 20 al 23 maggio
L'ultimo miglio
Ore 21.00
Teatro Greco
Via R. Leoncavallo, 10
Biglietti: dagli 11 € ai 20 € + p.v.
Infoline: 06.8607513

Il Corsaro del Teatro dell'Opera

Per la prima volta rappresentato nella sua versione integrale, torna a Roma uno dei balletti piu' complicati, sia per trama che per coreografia: Il Corsaro. Balletto in tre atti basato sul poema omonimo di Lord Byron, venne originariamente coreografato da Joseph Mazilier sulla musica di Adolphe Adam. Nel tempo il balletto subì molte revisioni, tra cui quelle di Jules Perrot, Petipa, Gorsky e Sergeyev, cui si aggiunsero anche modifiche e variazioni musicali di vari autori.
Il Teatro dell'Opera ne propone un nuovo allestimento, dal 20 al 28 maggio, con il corpo di ballo e l'orchestra del teatro -diretta dal Maestro Peter Tiboris-, le coreografie di Viatcheslav Khomyakov e le scene e i costumi di Francesco Zito.

Dal 20 al 28 maggio
Il Corsaro
Ore 20.30, tranne il 23, 25 e 29 maggio ore 17.00 ed il 24 ore 18.00
Teatro dell'Opera
Piazza Beniamino Gigli, 7
Biglietti: dai 13 € ai 58 €, esclusa la prima
Infoline: 06.48160255 - 06.4817003

La Danza del Leone all'Auditorium

All'interno del festival CinaviCina presso l'Auditorium Parco della Musica, dal 23 maggio al 2 giugno, alla Cavea, si potrà assistere ad uno degli spettacoli piu' belli della tradizione cinese: la danza del leone, eseguita dalla compagnia Dongguan Shipai.
La nascita di questa danza viene fatta risalire alla Dinastia Han (205-220 d. C.) e legata ad una leggenda: si racconta che nella città di Canton, anticamente, l'ultimo giorno dell'anno facesse la sua apparizione uno spaventoso mostro, che divorava le verdure dei contadini e, se particolarmente irritato, anche uomini ed animali. Convinti che si trattasse di una divinità, la popolazione di Canton decise di costruire una maschera ad immagine della testa di quel mostro, danzando per tributargli onori ed auguri; tuttavia, il mostro si impaurì e non torno mai piu'.
Da allora, ogni capodanno cinese, viene eseguita questa danza, come auspicio di un felice anno nuovo.

Dal 23 maggio al 2 giugno
Danza del Leone
Cavea dell'Auditorium Parco della Musica
Orari diversi a seconda dei giorni
Via P. de Coubertin
Biglietti: ingresso libero
Infoline: 06.80241281

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 17-24.05.2008-

Popolizio legge Pavese e Campana: è Musica e Poesia


Da ottobre, presso l'Auditorium Parco della Musica, con due incontri mensili si è dato vita al progetto Musica e Poesia, promosso dall'Accademia di Santa Cecilia e dalla Fondazione Musica per Roma.
Se da un lato durante i concerti si alternavano letture di testi poetici o dalla musica ispirati, dall'altra le voci piu' originali del teatro italiano si sono cimentate nella lettura delle poesie dei maggiori autori del Novecento (D'Annunzio, Ungaretti, Rilke, Morante, Pasolini tra gli altri).
Per l'ultimo appuntamento stagionale di questo progetto, il 19 maggio, alle 21.00, Massimo Popolizio leggerà i versi di Cesare Pavese e Dino Campana.
La scelta di unire i due poeti non è casuale: entrambi, infatti, sono accomunati da una sorte tragica, essendo l'uno morto suicida e l'altro -dopo esser stato ricoverato sin da giovane in un manicomio- morto per una misteriosa malattia durante l'ennesimo ricovero.
Ben evidente nei loro scritti è il disagio di vivere, risultato di una sensibilità spiccata e di contrasti intimi irrisolti. Due esistenze legate dalla solitudine e dal genio poetico, che come tale, include a volte anche sregolatezza, simbolismo ed efficacia emotiva.
Un ultimo appuntamento col Novecento degno di nota, col valore aggiunto di uno dei pupilli di Luca Ronconi.

19 maggio
Massimo Popolizio legge Cesare Pavese e Dino Campana
Auditorium Parco della Musica - Teatro Studio
Ore 21.00
Via P. de Coubertin
Biglietto unico: 10 €
Infoline: 06.80241281

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 17-24.05.2008-

Selvaggia-mente...Classica!

Da Topolino a Rota all'Auditorium

Un concerto che in realtà è una scommessa: in cartellone per il 17, il 19 ed il 20 maggio, infatti, una performance che ha per protagonisti Romin Ticciati, Mario Brunello e l'Orchestra Nazionale di Santa Cecilia. Il primo, giovanissimo (ha 24 anni) ma già acclamatissimo direttore inglese, ha messo insieme grandi musiche del '900: L'apprendista stregone di Dukas (reso noto da Fantasia di Walt Disney), il Preludio al pomeriggio di un fauno di Debussy e la Sinfonia n.1 op. 10 di Shostakovich. Al centro del programma, inoltre, il Concerto n.2 op.50 per violoncello ed orchestra di Nino Rota, eseguito dal bravissimo Mario Brunello.
Scommessa già vinta in partenza, dato che il 20 maggio sarà ripreso da RadioTre RAI per successivi passaggi televisivi.

17/19/20 maggio
Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Robin Ticciati direttore
Mario Brunello violoncello
Auditorium Parco della Musica - Sala Santa Cecilia
17 maggio ore 18.00; 19 maggio ore 21.00; 20 maggio ore 19.30
Via P. de Coubertin
Biglietti: dai 17 € ai 44 €
Infoline: 06.8082058

Suona francese all'Accademia d'Ungheria

Per Suona Francese, il 21 maggio, alle 20.30, presso l'Accademia d'Ungheria, Michele Marasco al flauto e Sara Matteo al pianoforte propongono un viaggio ideale nella musica moderna e contemporanea europea, con particolare riguardo per Milhaud (Sonatina), Martin (Ballade) e Messiaen (La Merle noir), senza escludere però Maderna (e la sua opera dedicata a Gazzelloni, l'Honeyreves), Maresz, Gentile e Dalbavie.

21 maggio
Suona Francese
Michele Marasco flauto, Sara Matteo pianoforte
Ore 20.30
Accademia d'Ungheria (Palazzo Falconieri)
Via Giulia, 1
Biglietti: ingresso libero
Infoline: 06.6889671

Tutti x 1 per la solidarietà

In esclusiva per l'Associazione Comitato Aurora Onlus, il grande Maestro Domenico Pierini sarà a Roma il 22 maggio all'Auditorium Conciliazione, dove dirigerà i Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino.
La serata, organizzata in collaborazione con il Comune di Roma, riserva ulteriori fattori di qualità: Mario Brunello al violoncello ed Andrea Lucchesini al pianoforte, insieme ai migliori violini del Maggio Fiorentino. In programma musiche di Vivaldi, Chopin, Albinoni, Insinna, Barber, Elgar ed Haydn, suonate per contribuire con il ricavato del concerto alla lotta contro l'adrenoleucodistrofia, rara malattia genetica che colpisce soprattutto i bambini.

22 maggio
I Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino
Domenico Pierini direttore
Mario Brunello violoncello, Andrea Lucchesini pianoforte
Ore 21.00
Auditorium della Conciliazione
Via della Conciliazione, 4
Biglietti: dai 30 € ai 60 €
Infoline: 06.45438146

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 17-24.05.2008-

La morte e la fanciulla: sei domande a Daniela Tosco

- Daniela Tosco, ci può parlare di questo spettacolo, La morte e la fanciulla di Ariel Dorfman, in scena al Teatro dell'Orologio fino al 1 giugno?
La morte e la fanciulla prende il nome da un quartetto per archi di Schubert e racconta la tragica storia di una donna rapita a 19 anni, torturata, seviziata e violentata da alcuni militari di Pinochet durante il periodo della sua dittatura. Questa musica di Schubert era scelta in particolare da un aguzzino, un dottore, durante le torture che infliggeva; vent'anni dopo, la protagonista rincontra casualmente proprio il suo aguzzino, e succede l'irreparabile.

- Sarete in scena 21 giorni; com'è, emotivamente parlando, portare in scena uno spettacolo per così tanto tempo, specie perchè così psicologicamente difficile?
E', appunto, molto dura. Per me innanzitutto come donna; per fortuna nella mia vita non ho mai subito atrocità del genere, ma da donna posso capire cosa significhi psicologicamente subire una cosa così. Il fatto che stiamo per molto giorni in scena, invece, non cambia nulla; l'umore, purtroppo, è sempre lo stesso...non ci si abitua a mostruosità simili.

- Nel 1995 il testo di Dorfman è diventato un film, diretto da Polanski, il quale ha modificato in due punti il testo originale. La regia di Riccardo Cavallo ha apportato delle modifiche?
Non abbiamo apportato modifiche, siamo stati molto fedeli al testo originale. Tuttavia, rispetto sia al film che al testo teatrale, abbiamo cambiato il finale, decidendo di lasciarlo aperto con alcuni interrogativi secondo noi molto importanti: è giusto, in occasioni come questa, farsi giustizia da soli? Quanto di se stessi si mette in discussione dopo una violenza del genere? Ma soprattutto, cosa abbiamo da perdere se uccidiamo un essere come quell'aguzzino?

- Come ha iniziato a fare questo mestiere?
Tutto è iniziato 25 anni fa. Non sono nata con il sacro fuoco dell'attore, come dicono in molti, ma ho piuttosto studiato tanto, dapprima in accademia e poi lavorando ed interpretando diversi ruoli, sia comici che drammatici.

- Progetti dopo questo spettacolo?
Per l'estate, sempre con la regia di Cavallo, porteremo di nuovo in scena Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Nel cassetto, invece, ho il desiderio di poter fare di piu' teatro d'inchiesta e civile, come questo spettacolo che proponiamo ora.

- Cosa vuol dire per lei fare l'attrice al giorno d'oggi?
Ad oggi fare l'attrice di teatro è diverso, è divertimento, impegno, allegria, verità, poesia, gioia, tutto insieme.

La morte e la fanciulla di Ariel Dorfman
Dal 14 maggio al 1 giugno
Dal martedì al sabato ore 21.30, la domenica ore 18.00, tranne domenica 18 ore 21.30
Teatro dell'Orologio - Sala Artaud
Via dei Filippini, 17/a
Biglietti: 10 € intero, 8 € ridotto + 2 € tessera associativa teatro
Infoline: 06.6875550

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 17-24.05.2008-

Fiera dei Fiori all'auditorium

I giardini pensili dell'Auditorium Parco della Musica, fino al 18 maggio, si colorano delle molteplici tonalità di fiori e piante, anche rare e da collezione; è in corso, infatti, la terza edizione della Fiera dei Fiori, a cura dell'Associazione culturale Amarilli, organizzata da Alfa International.
Tema dell'edizione 2008 è "Far fiorire le nostre terrazze": accanto quindi all'esposizione floricolturale, anche arredamento classico e contemporaneo, attrezzature da giardino, presenza di esperti, vivaisti e produttori. Inoltre, l'allestimento di alcuni stand specializzati soddisferà le necessità sia di chi uvole approfondire la propria conoscenza sull'argomento, sia di chi, pur sognando il pollice verde, riesce al massimo a prendersi cura di una pianta grassa.
Nel corso della manifestazione verrà anche assegnato alla pianta da terrazzo piu' significativa il premio Ippolito Pizzetti, dedicato al massimo punto di riferimento per il mondo del verde, scomparso lo scorso agosto.
La Fiera dei Fiori, per di piu', in collaborazione con l'Associazione Anima, promuove la campagna ONU Plant for the Planet, finalizzata a raccogliere fondi per l'acquisto di alberi da piantare per combattere il surriscaldamento del pianeta; con il ricavato di questa edizione, secondo il progetto coordinato da Roberto Tavani, verranno acquistati alberi per la città di Roma, da donare in particolare a scuole elementari e medie di periferia.
Un'area dedicata ai bambini e curata da Explora, molti punti di ristoro nel percorso, un pronto soccorso verde ed una mostra sui Nidi a cura dell'Associazione Culturale Il Granarone di Calcata completano l'offerta di questa terza edizione,

Fino al 18 maggio
Fiera dei Fiori
Giardini pensili dell'Auditorium Parco della Musica
Via P. de Coubertin
Biglietti: 8 € intero, bambini sotto i 12 anni 2 €
Infoline: 06.32282207

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 17-24.05.2008-

15 maggio 2008

Intervista ai Sud Sound System

Parliamo con i Sud Sound System...alle nostre domande risponde Nando..


Come nasce il progetto dei Sud Sound System?
Il sud sound system nasce per caso. Alla fine degli anni 80 il Salento era segnato dalle guerre di mafia e dall'eroina. L'alternativa a ciò era la dolce vita degli anni 80 craxiani: sorrisi, tangenti e discoteca.
I giovani come noi che non accettavano queste due "culture" trovarono rifugio nella musica reggae.

Come mai avete deciso di cantare in dialetto salentino?
Trovavamo scampo nelle campagne, lontano dai paesi resi ormai invivibili e la musica reggae diventò la nostra musica: anche noi ci sentivamo africani e Mandela era il nostro liberatore. Ci sentivamo schiavi di un sistema assetato di risorse umane che imponeva standard di vita insostenibili: la globalizzazione.
I canti di libertà di Bob Marley, Dennis Brown, Jacob Miller e tutti gli altri artisti diventarono le nostre canzoni. Iniziammo a cantare in dialetto con naturalezza, senza premeditazione, grazie soprattutto all'ostinazione di Militant P pioniere del dj style. Usavamo come basi musicali i "b-side" dei quarantacinque giri giamaicani, dove di solito ci trovi la version dei brani.
Cantare in dialetto diventò il rimedio ai nostri mali: in fondo, ci eravamo riappropriati di qualcosa che ci apparteneva, non sapevamo se valeva qualcosa, ma era nostra e basta. I primi a gioire di questo nuovo modo di cantare furono i vecchi cantanti di pizzica, costretti per anni a rimanere nascosti, ritenuti sub-cultura e additati come ubriaconi ignoranti, per il fatto che cantavano in dialetto. E venivano persino a cantare e a ballare alle nostre feste.
Una notte, Uccio Aloisi (uno dei massimi artisti salentini di pizzica), nel bel mezzo di una dance hall iniziò a urlare:"la taranta s'ha descetata!"("la taranta si è svegliata!)

Pensavate di sfondare nel panorama musicale italiano, dato che fate una musica di genere apprezzabile da molti, ma per i testi limitata solo a chi è delle vostre parti e quindi comprende il dialetto?
Qualcuno ci disse che con il dialetto non avremmo fatto strada. Tuttavia con il tempo abbiamo imparato a spiegarci con la musica, dato che con essa le parole diventano suoni.

Il Salento, anche grazie alla vostra popolarità crescente, è stato da molti riscoperto e rivalutato. Io non ci sono mai stata; mi date tre ottimi motivi (se elencate voi stessi non vale però!) per farlo quanto prima?
Tre motivi?
1) il mare;
2) la campagna;
3) la cultura alimentare;
Tuttavia ti consiglierei di approfittare del Salento nei periodi lontani dalle stagioni "turistiche". 
Purtroppo chi gestisce il turismo ha determinato dinamiche isteriche, restituendo al territorio speculazione ed usura delle risorse naturali. In molti vogliono trasformare il Salento in luogo di vacanze di lusso, ma il Salento non ha bisogno di stupidi lussi perchè è una terra di poveri emigranti. Il Salento è piaciuto per la sua natura e non per il cemento che ci stanno versando sopra. Il Salento ha bisogno di recuperare la sua storia, i suoi monumenti, i suoi boschi, le sue campagne. Magari lo trasformassero in parco naturale! Invece il Salento sta morendo insieme ad una Puglia che da sola sforna il 37% del CO2 italiano..e non tutti sanno che da queste parti non si muore piu' per morte naturale e che le percentuali di morte per tumore hanno raggiunto valori inammissibili! Il Salento non è piu' una terra salubre, né il quadretto bucolico di una volta.

Siete sulla cresta dell'onda da 15 anni (il vostro boom è databile al 1991 circa). Guardandovi indietro, che bilancio fareste della vostra carriera?
Non saprei rispondere...si vive alla giornata.

Nel comunicato di presentazione del vostro nuovo album, Dammene ancora, si legge che è una babele di lingue e dialetti, con una dimensione piu' internazionale. Come mai questa caratterizzazione? Avete usufruito di qualche collaborazione rilevante o avete fatto commistioni con altri generi?
Prima di entrare in studio per il nuovo cd ci eravamo riproposti di fare registrare molte tracce con collaborazioni internazionali. Sapevamo che in estate avremmo avuto la possibilità di ospitare diverse star jamaicane che partecipano ai festival salentini. E così è stato: li abbiamo contattati dopo il concerto o grazie ad amici che avevamo attivato, riuscendo a portarli in studio, dove si sono sentiti a casa propria. Artisti come Jah Mason o Kiprich hanno lasciato il segno, per non parlare dei organ Heritage, che oltre a registrare due brani ci hanno aiutato in un progetto di beneficienza nel mio paese.

Ha collaborato a questo ultimo album Neffa, nato col punk, cresciuto con l'hip hop ed infine approdato al pop. Che tipo di apporto ha dato alla vostra musica?
Con Neffa ci conosciamo dagli anni Novanta, abbiamo fatto un pò di gavetta insieme, poi ci siamo ritrovati dopo molto tempo e ci è sembrato normale fare un brano insieme.

Le date del vostro tour sono tutte italiane; questa volta niente blitz all'estero?
A ottobre saremo in Gran Bretagna, Germania, Olanda e Svizzera.


Com'è il vostro rapporto col pubblico estero?
Molto buono in Germania e in Svizzera, e non solo per la presenza di molti salentini nelle rispettive nazioni, ma anche per la larga diffusione che il reggae ha avuto in queste nazioni. In questi anni, poi, abbiamo suonato in luoghi impensabili, come la Polonia o la Lituania, oppure in Kenya e nei ghetti di Nairobi. A riprova del fatto che la musica è un linguaggio internazionale.

Che altri generi di musica vi attraggono?
Jazz, blues, soul, funky, afro e i cantautori italiani.

Potrebbe accadere una contaminazione del vostro sound con altri generi o restate fedeli al reggae?
Il reggae stesso è il prodotto di diverse contaminazioni in cui si può trovare nijabingi, mento, rocksteady, rythm'n'blues, soul e chissà quanti altri stili: da queste unioni è nato il reggae, il dub, il ragamuffin e le ultime esperienze che uniscono la soca all'elettronica. Noi abbiamo dato un'impronta mediterranea al nostro sound, aggiungendo le esperienze musicali salentine.

Com'è il processo di composizione delle vostre canzoni? C'è una mente, un braccio e qualcuno "passivo" esecutore o è assolutamente democratico?
Da sempre, ognuno scrive le proprie rime e le proprie musiche. Poi alle volte succede che ce le scambiamo, ma fondamentalmente diamo sfogo alla creatività di ognuno di noi.

Vi siete esibiti a Roma al concerto in Campidoglio nell'Earth Day. Quanto è  importante per voi fare musica con risvolti sociali?
La musica non è un "affare" asociale. Sarebbe stupido fare musica senza pensare ai risvolti che essa può avere nella nostra vita, dato che la musica descrive ed interagisce con la nostra vita.
La musica è sempre stata sociale, ma oggi è la società ad essere asociale.

-Intervista pubblicata su Lineamusica il 15.05.2008- 

10 maggio 2008

I Cesaroni!

Giulio e Lucia erano fidanzati da ragazzi; un incontro casuale, quasi vent'anni dopo, e l'amore scoppia di nuovo. Lui, vedovo e con tre figli maschi, gestisce con suo fratello Cesare -scapolo e scontroso- una bottiglieria nel cuore di Garbatella; loro migliore amico è un meccanico nullafacente, Ezio Masetti, sposato con Stefania. Lei invece, bellissima milanese in via di separazione dal marito, ha due figlie altrettanto belle, una mamma simpaticamente invadente ed un lavoro da insegnante.Il risultato? I Cesaroni, la fiction piu' amata del momento. Giulio e Lucia infatti si sposano ed inizia la convivenza a sette, o quasi, dato che il fratello di Giulio e la mamma di Lucia sono sempre a casa Cesaroni e dato che la famiglia Masetti è in sostanza una propaggine di quella Cesaroni.Era il 2006 quando questo prodotto firmato Publispei sbarcava su Canale 5, diventando da subito una cartina di tornasole per molti telespettatori; sebbene sia infatti basato su un format spagnolo (Los Serranos), I Cesaroni hanno immediatamente fatto presa su intere generazioni, trattando simpaticamente argomenti anche "scomodi".
Tra questi, primo fra tutti, l'amore tra due fratellastri, Eva e Marco, interpretati da Matteo Branciamore ed Alessandra Mastronardi. I due ragazzi, infatti, dopo un'iniziale convivenza forzata dettata dal matrimonio tra i loro genitori, si scoprono man mano l'uno perdutamente innamorato dell'altro, sebbene il loro amore non sia proprio "politically correct".
Che fare dunque? Vivere il loro sentimento o reprimerlo a tutti i costi?
Questo, sostanzialmente, il leitmotiv di entrambe le serie (la seconda terminerà con le puntate di questa settimana), che apparentemente si concludono con un "non s'ha da fare" di manzoniana memoria.
Eppure, nella terza serie che si è da poco iniziata a girare, pare che questo monito non venga proprio rispettato; tra nuovi personaggi, nuove storie, rincorse e ripicche, sembra che anche I Cesaroni subiranno il fascino del lieto fine... 
Dietro un successo televisivo come questo, ci sono, ovviamente, moltissimi fattori che contribuiscono a renderlo tale; il toccare argomenti comuni alla maggior parte delle persone -come l'amicizia, la pubertà, la convivenza delle famiglie allargate piuttosto che l'adolescenza ed il mondo del lavoro- non è certamente il solo. Per realizzare una serie (circa 26 episodi da 50'), infatti, ci vogliono mediamente 8/9 mesi di riprese, cui bisogna aggiungere 3/4 mesi per la preparazione ed uno per lo smontaggio, per un costo medio totale di circa 2 milioni di euro; la troupe, inoltre, è composta da circa 50 persone a unità, senza contare tutti coloro che lavorano nella produzione, nell'amministrazione e nell'emittente.
Altro ingrediente essenziale è certamente i cast; diretti da Francesco Vicario, infatti, Claudio Amendola (Giulio), Antonello Fassari (Cesare) e Max Tortora (Ezio), sono i tre uomini della serie -o sarebbe piu' giusto dire le tre primedonne??-, così affiatati da riuscire a girare una puntata in 3 ore-, affiancati da Elena Sofia Ricci (Lucia), Elda Alvigini (Stefania) e Rita Savagnone (Gabriella, la mamma di Lucia). 
I ragazzi della serie, dal canto loro, non sono affatto co-protagonisti, ma anzi, specie nella seconda stagione, vero centro di tutte le vicende.
Accanto quindi a Branciamore ed alla Mastronardi, anche Walter/Ludovico Fremont, migliore amico di Marco, fidanzato con Carlotta -che diventa migliore amica di Eva-, interpretata da Roberta Scardola, i fratelli di Marco, Rudi e Mimmo (Niccolò Centioni e Federico Russo), e la sorella di Eva, Alice, alias Micol Olivieri.
Come d'altro canto era già accaduto per la serie Un medico in famiglia, la politica della Publispei è di valorizzare i giovani associandoli con degli attori già formati, proprio per creare una squadra vera a tutti gli effetti. E con I Cesaroni si è ulteriormente dimostrata la validità di questa teoria.
La "romanità"delle vicende di casa Cesaroni, inoltre, invece di essere stata un fattore penalizzante per la serie ha piuttosto rappresentato uno degli elementi decisivi del suo successo; dai dialoghi, alle espressioni colorite (come il "Che amarezza.." di Cesare) alle locations, tutto è romano d.o.c. La Bottiglieria Cesaroni è infatti nel cuore di Garbatella, quartiere dov'è ambientata la serie; nella realtà, l'esterno della Bottiglieria è il club della Roma a Piazza Giovanni da Triora, mentre gli interni sono girati presso il Teatro 21 di Cinecittà. Casa Cesaroni è dal canto suo una bella villetta al Pigneto, mentre le scuole dei ragazzi sono al Gianicolo e a Garbatella.
L'idea di incentrare la fiction nel quartiere di Garbatella è nata proprio dalla romanità dei nomi degli uomini di casa Cesaroni (oltre ai due protagonisti, nella prima seria è apparso anche Augusto Cesaroni) e dalla storica romanità (anche in senso calcistico!) di questo quartiere della Capitale; il plot spagnolo a cui si ispira, del resto, ha per protagonisti dei proprietari di una drogheria, I Serranos, che vendono, per l'appunto, il famoso jamòn serrano.
Perchè dunque non accomunare la passione italiana per il vino con una bottiglieria e con la golardìa romana?
Da circa un mese è in lavorazione la terza serie; se Eva si trova a studiare a New York alla Columbia University, Marco dal canto suo andrà a Milano a seguire un corso di musica, per poi tornare a Roma ed incontrare Simona...con poca gioia di Eva, che, a quanto pare, tornerà in Italia senza il suo Alex (il cuoco con cui si era trasferita nella Grande Mela).
La storia d'amore tra Walter e Carlotta subirà duri colpi che porteranno i due ragazzi a lasciarsi, mentre la vita di Cesare verrà piacevolmente sconvolta dall'arrivo di Matilde, la figlia di Pamela, la "professionista" di cui si è innamorato ma con la quale non è stato in grado di avviare una relazione. Di punto in bianco, infatti, la bambina conquisterà a tal punto il cuore di zio Cesare da portarlo addirittura ad adottarla e a mettere di nuovo in discussione la sua storia con Pamela, mentre Mimmo, diventato nel frattempo compagno di giochi della sua coetanea, ne sarà felicissimo.
Si vocifera inoltre la presenza di un paio di test di gravidanza e di scene hot tra alcuni dei protagonisti; ma a questo punto mi fermo...se svelassi tutte le novità, che gusto ci sarebbe ad aspettare fino alla messa in onda della prossima primavera?
Per chi nel frattempo volesse restare ancora un pò in compagnia dei Cesaroni, può approfittare il 15 maggio della proiezione, al cinema Adriano, della storia d'amore tra Eva e Marco, montata a film con stralci delle vecchie puntate e scene inedite.
Infine, come conferma il produttore Carlo Bixio, è in scrittura la sceneggiatura di un film su I Cesaroni, che in parte si riferisce alle vicende finora narrate ma che ne rappresenta anche un capitolo a parte. Certa sembra essere per ora la sola presenza di Branciamore e della Mastronardi, sebbene non si escludano a priori anche gli altri co-protagonisti.
Di certo, sarà anche questo un grande successo.

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 10-17.05.2008-